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INTERNAZIONALI BNL D’ITALIA 2015: DIAMO I VOTI

Pubblicato il 18 maggio 2015

Voti, in ordine sparso, dell’intensa settimana di tennis, quella che ha incoronato per la quarta volta Novak Djokovic Re di Roma e Maria Sharapova (al terzo successo) sua Regina.

Roger Federer: eterno, voto 9. Non si arrabbi il Presidente Federale che, durante la conferenza stampa finale, ha additato i giornalisti come gufi (animale che va per la maggiore in questo momento nella città eterna, non solo in politica) parlando di una possibile rinuncia del campione di Basilea al torneo capitolino. I dubbi erano legittimi e senza una sua prematura uscita a Madrid queste righe non sarebbero state scritte. E invece il sette volte campione di Wimbledon ha dispensato sorrisi, allenamenti in serenità, match molto ben giocati – soprattutto quello contro il suo connazionale Wawrinka – e si è gustato ogni attimo del trasporto del pubblico nei suoi confronti. Al Foro è venerato come una divinità, alcuni parlano anche di sua canonizzazione nel mondo dei beati della racchetta. Nicola Pietrangeli, durante la premiazione, si è augurato di rivederlo qui anche tra dieci anni. Purtroppo non sarà così Nicola, purtroppo no. Ed è per questo che ogni suo colpo va assaporato fino alla fine. Peccato non aver vinto Roma, è una sua maledizione (quattro finali, tutte perse). Bisognerebbe dargli il trofeo honoris causa.

Lo sconosciuto raccatapalle: eroico, voto 8. Cambio di campo durante la finale femminile. Maria Sharapova è già seduta sulla sua panchina a dissetarsi, ignara che la finale di quest’anno si disputasse con una temperatura caraibica piuttosto che di una domenica primaverile di Roma e dunque desiderosa di un goccio d’acqua. Alle sue spalle uno dei raccatapalle corre per aprirle l’ombrellone ma inciampa stile buccia di banana facendo cadere, in serie: un vaso di fiori con il suo contenuto e un cartello pubblicitario. Non solo, il suo mento picchia pesantemente sul frigorifero che contiene le bevande fresche. Quando gli organizzatori erano pronti a chiamare il 118, lui, l’Innominato, si alza come se niente fosse per compiere il suo dovere. Maria non deve prendere sole. Il video, ripreso dalle telecamere, è virale. Stanlio e Ollio hanno un degno erede.

La squadra italiana: non pervenuta, voto 4. Fabio Fognini a parte, a cui dedicheremo un capitolo ad hoc, gli azzurri in campo erano tanti ma anche in tanti sono usciti subito. Sia al maschile che al femminile la squadra di casa non è riuscita a regalare attimi di isteria collettiva positiva. Male Vinci, Giorgi, Errani, Schiavone, Pennetta. Malino Bolelli e Knapp. Abbiamo conosciuto una nuova speranza piemontese, all’anagrafe Matteo Donati. A lui auguriamo ogni bene.

Il pubblico: eterno, voto 10. Quasi 200.000 presenze dalle qualificazioni alle finali, bambini che volevano un autografo dai loro beniamini nascosti in ogni angolino, competenti ragionieri del circolo veneto, amanti della racchetta con accento catanese, gruppo di tifosi dilegentemente vestiti con la tuta sociale arrivati da Arezzo. C’era l’Italia dentro il Foro Italico ed era un’Italia che ama e vive di tennis. Gli Internazionali stanno vivendo una crescita esponenziale quasi come se fosse un titolo azionariario speculativo. Ma il pubblico del Foro non è una bolla di borsa, è una realtà che gli organi federali devono calcolare con molta attenzione. Si parla di spostare l’evento da Monte Mario a Fiumicino, per esigenze di spazio e per avere meno vincoli architettonici. Potremmo parlarne per ore se sia un bene o un male. Un dato però è sotto gli occhi di tutti: al Foro si scoppia, c’è così tanta gente come a un concerto degli U2. Bellissimo.

Fognini&Pennetta: la compagnia dell’anello, voto 6,5. E’ una coppia glamour, non c’è dubbio. Lui bravo a battere Dimitrov dentro lo splendido scenario del Pietrangeli, sfortunato nel tie-break contro Berdych nel turno successivo che gli ha impedito di sfidare Federer sul Centrale. A vedere Fabio c’erano bambini sulle spalle dei papà. Un calore che anche il nostro numero uno ha trasformato in entusiasmo e non in pressione. Flavia, troppo presto uscita dal suo tabellone, si è gustata il match con il ceco sopra un frigorifero. Esultando ad ogni suo punto, con un anello con brillanti al dito. Si sposeranno, auguri!

L’apertura dello champagne Made in Djokovic: contundente, voto 10. Il numero uno ATP quest’anno ha perso due partite. Due. Per il resto solo successi: dagli Australian Open alla doppia tappa americana di Indian Wells e Miami, fino a Montecarlo e Roma sulla terra rossa. Quest’anno sembra il suo anno, inarrestabile. Chi può fermarlo non è un suo collega pallettaro ma il tappo di una bottiglia di champagne (sponsor di Federer, diranno i maligni). Sebbene sia frequente un suo successo e la sua proclamazione, il serbo deve ancora imparare che la bottiglia va inclinata altrimenti la forza delle bollicine te la tira sul naso. Incrociato dopo la doccia ci ha confermato che per Parigi si sta allenando. All’apertura dello champagne, non vorrà certo far arrabbbiare i francesi che tengono alla bevanda spumeggiante quasi come alla Tour Eiffel.

Il caldo: non desiderato, voto 3. Il principio d’estate ha colto molti impreparati. Non tanto per la prova costume quanto per la resistenza alle alte temperature. Sia all’inizio del torneo che soprattutto domenica, il Foro era il centro del cratere dell’Etna. Infuocato. Bravi i giocatori, gladiatori gli spettatori a rimanere seduti sui propri seggiolini quando la temperatura percepita superava abbondantemente i trenta gradi. Magari il prossimo anno un filo di vento in più proveniente da Nord non sarebbe male.

Roma merita questo torneo. Roma non ha nulla da invidiare alle altre tappe in calendario. Giocare e vivere il tennis a Roma è unico. Ci vediamo tra dodici mesi. Sempre qui.

Photo credit: Getty Images