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BIONDA, RUSSA, TENNISTA. MA NON MI CHIAMO MARIA.

Pubblicato il 15 maggio 2015

Frase comune ascoltata vicino ai campi di allenamento del Foro Italico, quelli più nascosti dietro la zona hospitality. “Corri…corri! Si sta allenando Maria Sharapova, andiamola a vedere da vicino!”. Poi, quando la distanza tra la terra rossa e il cancello d’ingresso si riduce a poche spanne, il discorso prosegue così: “No, non è Maria Sharapova… Però è identica. Scusi, lei sa come si chiama?”.

Si, lei è Daria Gavrilova, nata a Mosca il 5 marzo del 1994. Segni particolari: biondissima, ma venti centimetri più bassa della siberiana. Agli Internazionali d’Italia ha battuto al primo turno la svizzera Bencic al terzo set; poi è stata la volta di Ana Ivanovic – l’ex vincitrice del Roland Garros del 2008 – dopo una maratona di tre ore e quattro minuti, solo all’ottavo match point sul Pietrangeli. Al terzo turno un’altra svizzera, la Bacsinszky, superata in due parziali di cui l’ultimo al tie-break. Oggi, nel “lontano Grandstand”, quasi in solitario vista la contemporanea sfida tra Nishikori e Nole Djokovic sul Centrale che ha attirato la maggioranza degli spettatori del Foro, ha battuto in due set la statunitense Christina McHale e si è impossessata del pass per la semifinale di domani contro la vincente tra Maria Sharapova e Vika Azarenka.

Daria è senza dubbio la sorpresa positiva del torneo femminile, già privo di Serena Williams per il forfait delle ultime ore e senza le italiane, sconfitte nei primi turni di gioco. Daria è una ragazza allegra, quasi spensierata. La trovi nel vialetto che conduce alla palestra degli atleti e non hai mai la sensazione che si atteggi a diva. Almeno fino ad oggi (a differenza di tante, troppe, colleghe). 

La vittoria sulla Ivanovic arriva ad un mese di distanza dal prestigioso successo di Miami contro la connazionale Maria. Trionfi che sicuramente danno una dose adrenalinica di autostima. Attuale numero 78 del ranking WTA, ha ancora tanta strada prima di arrivare tra le migliori. Dopo il torneo romano forse qualche collega ci farà più attenzione quando il suo cognome verrà sorteggiato insieme a lei.

Daria ha iniziato a giocare con la racchetta fin da piccola ma solo dopo aver superato i dieci anni ha capito che voleva diventasse anche la sua professione nonostante le difficoltà di emergere in un mondo ricco, blasonato ed elitario. 

A Miami ha sfidato e battuto la Sharapova, qui a Roma rischia di incontrarla di nuovo. Maria, che fu un suo idolo da piccola, fin dalla vittoria di Wimbledon del 2004. Il suo modello però è una ragazza che al Foro è stata premiata con la racchetta d’oro alla carriera: la svizzera Martina Hingis. 

Partita dalle qualificazioni, sogna di scendere in campo per la finale di domenica. Un sogno da cui non vuole essere ancora risvegliata.

Photo credit: 473047970/Getty Images