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Mondiali “nati per errore”

Pubblicato il 26 giugno 2014

Mentre la Nazionale italiana di calcio è in volo per tornare a casa dopo la pessima figura rimediata in Brasile, con tanto di polemiche (più o meno velate), dimissioni e accuse di razzismo, altri azzurri si radunano per la prima volta sotto il caldo romano di inizio estate. È la nazionale italiana di padel, la versione innovativa del tennis misto squash. Uno sport quasi sconosciuto solo una decina di anni fa ma già molto praticato nei paesi di lingua castigliana, Argentina e Spagna su tutti.

Uno sport nato per errore. Negli anni Settanta in Messico, un cittadino ricco (Enrique Corcuera) decise di sfruttare lo spazio libero della sua residenza di Acapulco per costruire un campo da tennis. Forse non aveva tanta idea delle misure regolamantari, così da sopravvalutare lo spazio disponibile. Non tenne in considerazione soprattutto le strutture in muratura. Non si perse d'animo e testardamente lo fece costruire ugualmente. Il perché è presto detto: decise di cambiare alcune regole del gioco per poter invitare gli amici nel suo nuovo spazio-divertimento. Ma non chiamatelo mini-tennis, il padel è un'altra cosa. La pallina, infatti, non "muore mai" perché rimane sempre in gioco. Si può giocare di sponda e utilizzare tutti gli spazi. 

Il viaggio dal giardino della villa messicana al mondo è stato rapidissimo, come un vecchio Concorde dell'Air France. Prima ha fatto tappa dai colleghi sudamericani, con la città di Buenos Aires letteramente impazzita come ai tempi di Evita Perón (in Argentina giocano a padel già due milioni di persone), poi l'arrivo in Europa. In un hotel di Marbella il principe Hohanlohe decise di imitare il facoltoso messicano e si fece costruire il campo con le stesse caratteristiche. Le misure sbagliate, da errore, si trasformarono in oggetto del desiderio. Arrivò in Italia nel 1991, con molta diffidenza e scetticismo. Dal 2008 è sport riconosciuto dal CONI che ha inserito il settore Paddle nell'ambito della FIT.

Due rapide nozioni sulle regole: la racchetta è solida, forata e più leggera, lunga non più di 45 centimetri mentre le pallne sono le stesse del tennis. Si gioca in doppio con un punteggio simile alla partite di Nadal o Federer. Si batte come il ping pong, facendo rimbalzare per primo la palla e non colpendola al volo. La pallina non può toccare al volo le pareti del campo avversario così come non può rimbalzare due volte sul terreno. Si può colpire di volèe oppure "giocando con le sponde". Campo ridotto, 20 metri di lunghezza, 10 di larghezza.

Regole che conosce bene il nostro ct, Gustavo Spector, così come gli otto italiani selezionati per i Mondiali di Palma di Maiorca del prossimo ottobre. Battere spagnoli e sudamericani sarà dura ma l'avventura è solo all'inizio.

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