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LA MONARCHIA NON CAMBIA RE

Pubblicato il 9 giugno 2014

Re Juan Carlos di Borbone ha abdicato settimana scorsa. Troppi gli acciacchi di una vita per l’uomo che ha condotto il Paese alla difficile transizione tra il dominio dispotico di Francisco Franco e la democrazia parlamentare. I maligni sostengono che la sua scelta sia più legata degli scandali a corte, si quelli di natura adultera che quelli di natura giudiziaria che coinvolgono la figlia.

Dopo 38 anni con la corona in testa, il monarca lascia il passo a Filippo VI, Principe di Asturie.

Re Rafael Nadal, con sommo rispetto per il passaggio dinastico all’interno del palazzo della Zarzuela, non ha voluto fare altrettanto nella sua terra rossa parigina. Con la vittoria su Novak Djokovic, alla fine in lacrime e frustato dalla prepotenza tennistica del mancino di Manacor, arriva a 9 trofei dei Moschettieri, ovvero nove vittorie del Roland Garros. Una mostruosità.

Dal 2005 al 2014 Rafa ha sempre vinto con la sola eccezione del 2009 quando fu eliminato negli ottavi da Robin Soderling. È il primo atleta con la racchetta in mano ad aver vinto almeno uno Slam a stagione per dieci anni di fila (nel 2009, infatti, non trionfò a Parigi ma vinse l’Australian Open); aggiorna la sua percentuale vittorie 684-132 (84%), mette in bacheca il quattordicesimo Slam eguagliando Pete Sampras ed è a sole tre lunghezze da Roger Federer (17).

Insomma, Rafa Nadal – che non ha nessuna intenzione di smettere di giocare – è già nei libri di storia del tennis. E dire che la stagione 2014 del rosso non era iniziata come quella delle altre annate. Generalmente quando iniziava la primavera la fioritura degli alberi andava di pari passo con la vittoria di qualsiasi torneo sulla terra battuta da parte dello spagnolo. Quest’anno no. Gli alberi hanno iniziato regolarmente a fiorire ma Rafa è stato battuto dal connazionale Ferrer a Montecarlo (evento che sul rosso non succedeva da 10 anni), è uscito di scena a Barcellona per mano di Nicolas Almagro, ha vinto Madrid ma solo grazie all’infortunio del giapponese Nishikori ed è stato battuto poche settimane fa a Roma da Nole Djokovic.

Ma Parigi è sempre Parigi. E così, dopo una settimana da “tennista normale” Rafa ha cambiato marcia e ha lasciato, come di consueto, le briciole agli avversari. L’ultimo, in ordine di tempo, è l’unico giocatore sul pianeta seriamente in grado di tenere testa al mancino numero uno. Ma per Nole, così come nel 2012, c’è solo la soddisfazione di aver strappato un set in finale. Per la coppa dei Moschettieri l’appuntamento è rimandato, chissà a quando…

Splendida nei suoi tocchi a spillo e minigonna del giorno dopo, Maria Sharapova fa bella posa della coppa sotto la Tour Eiffel. La tennista più glamour non poteva che essere immortalata nella città più glamour. Seconda Coppa Suzanne Lenglen, quinto titolo slam, trentaduesimo torneo Wta in carriera. Masha ha vinto la concorrenza delle giovani leve (Garbine Muguruza ed Eugenie Bouchard) prima di avere la meglio, in una splendida finale, sulla rumena Simona Halep. A dieci anni di distanza dalla sua prima vittoria di prestigio – Wimbledon 2004 contro Serena Williams – la russa è apparsa ancor più emozionata. Segno che vuole tornare la numero uno al mondo, e presto.

Amarezza in casa azzurra. Le nostre Errani-Vinci sono state battute in finale dalle numero uno al mondo (Hsieh-Peng) in due set e 73 minuti di gioco. Non riescono a bissare il successo del 2012 così come non riescono a prendersi la rivincita dello scorso anno quando in finale persero contro il duo russo Makarova-Vesnina.

Parigi chiude i battenti. Ci lascia l’esplosione di Gulbis e di molte atlete in gonnella, un Ital-tennis un po’ ammaccata e il dominio incontrastato di Re Rafael Nadal.