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LA PRIMA TAPPA DEL PICCOLO SLAM

Pubblicato il 17 marzo 2014

Se son rose, fioriranno. E se poi nascono nel deserto…

Flavia Pennetta ha tanti motivi per sorridere. Il suo 2014 è nato sotto la buona stella: prima i quarti di finale a Melbourne (battuta solo dalla Na Li, poi vincitrice) e a Dubai (sconfitta contro Venus Williams) poi la sequenza di successi in terra californiana, dove ha eliminato giocatrici del calibro di Samantha Stosur, Stephens e Na Li, prendendosi una bella rivincita della partita giocata in Australia. Contro la Radwanska, numero 2 del tabellone e numero 3 del mondo, ha confermato un trend invidiabile e di tutto rispetto: quando arriva all’appuntamento importante spesso non sbaglia un colpo.

Dei quattordici precedenti in finale, infatti, dieci volte la pugliese ha alzato le braccia al cielo in segno di vittoria, proprio come 24 ore fa. Un successo prestigioso, sia sotto l’aspetto tennistico che economico (un montepremi da un milione di dollari). Flavia scala le classifiche mondiali, è a un passo dalla top ten e…ha trovato una persona importante con cui condividere le gioie. Prima la presenza nel box VIP, poi una foto pubblicata sul social network di competenza. Insomma, Fabio Fognini non è rimasto in California tanto per passare il tempo. Lontani dallo scrivere pagine su pagine di gossip, constatiamo che nell’ultimo periodo la loro “stretta amicizia” ha regalato più di una soddisfazione professionale. Se son rose…

Indian Wells era la prima tappa del piccolo Slam. Tutti i migliori, donne (esclusa Serena) e uomini a cimentarsi sul cemento alle porte del deserto. La qualità media del gioco è stata anche superiore alle torride giornate del gennaio australiano. In campo femminile l’Italia si è permessa il lusso di eliminare Maria Sharapova per mano della baby Giorgi e vincere il torneo con Flavia. In campo maschile, superato lo shock della prematura eliminazione di Rafa Nadal, abbiamo notato i piccoli miglioramenti fisici di Murray, la crescita costante di Fognini e ci siamo permessi il lusso di gustarci la rivincita della semifinale di Dubai, ovvero Novak Djokovic contro Roger Federer. 

La finale maschile è stata una partita di rara intensità, impreziosita da un terzo set (concluso al tie break) di grande qualità. Avrebbe potuto vincere tanto Roger, dopo il successo nel paese degli sceicchi, quanto il serbo. Ha trionfato Nole-vestito di grigio, alla sua terza vittoria ad Indian Wells. Già sulla carta era una sfida importante. Il campo ha dimostrato ancora di più: quando i due contendenti si sfidano sul rettangolo di gioco ciò che ne esce è una battaglia sportiva tesa, corretta e mai banale. Non a caso lo score delle sfide è quasi in parità, segno di una competizione ai limiti dell’equilibrio.

Roger ha continuato la sua seconda vita tennistica. Ha aumentato le percentuali di battuta, ha deliziato il pubblico con colpi da strofinarsi gli occhi e dimostrato di essere tornato al 100%. 
Nole ha lasciato alle spalle un difficile 2014, se così si può dire. Sì, perché è talmente alto il livello a cui il serbo ci ha abituati che una sconfitta ai quarti e una in semifinale apparivano come “piccola crisi”. Statistiche su cui metterebbero la firma il 90% dei suoi colleghi. Il ragazzo di Belgrado mette in bacheca il suo 17º torneo Master 1000 e il 42º complessivo. Non proprio briciole.

Nel cielo limpido della California abbiamo visto ottime performance anche di altri giocatori, Dolgopolov e Isner su tutti. L’ucraino è stato sconfitto prima dal vento che da SirRoger in semifinale. Non è riuscito ad adattarsi alle difficili condizioni climatiche e ha patito più del dovuto.
Il gigante padrone di casa riesce a riportare gli Stati Uniti nella top ten maschile. Ha servito per il match due volte contro Nole ma è poi uscito sconfitto. 
Male, al contrario, Stanislas Wawrinka e Jo-Wilfried Tsonga. Lo svizzero ha prima annientato Seppi per poi farsi sorprendere dal sudafricano Kevin Anderson. Il francese è stato deludente in tutto.

Dall’Ovest all’Est. Lasciata Indian Wells si passa sulle spiagge di Miami, la seconda tappa del piccolo Slam.