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LA NOTTE POLARE

Pubblicato il 17 ottobre 2013

Ingrid Bergaman ha vinto tre premi Oscar. Per l’Istituto Americano di Cinematografia è la quarta star femminile di tutti i tempi. Negli anni ‘50-’70 fu la musa ispiratrice di grandi registi. Gli ABBA sono stati un gruppo musicale di grandissimo successo: si stima abbiano venduto quasi 400 milioni di dischi in tutto il mondo. Una delle icone pop degli anni ‘80. Ingvar Feodor Kamprad è un imprenditore. Secondo la rivista Forbes è uno dei 15 uomini più ricchi del pianeta. Da dove arrivano tutti questi denari? Bene, è il fondatore dell’IKEA. Se guardate in casa avrete sicuramente un suo oggetto.

Cosa hanno in comune i tre personaggi? Semplice, sono svedesi. Nei loro rispettivi campi hanno fatto la storia del freddo ma democratico paese scandinavo. 

Come loro anche alcuni professionisti della racchetta hanno esportato la bandiera blu con croce gialla nei cinque continenti. Pensiamo, ovviamente, a Björn Borg, eterno numero uno degli anni ’80 ma anche a Mats Wilander e Stephan Edberg, rappresentanti di un tennis di classe e talento. Oppure al meno famoso Robin Söderling, l’unico atleta capace di sconfiggere Nadal sul rosso di Parigi. Era il 2009.

Bene, dove sono le nuove generazioni? Dove sono i figli di Borg, o meglio, i nipotini della Corona di Svezia? La risposta è rapida quanto dolorosa: sono scomparsi dal circuito internazionale. Con Söderling inattivo a causa delle mononucleosi, il primo svedese in classifica è Markus Eriksson alla posizione 406 seguito a ruota, si fa per dire, da Patrik Rosenholm n. 529.

Per un Paese dominatore del tennis con dozzine di Slam, dieci finali di Coppa Davis di cui sette vittoriose tra il 1975 e il 1998 (l’ultima contro l’Italia a Milano), questo non può che essere definito il periodo più buio di sempre. Non manca il sarcasmo in patria. La leggenda Björg ha così raccontato in tv: “Il nostro attuale capitano di Coppa Davis, Thomas Enqvist, ex numero 4 al mondo, se tornasse a giocare a 38 anni batterebbe sicuramente tutti i giovani che difendono i colori della Svezia”. Riassumendo: per Bjorg un pensionato è più forte della sua squadra.

I motivi? Al momento sembrano solo economici e di appeal. La racchetta non è più uno sport tanto amato tra i Paesi del Nord e così i giovani rinunciano ad allenarsi per migrare verso altre discipline. In più, Stoccolma e Baastad, un tempo tornei ambiti seppur di seconda fascia, non raccolgono le attenzioni dei top-ten. Niente campioni, niente sponsor, niente seguito.

La Svezia si accoda dunque alle nazioni nobili che hanno lasciato il palcoscenico alle giovani promesse. Prima l’Australia, poi gli Stati Uniti, ora il freddo Nord. Insieme fanno 67 Coppe Davis, a stento riescono però a presentare un campione di livello.