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UN TARTUFO MOLTO RARO

Pubblicato il 17 settembre 2013

Cambiano le tattiche, cambiano gli stili di gioco. 

Come un manichino degli anni ‘80 il tennis sta perdendo, anno dopo anno, colpi che lo hanno reso famoso ed affascinante. Il manichino vestiva con pantaloni larghi, capelli cotonati e colori variopinti, ormai in disuso ai giorni nostri. Il gioco della racchetta sta lasciando per strada alcune pietre miliari della tecnica di base. Tra queste, purtroppo, il lob

“Volgarmente” chiamato pallonetto, è una delle soluzioni di difesa più comuni oltre il passante. Abusato, giustamente, durante il doppio, permette una controffensiva all’uomo o donna a rete in posizione d’attacco; è, al tempo stesso, un colpo a doppio-taglio. Se riuscito alla perfezione non permette all’avversario di correre a ritroso per tentare un difesa; in caso contrario, con il nostro giocatore intento a provare un colpo sotto le gambe o un dritto disperato, permette di scendere a rete e chiudere una comoda volée.

Ha bisogno di sensibilità, come una carezza a un bambino. Con giocatori molto alti è comune l’errore di tirare troppo forte e spedire la pallina vicino al giudice di linea a fondo campo. Con giocatori “bassi” (ormai una rarità nel circuito) si sbaglia a dare poca forza e permettere una facile “schiacciata” al nostro antagonista. 

Ma allora perché, se così bello, è sul viale del tramonto? Beh, semplice: i giocatori che scendono a rete sono più rari di un tartufo trovato nei boschi piemontesi. La linea comune per i top-ten, maschili e femminili, è proporre un gioco costante e martellante da fondo campo. Per carità, colpi meravigliosi e miracolosi, come i 54 scambi consecutivi tra Nadal e Djokovic nell’ultima finale degli Us Open ma addio “lob”. Il pallonetto sta andando a braccetto con altri due compagni di merende: il serve&volley e la volée, guarda caso i colpi d’attacco più marcati.

A fine anni ‘80 un giocatore su tutti ha messo il suo marchio di fabbrica sul colpo, erroneamente considerato come un gesto di “vigliaccheria sportiva”. Lui era Mats Wilander. Il talentuoso tennista svedese ne eseguiva di tutti i tipi: di dritto, di rovescio, da fermo oppure in corsa. Difendeva il campo grazie alla paura avversaria di subire un pallonetto. Erano dei colpi precisissimi, quasi un “passante alto”, l’esatto opposto delle bordate lungo linea che vediamo in tv o sui campi da gioco del nuovo Millennio.

Un tartufo rarissimo.