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UN ESEMPIO PER TUTTI

Pubblicato il 25 giugno 2013

La sorella sta spopolando sui campi da gioco e sulle cronache rosa: da quasi un semestre è la regina incontrastata del circuito, che si giochi sul cemento, sulla terra rossa o sul veloce. Oggi tutti parlano di Serena Williams. 

Noi, con l’inizio di Wimbledon, vogliamo omaggiare Venus e la sua lotta contro la malattia.

È stata la prima donna afroamericana dell’era Open ad occupare il vertice delle graduatorie WTA. Nel primo decennio del nuovo secolo l’erba inglese era la sua casa con 5 successi su 8 finali, di cui 4 consecutivi. La Venere nera univa eleganza, potenza, classe e sorriso. Non fu raro, negli ultimi 10 anni, trovarla in finale contro sua sorella Serena per una lotta (rispettosa) tutta in famiglia.

Cadde una prima volta – a causa degli infortuni – alla posizione numero 50 del mondo nel 2006. Seppe rialzarsi e rientrare nella top ten dopo solo dodici mesi. Lavoro, costanza, lavoro. 

Quattro anni più tardi si trovò dall’altra parte della rete un avversario ben più difficile da superare: la sindrome di Sjogren, una rara malattia che atrofizza i muscoli, provoca secchezza agli occhi e alle labbra. Fu la stessa Venus a commuovere il mondo dopo l’abbandono del match contro Sabine Lisicki all’US Open. “Non potevo più sentire la racchetta, non riuscivo ad impugnarla, le mani erano gonfie e mi prudevano”. Per una campionessa del suo livello fu un durissimo colpo. Non c’era (c’è) un vera cura, bisogna imparare a convivere con il dolore, ascoltare il proprio corpo, modificare l’alimentazione.

Venus ci provò fin da subito ma non fu facile. Essere estromessa dai tabelloni più prestigiosi, quelli che in molti casi recavano il tuo cognome vicino alla casella della vincitrice, era una sconfitta nella sconfitta. Il pubblico capì il suo svantaggio iniziale e, per questo, le tributava un applauso in più, sia che uscisse dal campo con le braccia alzate che con lo sguardo cupo. Ad ottobre 2012, in Lussemburgo, dopo una lunga assenza, si laureò campionessa di un torneo WTA. Non avrà avuto il fascino e il profumo dell’erba londinese dell’All England ma siamo sicuri che la piccola cittadina del piccolo stato europeo verrà ricordata per sempre nei pensieri dell’americana.

Non gioca più da sola. “Gioco per tutti i malati come me”, ha detto Venus. 
Un esempio da raccontare alle giovani leve con la racchetta.