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Fino all’ultimo punto

Pubblicato il 10 febbraio 2013

Diverse partite, nel mondo del tennis, possono essere paragonate al letto di un fiume. Seguono un loro corso naturale ma poi, improvvisamente, cambiano rotta. Come se un detrito ne mutasse il corso fino a quel momento disegnato dalla fonte fino alla foce.

La partita del pareggio americano in Fed Cup da parte di Varvara Lepchenko contro la nostra Roberta Vinci nella prima giornata romagnola ne è l’esempio. Il pubblico sugli spalti si stava ancora leccando i baffi per la vittoria di Sara Errani contro Jamie Hampton quando sono scese sul terreno rosso di gioco la nostra pugliese e la giovane a stelle e strisce ma nata in Uzbekistan.

Cosa è successo? Il primo set è stato vinto facilmente da Roberta. Sicura, solida, pronta da fondo come a rete. Ha perso qualche volta il servizio (un po’ balbettante, con delle seconde troppo “morbide”) ma si è subito ripresa. In molti pensavano alla replica del match delle 15 fino al 4-4 della seconda frazione. Da quel momento il fiume ha iniziato a deviare il suo corso.

Roberta perde il set. Inizia a sbagliare di più, soprattutto di rovescio. Sembra molto stanca e debilitata (i crampi a fine partita saranno l’immagine più emblematica). L’americana, in un battito di ciglia, si ritrova sul 5-1 nella terza frazione. I papà più impazienti hanno già in mano il giubbotto per portare i figli alla macchina prima di imbottigliarsi nel traffico. Non sanno che il fiume, ancora una volta, ha deciso di cambiare strada. 5-1, 5-2, 5-3, 5-4, 5-5. Il Palasport è tutto in festa quando vede la nostra brava giocatrice alzare le mani come per dire “vi sento così vicini ma, fate ancora più rumore, così mi prendo un po’ delle vostre forze.

E quando l’inerzia volgeva verso la foce azzurra, ecco una nuova inversione, un nuovo percorso. Varvara non sbaglia, Roberta sì. Era a un passo da una splendida rimonta invece dovrà riposarsi con attenzione per il prossimo incontro.

E’ stata una partita vibrante e intensa. Ci ha dimostrato come tutto possa cambiare in un attimo.
E poi ancora. Il Palazzetto ha omaggiato le due giocatrici con applausi di stima.

Peccato che quel giovane bambino, in macchina sulla strada del ritorno perchè il papà non voleva fare qualche minuto di traffico, non si è potuto godere tutto lo spettacolo.

Nel tennis alzatevi solo quando il giudice di sedia dice “game, set, match”.