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Iggy Pop scende a rete

Pubblicato il 8 novembre 2012

C’è chi ne faceva una propria mania.

C’è chi non concepiva l’idea di far diversamente.

C’è chi pensava fosse la miglior strategia vincente.

Gli anni ‘80 stanno al punk per la musica come il serve and volley per il tennis. I nostri Sex Pistols e The Clash si chiamano John McEnroe, Pat Cash, Stefan Edberg, Boris Becker e Martina Navratilova. Una rock band scatenatissima dove genio e sregolatezza la fanno da padroni!

Così come il punk rimescolava le regole del rock per renderlo più acustico e rumoroso, il serve and volley univa le virtù del tennista classico con l’eleganza del colpo al volo.

Due sono le regole principali del serve&volley: la prima, scendere a rete. Detto così sembra semplice ma, in realtà, non lo è affatto. Non è una scampagnata per funghi, deve essere un colpo d’attacco propedeutico al colpo a volo. A una grande ‘discesa’ corrisponde più del 50% della possibilità di portare a casa un colpo vincente.

La seconda regola è ancor più semplice: saper colpire al volo. In pochi ne sono davvero capaci. Non è raro vedere al giorno d’oggi colpi al volo a due mani o con impugnature più simili ad una mazza da golf per un Par5 piuttosto che a una racchetta da tennis. Colpire al volo è un’arte: si può insegnare ma deve essere già dentro la mente di un giocatore.

Edberg era bulimico: che fosse prima o seconda di servizio non faceva differenza. Lui a rete ci andava sempre. Big JohnMc, con il suo modo così ricurvo di servire, aveva studiato la posizione migliore della rotazione per colpire ad effetto e scendere a rete. Martina Navratilova era mentalmente programmata per colpire al volo. Pat Cash andava a rete anche a casa, quando gli amici gli chiedevano un caffè.

Ora il serve&volley è praticamente scomparso, come il punk. Vuoi per la forza dei materiali o per la mentalità difensiva dei tennisti.

A noi piace ricordarlo così: con una complation di video un po’ ingallita e con Iggy Pop in sottofondo.