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Eterno Rosso

Pubblicato il 12 maggio 2012

E’ la città eterna, è la città dell’Umanità.

Roma e i suoi Internazionali sono un micro-mondo di vittorie. Come se ogni giocatore volesse lasciare un pezzo della sua sua storia e lei (Roma) lasciare un piccolo sanpietrino. E’ la città dei gladiatori e dei combattenti. Dalla terra infuocata e battagliera del Colosseo a quella infuocata e rossa del Foro Italico.

E’ stata la città di Nicola Pietrangeli e Adriano Panatta, di Bjorg come di Guillermo Vilas. Dei tipici ‘turisti americani’ Sampras e Agassi, della ‘dominazione spagnola’ da Moya fino a Nadal. Ha parlato tedesco con Muster come portoghese con Kurten.

Il fascino che toglie il fiato della scalinata di Piazza di Spagna lo ritroviamo anche sul viale d’ingresso agli impianti. Quasi un tricolore naturale: il verde delle colline di Montemario a protezione dei tennisti, il bianco dei marmi e del travertino, il rosso dei campi. Perchè Roma deve essere grande anche nei suoi contorni.

Roma può anche essere dannata; chiedetelo a Roger Federer cosa ne pensa. Il suo eterno rivale Nadal gli strappò la gioia della vittoria nel 2006 (come da routine) ma che dire di Felix Mantilla che gli strozzò l’urlo nel tie-break del 2003?!

Roma è la gioia e il calore degli spalti. Senza un idolo locale sul quale puntare, la gente si divide. Dai Novakisti, ai Nadalisti ai Federisti. Si divide in correnti, sarà la presenza dei palazzi del Potere di Montecitorio?

Roma è da vivere così. Su una Vespa per andare ai campi, con il profumo dei gelsomini sui balconi. Per vivere di grande tennis per 10 giorni.
E’ la città eterna, è la città del tennis.