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Silenzio in campo! – non sentiamo i giocatori

Pubblicato il 23 febbraio 2012

Il sipario si è abbassato … o dovremmo forse dire che il baccano si è finalmente placato agli Australian Open.
Il mondo del Tennis saluta l’ascesa di Sua Maestà Victoria (Azarenka).
Tuttavia, durante le due settimane di competizione, c’è una questione che ha fatto rumore – è il caso di dirlo – più di ogni altra:
se da un lato la lotta a sostegno dei matrimoni gay sollevata da Margaret Court è durata poco più di un giorno, dall’altro Victoria “Vika” Azarenka e Maria Sharapova hanno letteralmente dominato la scena con le loro caratteristiche grida di sforzo che hanno costretto molti spettatori a tapparsi le orecchie e, anche a distanza, a procurarsi in fretta il telecomando della TV alla ricerca disperata del tasto per regolare il volume.

Si parla già della finale più rumorosa della storia del tennis.

Per quanto mi riguarda, si può dire che io sia rimasto indifferente, poiché in genere tendo a ignorare i rumori ripetitivi e fastidiosi, come se s’innescasse una sorta di filtro automatico all’interno del mio cervello.
Agli addetti ai lavori però, la questione non sembra essere così banale.
Il pubblico degli Open, per quanto il rumore potesse essere insopportabile, ovviamente era assolutamente impotente, ma se il concitato verseggiare infastidisce o distrae l’avversario ci sono forse gli estremi per chiedere fallo per ostruzione?
In effetti c’è chi si lamenta: la Radwanska ha avuto da ridire proprio su questo comportamento nei confronti di Maria Sharapova, la quale per tutta risposta ha replicato dicendo in breve che è sempre molto comodo lamentarsi da casa, dopo una sconfitta.

In passato non ci sarebbero stati dubbi: osservatori e giocatori di un tempo sostengono con forza la convinzione secondo cui è assolutamente necessario “sentire” la palla che tocca le corde della racchetta per poter calibrare al meglio il colpo, pertanto il silenzio in campo è sacrosanto e va quindi rispettato.
Tuttavia, se i giocatori di oggi ne hanno ormai fatto una ragione e quasi una tecnica, come si può pensare che si tratti di un modo per mettere in difficoltà il proprio avversario?
Non sono infatti solo le due finaliste Azarenka e Sharapova a fare delle urla (in gergo inglese le chiamano grunts – grugniti) il loro stile di gioco: Francesca Schiavone non è da meno e anche la giovane Michelle Larcher de Brito sovrasterebbe facilmente il rumore di un 747 in decollo.

A ispirare tutto questo? Si pensa sia stata Monica Seles, che durante le partite sembrava emettere un rumore strano, come per chiamare qualcuno di nome “Henri”… che si trattasse di Leconte?

Non dimentichiamoci poi che durante manifestazioni come l’Australian Open, gli US Open, o Miami, ogni suono viene amplificato dalla ‘durezza’ del terreno di gioco. Non a caso durante Roland Garros e Wimbledon le superfici naturali conferiscono a tutto un suono molto più ovattato, nonché molto meno diffuso. Una coincidenza? Provate a camminare su un pavimento in cemento con delle scarpe in pelle e poi concedetevi una passeggiata sull’erbetta con le stesse calzature. Non riuscirete a sentire i vostri stessi passi.

Ad ogni modo, qualcuno ha già avanzato la proposta di introdurre delle limitazioni al ‘rumore prodotto in campo’ durante il WTA Tour per permettere alle atlete di gareggiare a parità di condizioni, ma si tratterebbe davvero di un livellamento delle condizioni o forse di un’inibizione? In molti dicono che sarebbe proprio la giocatrice che normalmente “urla” a essere penalizzata.
Fateci caso: in poche urlano anche durante il riscaldamento, riservandosi lo sfogo per i momenti più intensi della vera gara. Si tratta di un modo per scaricare la tensione, una tecnica che in molte adottano sin da piccole; senza contare che espellendo l’aria dai polmoni l’impatto con la palla viene sicuramente amplificato.
In ogni caso, come già detto, devo dire che personalmente non è un’abitudine che mi affligge più di tanto. Ci sono ormai abituato e si tratta comunque di alcune eccezioni, anche se bisogna dire che le urla di alcune giocatrici sono state misurate e c’è chi ha sfondato la barriera dei 90 decibel.

Sarà forse il caso di approfittarne per andare a vedere The Artist?

Ironia della sorte, quando Vika ha battuto il colpo valso la finale si è accasciata sulle ginocchia in silenzio rivolgendosi ai suoi amici e alla squadra senza emettere alcun suono. Cosa sarà successo?

Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate voi; scrivetemi in un commento qui su wearetennis.bnpparibas.

E voi? Fatemi sapere quanto siete d’accordo con questa lista (ricordate che non sono elencati in un ordine preciso) e quali sono le vostre opinioni sugli appassionati di tennis di tutto il mondo!


Craig Gabriel
Traduzione a cura di We Are Tennis Italia