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Medvedev rovescia la storia

Pubblicato il 13 settembre 2021

La vittoria di Daniil Medvedev agli Us Open potrà dare coraggio e convinzione anche agli altri campioni della nuova generazione? Quanto influirà, questa sconfitta sul filo della leggenda, nel futuro di Novak Djokovic? Ecco le due domande portate in dono dalla finale più sorprendente che ci si potesse immaginare.

Venti, venti, venti. Li ritroviamo di nuovo così, sempre appaiati, i soliti tre che si stanno contendendo il primato assoluto di Slam nell’epoca più straordinaria che il tennis abbia mai vissuto. Li ritroviamo così al termine di una finale degli Us Open che davvero, in questo modo, non si poteva prevedere. Daniil Medvedev non ha solo vinto il torneo ma ha dominato Novak Djokovic, apparso per una volta umano, fragile nelle sue debolezze a un passo dall’entrata nella leggenda. Un Djokovic che ha trovato un paradossale conforto nel tifo del pubblico, proprio nel momento più difficile. A dimostrazione che poi, al di là dei numeri e delle statistiche, quello che resterà per davvero nei cuori della gente è qualcosa che non si può misurare. Qualcosa che prescinde persino dalla vittoria e dalla sconfitta.

INTELLIGENZA E CORAGGIO

Quando ormai tutti davano per fatto il Grande Slam, quando il precedente di Rod Laver datato 1969 veniva quasi mandato in archivio come una vicenda superata, è accaduto che Medvedev ha rovesciato il tavolo e pure la storia. Lo ha fatto a modo suo, con tanta intelligenza e con tanto coraggio, un atteggiamento che probabilmente ha contribuito ad aumentare in modo esponenziale le paure già presenti nella testa del numero 1 del mondo. I precedenti confronti diretti dicevano che avremmo potuto assistere a una partita vera, non a una passeggiata del serbo. Ma da qui a immaginare quello che è accaduto, ci voleva un bello sforzo di fantasia. Quella fantasia che il moscovita ha riversato sul campo, lo stesso sul quale un paio d’anni fa aveva già sfiorato il primo Slam, sconfitto al quinto set da Rafael Nadal dopo una splendida battaglia. Stavolta gli è bastato molto meno, con qualche titubanza solo in vista del traguardo. “Se fossimo andati 5-5 – ha detto il russo – magari avrei perso la testa e la partita avrebbe cambiato direzione”.

LA FINE DI UN’EPOCA?

Mentre sfuma il sogno del Grande Slam, rimane probabile che Nole possa arrivare a quota 21 Major, nel prossimo futuro. Difficile non pensarlo favorito, per esempio, nel prossimo Australian Open. Eppure questa sconfitta può segnare davvero uno spartiacque tra due epoche, oltre a rappresentare la consacrazione di un talento anomalo. L’ultimo giocatore a battere i Big 3 nelle finali Slam era stato Stan Wawrinka tra il 2014 e il 2016, ma lo svizzero vinse attorno ai 30 anni, quando era nel pieno della maturità eppure già troppo logoro per poter pensare di aprire un ciclo e chiudere la porta in faccia ai tre fenomeni. Stavolta, quella di Medvedev (25 anni) è tutta un’altra storia, anche perché il russo non è solo nel suo assalto alla diligenza. Sascha Zverev ha vinto le Olimpiadi, anche in quel caso spezzando i sogni di Djokovic, ma che dire di Matteo Berrettini, Stefanos Tsitsipas, Andrey Rublev? Che dire del ventenne Jannik Sinner e del 18enne Carlos Alcaraz? Forse non è ancora il momento di annunciare il sipario sul triumvirato Federer-Nadal-Djokovic, ma questo Us Open rappresenta un cambio di direzione ben preciso, in un panorama che fino a ieri sembrava cristallizzato.

LE LACRIME DI NOLE

Le immagini che restano, dopo una edizione del Major newyorchese entrata nella storia per motivi diversi da quelli che ci saremmo aspettati, sono quelle di un Medvedev che alza la coppa dicendo a Djokovic che è il migliore di sempre, sono quelle di un numero 1 del mondo sconfitto e in lacrime, eppure in cuor suo felice di aver trovato quell’appoggio del pubblico che troppo spesso gli è mancato in passato. Le domande con cui il tennis mondiale dà appuntamento ai prossimi grandi eventi sono soprattutto due. Quanto influirà, questa partita, nella percezione degli altri di poter battere sempre e ovunque le tre leggende da 20 Slam a testa? Quanto inciderà, questa enorme delusione, sul futuro di Nole? Dopo aver mancato lo Slam nel 2015, Serena Williams non è più stata la stessa, ma di Major ne ha vinti ancora. È l’ipotesi più plausibile, anche nel caso del serbo. Ma è senza dubbio un’altra storia che sarà affascinante scoprire torneo dopo torneo.