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Benvenuti ad Alcaraz

Pubblicato il 4 settembre 2021

Il segreto della nuova stellina Carlos Alcaraz? Un lavoro costante e maniacale sulla parte fisico-atletica, sulle orme di Rafael Nadal. Mentre lui, senza timore di eccedere, cita Roger Federer come esempio per lo sviluppo del suo tennis

La classe si esprime in tanti modi. La classe di un 18enne al suo primo Us Open si esprime chiaramente in un Arthur Ashe Stadium delirante di passione, passate le quattro ore di gioco, di fronte al numero 3 del mondo Stefanos Tsitsipas, cinque anni e tanta esperienza in più. Carlos Alcaraz si arrampica al tie-break del quinto, dopo aver perso a zero il quarto set, poi si prende tre match-point e ne manca uno per un pallonetto di pochi millimetri out, roba da uscire pazzi di rabbia. Invece lui si mette in risposta, riordina le idee, carica quel dirittone che pesa come un macigno e chiude la vicenda con un colpo vincente, l’ennesimo di una partita che boccia ancora una volta il greco e propone al tennis mondiale la nascita di una nuova stella. A sorridere e applaudire in tribuna c’è un altro Carlos, per la precisione Juan Carlos Ferrero, numero 1 del mondo e vincitore al Roland Garros tre settimane dopo la nascita di colui che adesso è diventato il suo pupillo.

UN FISICO ALLA NADAL

Cresciuto in fretta, ma ben al riparo dalla pressione (anche grazie all’ottimo lavoro dello stesso Ferrero), Alcaraz ha avuto tutto il tempo di apprendere cosa conta davvero, senza inseguire il risultato a ogni costo. Ha giocato tanti Challenger per farsi le ossa, l’iberico, e una manciata li ha pure vinti, prima di consacrarsi campione a livello Atp, quest’anno sulla terra lenta di Umag, in Croazia. Ma ancora non era chiara a tutti, forse, la portata del fenomeno. Il fatto è che nel team del ragazzo nato a El Palmar si pensava soprattutto a costruire l’intera macchina, non soltanto la carrozzeria (ossia i colpi), bensì anche il motore (il fisico). Oggi Carlito è ancora un diamante grezzo, ma già abbastanza formato da vincere partite così, contro uno dei favoriti, sulla lunga distanza. E allora ci si comincia seriamente a chiedere se non possa essere lui il vero erede di Rafael Nadal, fatte le dovute proporzioni visto che il paragone è quantomeno ingombrante.

IL PARAGONE CON FEDERER

Giusto per far capire che dietro alle vittorie c’è pure un carattere mica da ridere, Carlos allontana subito l’accostamento con il connazionale, avvicinando a se stesso un’altra leggenda: Roger Federer. “Penso che il mio gioco assomigli al suo”, dice ai giornalisti che di certo non si attendevano una risposta del genere. “Alla fine del terzo set mi sentivo al limite delle riserve fisiche – continua – ma ho cominciato subito a pensare al quinto, e alla fine ho ritrovato l’energia necessaria per chiudere”. Carlos suscita simpatia e anche il pubblico americano lo ha adottato, non si capisce bene se per meriti suoi o per i (presunti) passati demeriti di Tsitsipas. Fatto sta che il tifo era abbastanza chiaramente dalla sua parte, su quel campo così grande che potrebbe intimorire chiunque, alla prima esibizione. “Sono rimasto sorpreso pure io – ha ammesso l’iberico – dal sostegno della gente. L’ho avvertito nettamente durante tutto l’incontro, è stato importante per me”.

NEGLI OTTAVI LA PROVA DEL NOVE

Benvenuti ad Alcaraz, dunque: mondo nuovo che si apre quando ancora sembravano troppi i lavori in corso per potere varcarne le porte scoprendo un tesoro. Adesso si smetterà, probabilmente, di parlare di lui in termini di Next Gen. Adesso l’età conterà sempre meno, man mano che cresceranno i risultati e al tempo stesso le attenzioni dei big, nel momento del confronto. Certo c’è tanto, tantissimo da migliorare, a partire da un servizio ancora incerto (2 ace e 2 doppi falli, 60 per cento di punti vinti con la prima), ma proprio i margini di manovra su un atleta già così competitivo fanno capire dove si potrà arrivare. “Carlos – spiega Ferrero – ha aggiunto un paio di chilogrammi in massa muscolare, che gli consentono adesso di fare meno fatica nelle partite dure. La nostra attenzione nei confronti della parte atletica è altissima: si allena già molto più di quanto facessi io ai tempi in cui ero numero 1. Il tennis è cambiato, bisogna esserne consapevoli per arrivare al vertice”. Intanto, Alcaraz si inserisce in una lista che comprende anche Michael Chang e Pete Sampras, appena davanti a lui, come uno dei più giovani a raggiungere gli ottavi agli Us Open. Troverà il tedesco Peter Gojowczyk nella più classica prova del nove: un rivale abbordabile, subito dopo la vittoria più bella. Un altro test nel percorso che lo porterà (molto presto) a essere un campione.