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Giochi di prestigio

Pubblicato il 23 luglio 2021

Novak Djokovic che vuole fare la storia, Naomi Osaka che torna a competere, gli italiani decisi a farsi notare. Olimpiadi e tennis hanno da sempre un rapporto complicato, ma un Oro ai Giochi resta un traguardo ricco di fascino, che può completare una carriera.

Queste Olimpiadi di Tokyo, comunque vada, le ricorderemo. Intanto, contengono nel nome la data sbagliata, quel 2020 che era nel progetto originario e che invece è diventata 2021 a causa della pandemia. Poi non hanno pubblico, per ridurre al minimo il rischio contagi. Infine, hanno subìto prima del via alcune defezioni che ne hanno già minato, almeno in parte, il valore tecnico. Eppure dentro alle Olimpiadi, nonostante tutti questi ostacoli, c’è sempre qualcosa di magico. C’è quello sport a misura di sogni di bambino che altre volte, nella realtà quotidiana di discipline iperprofessionali, rischia di perdersi. Per questo, il prestigio rimane. Per questo, le medaglie d’oro che si assegneranno resteranno nella storia come quelle di altre edizioni, forse addirittura di più. In tutto ciò, il tennis prova a fare la sua parte, consapevole che dentro al villaggio olimpico non è lo sport più popolare, perché in fondo lì dentro ci sta soltanto, in pianta stabile, da una trentina d’anni. Dal 1988, la racchetta è tornata protagonista superando sei decadi di separazione. Ma non è che questo amore sia poi scoppiato così forte, una volta ricucito lo strappo.

LA CORSA ALL’ORO DEI BIG 3

Soltanto nelle ultime tre edizioni, con la corsa all’Oro di Rafael Nadal, Roger Federer, Novak Djokovic e Andy Murray, si è sentita davvero la presenza del tennis tra quegli eventi olimpici che fanno trepidare il mondo. È accaduto dunque che Rafa abbia centrato il metallo più prezioso in singolare a Pechino 2008, che Roger Federer nella stessa edizione si sia preso il successo pieno in doppio, dovendosi invece accontentare dell’argento in singolo (sconfitto da Murray) a Londra 2012, con Wimbledon come teatro. È successo che Murray, il meno vincente di quelli che un tempo chiamavano ‘Fab Four’, sia riuscito nell’impresa storica di conquistare una doppietta tra Londra e Rio (dove Nadal si è messo al collo un altro d’oro, ma in coppia con Marc Lopez), lasciando agli altri, soprattutto a Juan Martin Del Potro, tanti rimpianti. Mentre, in tutto questo, è mancato solo un grande nome, Novak Djokovic, fermo a un bronzo in singolare a Pechino come risultato più importante.

IL SOGNO DI DJOKOVIC

Proprio le delusioni del passato, probabilmente, sono state la molla che ha fatto scattare nell’attuale numero 1 del mondo la voglia matta di colmare questo vuoto nel suo palmarès. Una voglia matta corroborata dalla possibilità di conquistare quel Golden Slam che mai nessuno, tra gli uomini, è riuscito a completare. Novak, libero dalle minacce rappresentate da Federer e Nadal, ha comunque alcuni rivali da temere, ma soprattutto ha una pressione importante con cui dover venire a patti. Perché sarà pur vero che il serbo è ormai abituato a far fronte a qualsiasi tipo di stress, ma giocare per il proprio Paese, per uno come lui, rappresenta un momento di prova che non ha paragoni nel resto della stagione tennistica. Il sorteggio gli ha proposto un avvio morbido, di fronte al terraiolo boliviano Hugo Dellien, ma nel suo settore di tabellone i pericoli non mancano: da Andrey Rublev nei quarti (anche se il russo trova subito Nishikori), a Sascha Zverev, Karatsev o Hurkacz in semifinale. Mentre nella sezione inferiore sono Medvedev e Tsitsipas i due che hanno più chance di arrivare in fondo.

ITALIA A METÀ

I primi turni più affascinanti? Medvedev-Bublik e Auger-Aliassime-Murray, per ragioni diverse: il derby russo-kazako è una partita che può dare spettacolo, mentre da Sir Andy ci si attende un ultimo colpo di coda nel torneo che per due volte in passato gli ha consegnato (tolto Wimbledon) la gioia più grande della carriera. Ma bisognerà concentrarsi pure sugli italiani, malgrado le defezioni di Berrettini e Sinner ci abbiano tolto parecchie chance di medaglia. Fognini contro Sugita parte con un certo margine di vantaggio, così come Lorenzo Sonego contro l’altro giapponese Taro Daniel: se è vero che gli avversari avranno lo stimolo di giocare in casa, la classifica e la ragione dicono che i favoriti sono gli azzurri. Più complesso l’esordio di Lorenzo Musetti, che contro l’australiano John Millman dovrà fare molta attenzione per evitare passi falsi.

NAOMI OSAKA, IL RITORNO

Tra le donne, Sara Errani (contro la russa Pavlyuchenkova) e Jasmine Paolini (contro Petra Kvitova) hanno due sfide durissime di fronte a loro, mentre ha qualche chance in più, sulla carta, Camila Giorgi, comunque sfavorita contro l’americana Jennifer Brady. Naomi Osaka torna a farsi vedere dopo le mille polemiche legate ai forfait di Parigi e Wimbledon, dunque sarà proprio la giapponese a catalizzare l’attenzione dell’evento in rosa. Le avversarie, tuttavia, non mancano: da Ash Barty a Iga Swiatek, a tutte quelle insidie che come sempre si nascondono nel draw di un grande appuntamento al femminile. Ma le Olimpiadi sono anche il doppio (maschile, femminile e misto), perché in fondo un Oro centrato in coppia non vale meno di uno preso in singolare, almeno per il medagliere del Paese interessato. E allora buttiamoci con curiosità, in questi Giochi che saranno pure anomali, saranno pure un po’ sospesi in un tempo indecifrabile, ma che per qualche giorno ci faranno pensare allo sport come a qualcosa di superiore a tutto. Come a qualcosa capace di volare un po’ più in alto delle paure e dei dubbi di questi anni complicati.