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Berrettini sogna, Djokovic vince (e punta al Grande Slam)

Pubblicato il 12 luglio 2021

Matteo Berrettini vince il primo set, poi basta un game per rimettere in moto le ambizioni di Novak Djokovic. Il serbo aggancia Nadal e Federer a quota 20 Slam, e promette di superarli già a New York, dove in palio ci sarà pure il Grande Slam. Un’impresa che nessuno è riuscito a compiere dai tempi di Rod Laver.

La nota negativa: Matteo Berrettini ha perso. La nota (paradossalmente) positiva: Matteo Berrettini è rimasto in campo 3 ore e 23 minuti e ha avuto delle chance concrete di vincere il torneo di Wimbledon, pur avendo giocato la peggior partita nelle sue due straordinarie settimane londinesi. Per questo motivo, al di là delle dichiarazioni di facciata, Matteo dovrebbe essere ragionevolmente arrabbiato con se stesso: la teoria suggerirebbe di non rammaricarsi troppo, la sostanza è che ha mancato un’occasione nella circostanza più importante non solo della sua carriera, ma di tutta la storia del tennis italiano. Sarebbe naturale e tutto sommato utile, uscirne delusi, ben più che ritrovarsi appagati da una finale – la prima di un azzurro nel Tempio londinese – che comunque vada resterà nella sua e nella nostra memoria. Tutto questo, al netto di un’attenuante non certo secondaria: che dall’altra parte della rete c’era un Djokovic affamato, ancorché pure lui non esattamente in giornata di grazia. Non è ancora l’inizio della Nuova Era, dunque. Al contrario, Wimbledon 2021 segna la perfetta parità fra le tre leggende che negli ultimi 15 anni hanno monopolizzato il circuito: Novak raggiunge Rafael Nadal e Roger Federer a quota 20 Major e si prepara a superarli a New York, con in testa quel Grande Slam che nessuno più è riuscito a completare dai tempi di Rod Laver. “Ormai gioco per questo, per vincere gli Slam – ha ricordato Nole nel post-gara – e mi sento in ottima condizione per andare avanti su questa strada”.

IL PESO DELLA FINALE

Ma se ha perso di fronte a colui che si appresta, numeri alla mano, a diventare il miglior giocatore di ogni tempo, perché Matteo Berrettini dovrebbe imputarsi qualche mancanza? Presto detto: dovrebbe farlo perché il miglioramento costante e la cura dei dettagli sono da sempre il suo mantra. Dovrebbe farlo perché, come ha spiegato lui stesso, questo non deve rimanere un caso isolato, ma deve essere soltanto l’inizio di una bella (e lunga) storia. E allora quale miglior modo per cominciare a mirare agli Slam, se non partendo da una sconfitta che con qualche aggiustamento qua e là poteva diventare una vittoria? Matteo è stato sorprendente nel recuperare un primo set che pareva segnato, scrollandosi di dosso in un ottavo game infinito la tensione che lo stava bloccando. Ma quando, nel primo game del secondo parziale, ha avuto due chance per portarsi sull’1-0, si è incartato nuovamente e ha dato coraggio a un avversario che sembrava frastornato. Un dettaglio, quel piccolo game all’inizio del set? Certo, un dettaglio, ma pesante come un macigno se letto nell’ottica di una finale di un Major tutto sommato equilibrata e incerta. Berrettini non ha quasi mai trovato il ritmo che contro i precedenti avversari era riuscito a imporre. Non lo ha trovato perché di fronte al serbo era convinto di dover fare qualcosa in più del normale, qualcosa di fuori dall’ordinario. “Gestire un incontro del genere è stato forse un peso troppo grande – ha ammesso il romano – e certamente Nole sotto questo profilo è ancora migliore di me”.

ORGOGLIO ITALIANO

Berrettini è prima di tutto un ragazzo intelligente e ha centrato subito il problema. Per questo, in maniera altrettanto intelligente, saprà trovare le contromisure e saprà lavorare per gestire meglio la prossima occasione, che certamente non si farà attendere. Come del resto in passato ha fatto con i suoi colpi, progredendo in maniera costante fino a diventare uno dei più forti giocatori del pianeta. Di queste due settimane, tre se consideriamo anche il trionfo al Queen’s, rimangono delle istantanee che non potremo mai toglierci dalla mente. Rimane la sensazione di avere come miglior rappresentante del movimento tricolore un ragazzo sereno, serio, educato e capace di mostrare un tennis adatto ai nostri tempi, fatto di grandi bordate ma pure di variazioni. Un professionista esemplare che ha ancora tanti margini di miglioramento, tanti aspetti su cui lavorare, e che nonostante ciò è al momento il terzo più forte al mondo se prendiamo in considerazione i risultati del 2021. Sull’erba, che pure non è certo paragonabile a quella di 15-20 anni fa, Matteo ha trovato la superficie ideale per spiccare il volo, ma non dobbiamo dimenticarci che anche a Parigi, sulla terra, contro Djokovic c’era stata partita. L’allievo di Vincenzo Santopadre può vincere ovunque e può essere orgoglioso di se stesso, di dove è arrivato e di quanto ha imparato arrivando fin qui. Ma giocatore e coach sanno benissimo che si trovano in mezzo a un percorso durante il quale non ci può fermare a guardare indietro. L’obiettivo deve essere sempre il prossimo torneo, il prossimo lavoro, il prossimo successo.

DJOKOVIC E I RECORD

Del resto, questo schema lo insegnano proprio i Big 3, che nel corso degli anni hanno saputo evolversi settimana dopo settimana, vivendo sì periodi di dubbi, ma senza mai smettere di guardare al futuro. “Nei primi anni di carriera – ha sottolineato Djokovic – perdevo quasi sempre contro Nadal e Federer, poi sono riuscito a cambiare qualcosa e gli ultimi dieci anni sono stati un viaggio straordinario”. Nole che ha sofferto, senza peraltro nasconderlo, la grande popolarità dei due rivali, al punto che ancora oggi cerca il sostegno del pubblico quando sente – come è stato nella finale con Berrettini – che il tifo non è esattamente dalla sua parte. Con il sesto trionfo ai Championships e il 20° Slam, Nole si mette nella migliore posizione possibile per battere altri primati, nelle prossime stagioni. Perché dei tre grandi è senza dubbio il più fresco fisicamente, nonché il più eclettico se parliamo di adattamento alle superfici. Non è escluso che Nadal possa rivincere al Roland Garros, ma riesce difficile pensare che Rafa possa centrare uno degli altri tre Slam, considerata la fatica fisica, tecnica e mentale che gli è richiesta su erba e cemento. Mentre Roger, proprio nel suo giardino di casa, è apparso più affaticato che mai, quasi pronto (forse) per salutare il circuito. Ecco perché Nole, a ogni Major che passa (e che vince) sembra più carico che in quello precedente. Ecco perché quella fame sembra non finire mai. Ecco perché da uno così, Berrettini – e non solo lui – deve prendere spunto per costruirsi una carriera da vincente, anche negli Slam.