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10 nei 100: è l’Italia dei record

Pubblicato il 6 aprile 2021

Nell’aprile di vent’anni fa ci dovevamo accontentare di due giocatori tra i top 100, con il 35enne Gianluca Pozzi come leader. Nel 2011 gli azzurri presenti in quel gruppo diventarono quattro, ma senza top 40. Oggi, con il primato di dieci italiani nei 100, si apre una nuova era. Fatta di sogni e ambizioni che fino a poco tempo fa non si potevano neppure immaginare.

Qualche tempo fa erano sensazioni, flash di un futuro ipotetico, speranze. Oggi sono numeri. L’Italia ha dieci giocatori fra i migliori cento del ranking Atp, un qualcosa che solamente a dirsi, per chi ha un minimo di memoria storica, fa venire la pelle d’oca. Per chi questa memoria non ce l’ha, o non la può avere, è il caso di fare un passo indietro, retrocedendo fino al giorno nove aprile 2001, vent’anni fa. Quel lunedì, gli azzurri nei 100 erano due, lo spezzino Davide Sanguinetti e il mancino barese Gianluca Pozzi: proprio quest’ultimo era il nostro leader, piazzato orgogliosamente al numero 50 nonostante i suoi 35 anni. Dieci anni più tardi, arriviamo al quattro aprile del 2011, gli azzurri presenti oltre quella soglia che identifica l’élite del tennis mondiale erano invece quattro, con il campano Potito Starace, 29 anni, a guidare il gruppo dalla posizione numero 47. Qualcosa si stava muovendo, c’erano già talenti importanti come Fabio Fognini (allora 23enne) e Simone Bolelli, ma non c’era ancora un giocatore in grado di giocarsi un ingresso nei top 10 che all’epoca suonava più o meno come un miracolo. Oggi non solo quel miracolo si è compiuto e ripetuto, ma sappiamo che è solo un punto di partenza. E in fondo sappiamo pure che non è nemmeno un miracolo. È piuttosto il frutto di un lavoro cominciato proprio una ventina di anni fa, con la Fit a dare gli input e le strutture private a raccoglierli, generando un circolo virtuoso fatto di sana concorrenza che ancora oggi sta proseguendo a pieno ritmo senza accennare nessun tipo di frenata.

SINNER, MUSETTI

I prodotti più straordinari di questo processo che affonda le proprie radici all’inizio del nuovo Millennio sono loro, i due 19enni che il mondo ci invidia. Jannik Sinner, dopo Miami, è già su un altro pianeta: numero 1 della Race to Milan, numero 7 della Race che porta alle Finals di Torino, 23 del ranking Atp. E, soprattutto, personaggio appetitoso per chiunque, dai grandi marchi che se lo contendono ai media che fanno a gara per avere una sua dichiarazione. Jannik è ormai potenzialmente una star come potevano esserlo nei loro momenti migliori Alberto Tomba e Valentino Rossi: uno di quelli che fanno svoltare una intera disciplina. Eppure, volendo dare un’occhiata un po’ più a fondo dentro al loro bagaglio tecnico, il più italiano dei due è l’altro. Lorenzo Musetti è fioretto e fantasia al servizio di un gioco che incanta. Il numero 90 è una tappa di avvicinamento, ma è il numero 4 della Race to Milan a rappresentare meglio il valore del ragazzo di Carrara.

BERRETTINI, FOGNINI

Tuttavia, il numero 1 d’Italia attualmente è un altro. Ed è curioso che Matteo Berrettini, numero 10 Atp e semifinalista Slam, a 24 anni sia considerato già un tennista navigato, quando in realtà di esperienza ad altissimo livello ne ha ancora relativamente poca. Dev’essere proprio l’accostamento con gli altri due, i fenomeni 19enni di cui sopra, a incidere sul pensiero che ha lasciato un po’ in disparte un giocatore fortissimo, ancora ben lontano dall’esplorare i propri limiti. Diverso il discorso per Fabio Fognini, peraltro l’unico del gruppo ad avere in bacheca il titolo di un Masters 1000 (Monte-Carlo 2019). Fabio, oggi numero 18 al mondo, ha 33 anni ma ha un fisico tutto sommato fresco (infortuni a parte) e talmente tanto talento da potersi permettere di mantenere ambizioni importanti per il futuro. Oltre a un ruolo di guida del movimento che potrebbe essere utile soprattutto in chiave Davis (o Atp Cup, o quella che sarà un’eventuale nuova competizione per nazioni).

SEPPI, SONEGO, TRAVAGLIA

Lorenzo Sonego è un talento ma è pure un lavoratore instancabile e una spugna nell’apprendimento. Il piemontese (numero 34) non somiglia affatto ad Andreas Seppi nel gioco, ma all’altoatesino (96 al momento) potrebbe essere accostato proprio per via della capacità comune a entrambi di esplorare i propri limiti. Rispetto ad Andreas, Sonego si muove meglio, ha meno rovescio ma più diritto. E in generale ha una mano educata che lo aiuta a cavarsela su ogni superficie. Stefano Travaglia, invece, è una via di mezzo: ha classe, l’ha sempre avuta, ma era da addomesticare. Ora il marchigiano (69 Atp), con Simone Vagnozzi al fianco, ha trovato la quadra e sta recuperando il terreno perduto. Non sarà mai un Seppi quanto a continuità di rendimento, ma forse potrebbe essere un Sonego quanto a risultati e best ranking.

CARUSO, CECCHINATO, MAGER

Salvatore Caruso (87), Marco Cecchinato (93) e Gianluca Mager (91) sono i tre che hanno costruito sulla terra battuta gran parte della loro fortuna. Cecchinato, al Roland Garros del 2018, ha aperto la strada a risultati fino a quel momento ancora – apparentemente – fuori dalla nostra portata, con una semifinale che all’epoca aveva avuto il sapore dell’impresa da ricordare per anni e anni a venire. E che oggi invece sembra già lontanissima. Mager ha cambiato dimensione nel 500 di Rio, nel febbraio del 2020, proprio mentre la pandemia stava allungando le sue ombre in Europa e in Italia. Caruso, infine, riuscì a dare una prima svolta importante alla carriera sempre al Roland Garros, con il terzo turno del 2019. Ma in seguito ha saputo ripetersi anche lontano dal rosso. Tutti questi ragazzi, in altri tempi, avrebbero potuto essere numero 1 o 2 d’Italia. Oggi completano la lista degli azzurri con la consapevolezza di essere parte di uno dei movimenti più in salute del pianeta. Secondo solo, per numeri (ma non per potenzialità), a Spagna e Francia, entrambe presenti con undici elementi nell’élite dei top 100 Atp.