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Il capolavoro di Djokovic

Pubblicato il 21 febbraio 2021

Cambia il mondo, cambiano le nostre vite, ma non cambiano le finali Slam quando di mezzo c’è uno dei Big 3. Novak Djokovic domina Daniil Medvedev e conquista lo Slam numero 18, a soli due titoli da Federer e Nadal. “Quello di Nole – dice Goran Ivanisevic – è stato un vero capolavoro.

È cambiato il mondo, è cambiata radicalmente la nostra vita, ma non è cambiato il copione se parliamo di tennis di alto livello. Non è ancora tempo di rivoluzione, e a questo punto una domanda legittima che un appassionato potrebbe farsi è se mai questo tempo arriverà. Novak Djokovic vince lo Slam numero 18 della sua carriera, il numero 9 (su altrettante finali) in Australia, e si porta a meno due dal tandem Nadal-Federer, che lo precede e che corre con lui su altri binari rispetto ai comuni mortali, quei binari che portano direttamente nella storia dello sport, non solo della racchetta. Eppure Daniil Medvedev arrivava all’ultimo atto con credenziali importanti, con una striscia positiva di venti partite e con zero set concessi dagli ottavi alla semifinale. E allora, come è stato possibile che il serbo abbia dominato l’ultimo atto? Come è stato possibile vederlo passare con facilità contro un avversario di fronte al quale tutti gli altri colleghi faticavano a fare il punto?

CHIAVE NUMERO 1: L’ABITUDINE

Intanto, Djokovic è abituato a vincere, sa come si conquistano i trofei importanti. E nelle finali Slam ha un bilancio di 18 trionfi su 28 match decisivi disputati. Medvedev non è l’ultimo arrivato, non è certo un perdente, ma i titoli più prestigiosi che ha vinto in questi anni sono quelli delle Atp Finals e di tre Masters 1000. Roba di alto livello, ma non comparabile con un Major. Nel momento in cui bisogna concentrare tenuta mentale, resistenza fisica, una tattica impeccabile, allora Djokovic non teme rivali in nessun momento e su nessun terreno. Tanto più che le finali, e in particolare quelle dei Major, vivono di regole proprie, difficilmente assimilabili se non con l’esperienza diretta. La testa di Nole, in particolare, è da fantascienza. Probabilmente nessuno come lui ha portato la componente cerebrale a un livello così alto nella storia del tennis. È lì, dentro al suo cervello, che il serbo ha costruito gran parte dei suoi successi.

CHIAVE NUMERO 2: IL ROVESCIO

Il punto forte di Medvedev – il rovescio – è stato demolito, psicologicamente prima che tecnicamente, dalla capacità di Djokovic di non perdere campo, di tenere testa al suo avversario con un’arma altrettanto efficace. Emblematico il punto che ha consegnato il 5-2 nel terzo set a Nole: uno scambio infinito sulla diagonale sinistra, con l’errore conclusivo del russo a segnare una resa nel modo più iconico possibile. Non ci si poteva certo aspettare una resa, da parte di Nole, in quel settore che da sempre è uno dei suoi punti di forza. Ma nemmeno quando Medvedev ha spinto con tutte le energie e con tutta la concentrazione di cui disponeva, è riuscito a fare della sua arma un qualcosa di davvero pericoloso per il suo avversario. Una constatazione che al moscovita è costata probabilmente il black-out nervoso giunta durante il terzo parziale.

CHIAVE NUMERO 3: LA CAPACITÀ DI SOFFRIRE

Mai, durante la carriera – parole sue – Djokovic aveva dovuto sopportare un infortunio come quello occorsogli agli addominali durante le prime giornate dell’Happy Slam. Mai aveva sofferto tanto nel recupero a tabellone in corso, e al di là delle sue parole ci sono le partite a confermarlo: più di una difficoltà già contro Frances Tiafoe al secondo turno, poi due set concessi a Taylor Fritz e altri due parziali lasciati tra ottavi e quarti di finale, uno a testa a Milos Raonic e ad Alexander Zverev. Solo contro Aslan Karatsev in semifinale, il serbo aveva cominciato a diventare più ottimista in merito alle sue condizioni, e l’ultimo atto ha confermato le sue previsioni ottimistiche. Di fronte a Medvedev, non si è notato il benché minimo problema nel fisico del numero 1 del mondo. “Quando Nole – ha spiegato Goran Ivanisevic – ha consultato il medico dopo l’incontro con Fritz, lui gli ha lasciato l’ultima parola in merito alla decisione definitiva. Qualcuno può sopportare un dolore molto intenso, altri non lo possono fare. Anche questo, insieme all’aver incassato in silenzio tutte le critiche che gli sono piovute addosso quest’anno, fa di Novak il fenomeno che è. Il suo è stato un vero capolavoro”. Sipario.