blog
home / BLOG / Thiem e Medvedev, rivoluzione di velluto

Thiem e Medvedev, rivoluzione di velluto

Pubblicato il 22 novembre 2020

L’ultima edizione delle Atp Finals londinesi potrebbe essere ricordata come un passaggio di consegne, tra una generazione di fenomeni e un’altra che ha avuto il coraggio, la forza e la lucidità di affrontarla senza timori. Con Thiem e Medvedev che si candidano a guidare la rivoluzione.

Per fare una rivoluzione non serve per forza tanto clamore. Non servono dichiarazioni roboanti, non servono gli applausi della gente e non serve nemmeno esercitare un dominio totale. Basta vincerla di poco, la battaglia. Basta vincerla quando la stai per perdere e non ti arrendi, basta crederci anche se non c’è nessuno da fuori che ti urla che ce la puoi fare. Londra 2020, ultimo anno delle Atp Finals sul palcoscenico della O2 Arena, sarà ricordata come l’edizione che apre una porta sul futuro. Tra gli Us Open e l’appuntamento di fine anno, il vertice rappresentato da Novak Djokovic e Rafael Nadal è stato messo a dura prova e finalmente sconfitto, con Dominic Thiem a fare da collante fra le due tappe di un processo che appare oggi più che mai inarrestabile. Un processo che si sente chiaro e forte, malgrado in mezzo ci sia stato il Roland Garros con l’ennesimo trionfo del maiorchino.

NADAL, QUEL VUOTO CHE RESTA

Rafa che proprio a Londra, però, voleva raggiungere un altro obiettivo, ben diverso dalle 13 corone parigine ma ugualmente prestigioso. Un obiettivo che gli avrebbe permesso di colmare un vuoto, parola strana da accostare a uno che passerà alla storia per essere tra i migliori di ogni epoca, se non il migliore in assoluto quanto a titoli che contano. Nadal, contro Medvedev, è andato persino a servire per il match, nel secondo parziale di una partita che pareva incanalata nei binari della normalità. Invece il russo ha cominciato a ribellarsi proprio in quel momento, trovando la lucidità necessaria per capire cosa fare nella situazione più complessa, quando di altre chance per riemergere dall’abisso non ce ne sarebbero state. Ne è uscita una delle partite più belle della stagione, in un torneo che di perle ne ha regalate tante. Lo spagnolo ha retto fino al 3-3 del terzo, poi un break ha spianato la strada al suo avversario, che fino a Bercy sembrava lontano parente del Medvedev versione 2019, e che invece oggi torna a imporsi come solida presenza quando si gioca per la storia.

GENERAZIONE VINCENTE

Prima di Medvedev, Thiem aveva fatto pressapoco lo stesso, di fronte all’altro (ormai ex?) padrone del Tour. Anzi no, Dominic aveva fatto persino di più. Perché l’incontro con il serbo l’ha dovuto vincere due volte, una nel secondo e una nel terzo set, recuperando nel tie-break decisivo da una situazione apparentemente disperata. Proprio la capacità di alzare ulteriormente l’asticella laddove in passato altri si erano semplicemente arresi, dona a questa generazione una chance reale di cambiare volto al vertice del ranking, cristallizzato dai soliti tre – Federer, Nadal e Djokovic – sostanzialmente per 16 anni, con l’unica incursione di Andy Murray (tra il 2016 e il 2017). Un dominio che ha bruciato decine di avversari, sommersi dal carisma e dalla classe di coloro che hanno riscritto i libri dei record. Ma non ha bruciato i Thiem, i Medvedev, e gli altri che adesso li seguiranno a ruota, spinti dall’esempio e dalla consapevolezza che nemmeno Djokovic, nemmeno Nadal, sono più fuori portata.

IL REGALO DA LONDRA

Dominic, che già arrivò in finale un anno fa, cerca adesso la consacrazione definitiva dopo quello Slam newyorchese che gli ha cambiato la vita e gli ha donato una sicurezza prima sconosciuta. Daniil, attraverso un trionfo come questo, potrebbe spiccare il volo verso una continuità che è sempre stata la sua vera debolezza. A prescindere da ciò che dicono gli esteti, che in lui vedono colpi troppo personali e fuori dai canoni per portarlo a essere campione. La verità è che questi due, Thiem e Medvedev, campioni veri lo sono già, e non da questa settimana. L’ultima Londra ci ha semplicemente confermato che potrebbe toccare a loro mettere fine a quel triumvirato che ha dettato il ritmo al mondo del tennis per tanto, tanto tempo. Talmente a lungo che adesso, una rivoluzione come questa, la si può accogliere pure come una benedizione per il tennis che verrà.