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Us Open maschili: Italia da 10 (in cerca di lode)

Pubblicato il 28 agosto 2020

Nel draw maschile degli Us Open, solo gli Stati Uniti sono davanti all’Italia come numero di presenze. Ma dai 10 azzurri in gara a New York ci si aspetta anche una prova di sostanza. Con Matteo Berrettini leader di un gruppo che – nel complesso – ha avuto in dote un sorteggio non impossibile.

Il legame con l’Italia, l’America ce l’ha nel nome e nella propria storia. E quest’anno gli Stati Uniti, sul fronte tennistico dello Slam più complicato e martoriato dal ’73 a oggi, vedranno una conferma ulteriore di questo connubio: a New York avremo dodici giocatori italiani al via, ma sono le dieci presenze nel torneo maschile a fare la differenza e a farci pensare in grande. Perché nel tabellone dedicato agli uomini – contrariamente a quanto è accaduto tra le donne (dove avremo Giorgi e Paolini) – di boicottaggi di massa non se ne sono visti. Al punto da rendere ancora più roboante l’assenza congiunta di Roger e Rafa, che farà degli Us Open 2020 il primo Slam senza nemmeno uno dei due fenomeni dal 1999. Federer e Nadal a parte, la qualità media dell’evento non subirà però un calo drastico come si sarebbe potuto pensare solo qualche settimana fa, quando era la manifestazione stessa a essere in forte dubbio. Ci saranno Novak Djokovic e Daniil Medvedev, ci saranno Thiem e Tsitsipas, Zverev e Berrettini. Ecco, Berrettini, il primo degli italiani in ordine di classifica e di speranze. Lui che si è ritrovato in sorte un tabellone tutto sommato abbordabile, dove l’esordio sarà teoricamente morbido (con il giapponese Go Soeda) e dove almeno fino ai quarti (contro Medvedev?) Matteo avrà in mano il proprio destino.

TABELLONE POSSIBILE

Pensare a questo record di italiani ammessi direttamente nel main draw di uno Slam, con solo gli Stati Uniti (21 presenze) davanti e potenze come Spagna (9) e Francia (8) alle spalle, fa ancora più impressione perché nel gruppo manca Fabio Fognini, l’unico ad aver messo in cascina un grande torneo (era Monte-Carlo 2019, ma sembra una vita fa). In compenso, abbiamo uno dei giovani più promettenti, colui che fino alla sospensione del Tour veniva indicato da ogni parte come possibile protagonista a breve termine nei momenti clou degli eventi che contano. Jannik Sinner ha avuto in sorte Karen Khachanov, il più lunatico dei russi (sì, peggio pure di Rublev) e di certo per l’allievo di Riccardo Piatti non sarà una passeggiata di salute, considerate le armi del suo avversario. Però Jannik, dalla sua, ha quel coraggio dei predestinati misto alla sfrontatezza tipica della sua età, e l’esperienza dello scorso anno contro Wawrinka potrà tornargli utile per restare sul pezzo fino alla fine. Nel complesso, è stato proprio quello di Sinner il sorteggio peggiore tra gli azzurri. Mentre, per il resto, tutti avranno la loro buona fetta di possibilità. Alcuni più di altri. Caruso (contro Duckworth), Mager (contro Kecmanovic), Lorenzi (contro Nakashima) e Travaglia (contro Thompson), per esempio, partiranno quantomeno alla pari con i rivali, laddove Gaio (contro Berankis), Cecchinato (contro Harris), Seppi (contro Tiafoe) e pure Sonego (contro Mannarino) dovranno cercare di ribaltare il pronostico. Impresa peraltro affatto impossibile.

LA NUOVA NORMALITÀ

Di indicazioni in queste ultime settimane ne sono arrivate poche, tanto per i nostri quanto per gli altri. E quelle poche che sono arrivate sono da prendere con le pinze. Lo stesso Sonego, per esempio, scalpitava dalla voglia di tornare in campo e in effetti aveva lasciato buone sensazioni sulla terra italiana. Ma vincere i campionati assoluti, con tutto il rispetto dei presenti a Todi, non poteva essere una garanzia, tanto che nel 1000 di Cincinnati il torinese è scivolato all’esordio contro Sandgren. Decisamente meglio è andata, nell’approccio col cemento, a Salvatore Caruso, mentre su tutti gli altri c’è un punto di domanda grosso così. Per caratteristiche tecniche, Seppi e Travaglia potrebbero avere più chance degli altri, ma le sorprese saranno all’ordine del giorno, in positivo e in negativo. Intanto, per alcuni, essere a New York e giocarsi le proprie chance è già un piccolo trionfo. Lo è per Gianluca Mager, al primo Slam della carriera dopo un inizio 2020 da urlo. Lo è per Federico Gaio, alla seconda presenza dopo la qualificazione ottenuta sempre a New York nel 2018, quando il faentino si fermò all’esordio nel main draw contro David Goffin. In un torneo che avrà in Djokovic il naturale favorito (qualche spanna sopra tutti gli altri) e in Andy Murray una mina vagante nella parte bassa del draw, troviamo già all’esordio alcuni match da copertina come Opelka-Goffin, Anderson-Zverev o Bautista Agut-Sandgren. Ma la realtà dello Slam più incerto degli ultimi 47 anni – da quando i giocatori boicottarono Wimbledon per l’affaire Pilic – è che nessuna giornata (e nessuna partita) sarà completamente normale.