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Cori Gauff, il cambiamento necessario

Pubblicato il 13 agosto 2020

Protagonista del torneo Wta di Lexington, Cori Gauff continua a stupire per il suo tennis e per la sua personalità. Quella che in pieno lockdown le ha permesso di dare qualche consiglio a Roger Federer su come aiutare la causa contro il razzismo. Una 16enne che studia da leader, dentro e fuori dal campo.

“Change must happen now”, il cambiamento deve avvenire ora. La frase che Cori Gauff ha lanciato nel mare dei social network lo scorso mese di giugno, sull’onda delle proteste del movimento Black Lives Matter, è ben più di uno slogan dovuto. È sostanzialmente un manifesto. La 16enne nata ad Atlanta, stella annunciata del tennis mondiale femminile, è in campo questa settimana a Lexington per il torneo che la vede finalmente ripartire dopo la lunga pausa del Tour. Un torneo nel quale è già approdata ai quarti di finale, dopo due partite vinte più di carisma che di tecnica. Ma al di là dei risultati, sono sempre le sue parole a fare notizia. Parole mai banali, parole ricche di sostanza, di carattere e di personalità. Come quelle indirizzate a Roger Federer, sempre via social e sempre in riferimento all’uccisione di George Floyd: una serie di consigli pratici su come impegnarsi davvero per cambiare il mondo, evitando che il messaggio di condivisione resti lettera morta o, peggio, di facciata.

LE EMOZIONI NEL LOCKDOWN

Nessun timore, di fronte alle cose che contano. Del resto è da adolescenti che si forgia il carattere, e Cori ha avuto poco tempo ma molti spunti per costruirsene uno di ferro. Con il Tour Under 18 attraversato e mollato rapidamente, l’americana è entrata nel circuito maggiore senza pagare quello scotto che tutte – chi più chi meno – in precedenza avevano vissuto al contatto con le grandi. Sarà che oggi il panorama femminile non brilla per campionesse carismatiche, sarà che lei ha delle qualità fuori dall’ordinario, ma è un fatto che ormai quella posizione numero 53 le vada parecchio stretta. Non è solo e non è tanto una questione di tennis, bensì di testa, di obiettivi e di prospettive. La promessa Gauff ha vissuto i mesi della pandemia e del congelamento dei tornei accogliendo le emozioni contrastanti di una sedicenne che sta per scrivere la storia più bella della sua vita, ma che si trova bloccata in un mondo che non riconosce. Non lo riconosce perché è diviso, perché è diverso da quello che si immaginava di poter frequentare da grande.

CLIJSTERS: ‘CORI, UN ESEMPIO’

Lei che grande lo è diventata per il potere comunicativo dello sport di alto livello, adesso grande lo può diventare pure in un altro senso. Con i risultati, certo, quelli che a breve le daranno il pass per giocarsi i titoli che contano, Slam compresi. Ma soprattutto per la strabordante personalità che la indica già adesso come una leader, non solo nella disciplina che la occupa ogni santo giorno. “È triste pensare – ha scritto ancora la teenager di Atlanta – che io sia qui oggi a protestare per le stesse ragioni che portarono in piazza mia nonna 50 anni fa. È triste pensare che ci sia qualcuno capace di sostenere che questa faccenda del razzismo non lo riguarda. La verità è che riguarda tutti, e (citando Martin Luther King, ndr) chi non fa sentire la propria voce è dalla parte dell’oppressore”. Parole che hanno richiamato una valanga di consensi, tra cui quelli delle colleghe. Una su tutte, Kim Clijsters, che ha risposto affermando di vederla come un esempio da indicare a sua figlia.

IL PARAGONE CON LE WILLIAMS

Il paragone (inevitabile) con le sorelle Williams non le piace, lo ha ribadito spesso e non perde occasione di sottolinearlo, in particolare quando gioca il loro stesso torneo, come a Lexington. Cori vuole essere paragonata soltanto a se stessa, vuole essere giudicata per ciò che fa in campo e vuole che questi giudizi tengano conto del fatto che tutto sommato, nel circuito delle pro, ci è arrivata da poco. Cori a volte esagera, in esternazioni senza filtro tipiche della sua età, sempre dettate tuttavia dalla volontà di trovare una certa giustizia o di rincorrere un ideale. Dentro o fuori dal campo, importa poco. Ecco perché le si perdona qualche uscita troppo esuberante, ecco perché la si ascolta con attenzione ogni volta che decide di parlare. Fino a che – accadrà molto presto – a parlare saranno i suoi risultati. Al punto tale che forse, delle parole, non ci sarà nemmeno più bisogno, a meno che si debba tornare a lottare per una causa molto più grande del tennis.