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Palermo nella storia

Pubblicato il 3 agosto 2020

Il torneo Wta di Palermo, edizione 2020, resterà nella storia del tennis. Si tratta del primo appuntamento del Tour dopo la lunga sospensione a causa della pandemia. Ecco perché andava fatto e perché può diventare un esempio per i tornei che verranno, nella stagione più difficile del tennis dei pro.

Ha preso il via un torneo storico. Il Wta di Palermo 2020 resterà per sempre impresso nella memoria come quello della ripartenza del tennis professionistico dopo la pandemia. O meglio, dentro la pandemia, considerato che mentre l’Italia appare (almeno momentaneamente) fuori dall’incubo, c’è mezzo mondo che ancora sta lottando con risultati alterni e nessuna sicurezza. Proprio il fatto che il tennis riparta dall’Italia è già una doppia vittoria, per il Paese e per il movimento. Ed è al contempo una vittoria per un torneo che – una volta lasciata la Sicilia per l’esotica Kuala Lumpur, Malesia – sembrava destinato a non fare più ritorno. Invece non solo il circuito delle donne ha ritrovato Palermo (dal 2019), ma gli ha mantenuto un posto in calendario nel momento più delicato della sua storia, quando c’è da ricominciare malgrado tutto.

TOMOVA POSITIVA

Il tennis in epoca post-covid richiede procedure complesse e regole rigide. Le giocatrici sono state testate al loro arrivo (sia col tampone, sia attraverso il prelievo del sangue) e lo saranno ancora durante la settimana. I casi di positività, con relativi ritiri, ci sono già stati (la bulgara Viktorija Tomova) ma non andranno considerati come una rarità, nemmeno nel prosieguo della stagione. Ciò che conta sarà garantire che tutte le procedure, per chi gioca e per chi starà in tribuna, vengano sviluppate nella massima regolarità e nel rispetto di tutte le norme indicate dal Governo e dagli organismi competenti. Da Palermo, peraltro, non arrivano voci di giocatrici che si lamentano del trattamento a loro riservato. Mentre una voce fuori dal coro arriva curiosamente da un uomo, Richard Gasquet, che al quotidiano L’Équipe ha riferito di non approvare il fatto che le giocatrici del Wta siciliano debbano condividere l’albergo con i turisti.

PENNETTA, VINCI, ERRANI

Opinioni a parte, bisogna fare ciò che si può. E quello che si può al momento è ciò che stanno facendo (benissimo) gli organizzatori dell’evento guidato da Oliviero Palma. Un evento che negli anni ha spesso portato le italiane alla ribalta. Da Roberta Vinci, a segno nel 2013 in un derby contro Sara Errani, a Flavia Pennetta, capace di alzare il trofeo nel 2009, sempre battendo nell’ultimo atto la giocatrice emiliana. Una Errani che peraltro è l’unica, delle azzurre, ad aver trionfato per due volte (2008 e 2012). Sara c’è anche quest’anno e guida una pattuglia di quattro ragazze, con Camila Giorgi come star ed Elisabetta Cocciaretto e Jasmine Paolini che rappresentano una finestra sul futuro. Le favorite sono altre (Martic, Vondrousova, Sakkari e Kontaveit in ordine di ranking, ma occhio a Mertens e Vekic), però bisognerà aspettarsi parecchi risultati strani, parecchie partite condizionate non tanto dall’aspetto tecnico, quanto dalla condizione fisica e mentale delle protagoniste. Ognuna delle quali, durante il confinamento e lo stop forzato, ha compiuto un percorso diverso per cercare di restare in forma.

CORAGGIO E BUONSENSO

Mentre il circuito Atp tornerà (almeno così è previsto) soltanto dal 22 agosto negli Stati Uniti, le ragazze anticipano dunque la ripresa di tre settimane. E in qualche modo danno un segnale. Ripartire non solo si può, ma si deve. Con un po’ di coraggio e tanto buonsenso. Poi ci saranno i forfait, di coloro che legittimamente non se la sentiranno di viaggiare. È accaduto alla rumena Simona Halep, annunciata in Sicilia e poi tornata sui suoi passi, e accadrà ancora. Pensiamo solo alla numero 1 Ashleigh Barty che ha detto di no agli Us Open, o ai tanti uomini che hanno già deciso di non partire per gli States. Tutte queste decisioni singole, però, non dovranno interferire sulla ripartenza del Tour. Che non potrà essere perfetta né impeccabile, e soprattutto non potrà essere per tutti. Ma che andava messa in calendario, per la sopravvivenza stessa dello sport in questione.