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Braasch vs Williams, la battaglia surreale

Pubblicato il 11 giugno 2020

Il 13 giugno di 26 anni fa, Karsten Braasch raggiungeva l’apice della carriera: numero 38 Atp grazie alla sua unica finale nel Tour, sull’erba di Rosmalen. Ma il mancino dal servizio bizzarro diventò famoso solo nel 1998, per quella ‘battaglia dei sessi’ dominata – tra un paio di birre e una sigaretta – contro le giovani sorelle Williams.

Nella primavera del 1997 le sorelle Williams ebbero un’idea. “Perché – si dissero in un momento di euforia adolescenziale – non proviamo a sfidare un uomo? Uno intorno al numero 200 Atp sarà alla nostra portata”. Si rese disponibile Karsten Braasch, fuori dai 250 all’epoca. Un tipo buffo, ma per nulla innocuo. Uno che solo tre anni prima, il 13 giugno del 1994, era stato 38 al mondo al termine della settimana più bella della carriera, quella che lo portò in finale sull’erba di Rosmalen, in Olanda, dove perse da Richard Krajicek. Uno che in seguito si prese il lusso di battere Stefan Edberg (sul cemento di Key Biscayne) e di togliere un set a Pete Sampras (sul Centrale di Wimbledon). Insomma, che non fosse una buona idea reputarlo ‘un giocatore alla portata’ era chiaro a tutti, nel circuito. Tranne che alle sorelle cresciute a Compton, troppo concentrate su un presente brillante e su un futuro da star per preoccuparsi di dare un’occhiata al passato, anche recente.

IL MONSIEUR HULOT DEL TENNIS

“Quando accetti un confronto come questo – avrebbe spiegato Braasch in seguito – devi comunque capire che le stelle sono loro, non certo tu. Quindi non feci una piega quando mi dissero che per impegni vari, il match sarebbe stato rinviato. Accadde due volte, poi finalmente si concretizzò l’opportunità di giocare”. Il doppio confronto si consumò a Melbourne, a margine dell’Australian Open del 1998. In quel momento, il 30enne Braasch era risalito ma non troppo, fino a occupare la posizione 203 del ranking maschile; Venus, invece, era già numero 15 Wta, Serena numero 48. Cifre poco aderenti alla realtà, tanto in un caso quanto nell’altro, visto che le figlie di papà Richard erano ormai sul punto di sbocciare e di mettere a soqquadro l’intero tennis femminile. Il tedesco, dal canto suo, era un personaggio unico nel Tour: mancino, occhialini da impiegato e fisico non propriamente atletico, giocava delle volée deliziose, esibiva un back di rovescio difficile da gestire e serviva accartocciandosi su se stesso in un modo talmente bizzarro che Gianni Clerici lo ribattezzò ‘Monsieur Hulot’, come il goffo personaggio di uno dei film più famosi di Jacques Tati.

DUE SET SUL CAMPO 17

Quella giornata – meglio sottolinearlo – non ebbe nulla a che vedere con la popolarità e con l’epica delle precedenti ‘battaglie dei sessi’. Fu qualcosa che destò curiosità, ma tutto sommato restò una vicenda per pochi intimi, tanto che non c’è alcun filmato disponibile per documentare a dovere l’evento. Braasch e la 16enne Serena andarono in scena sul campo 17, peraltro mentre Venus stava completando il suo quarto di finale (perso) contro Lindsay Davenport. Karsten la chiuse alla svelta: 6-1 in una manciata di minuti, senza nemmeno dover sudare più di tanto. Dopodiché toccò alla 17enne Venus, che almeno raccolse un game in più rispetto alla sorellina. “Colpivano molto bene la palla – spiegò in seguito, mantenendo sempre grande rispetto, ‘Monsieur Hulot’ – ma nel circuito femminile non sono molto abituate allo spin che un uomo può imprimere ai suoi colpi. Inoltre, non sono abituate alla qualità della nostra difesa”.

“IT NEVER HAPPENED”

La leggenda creatasi – proprio per mancanza di documentazione – attorno a quel pomeriggio australiano racconta che il tedesco si sarebbe concesso delle birre e persino delle sigarette durante i cambi di campo. In realtà le birre e le sigarette fanno parte della storia, ma in un altro modo. “Ero già fuori dal torneo – avrebbe raccontato Braasch – e quella mattina decisi di andare a giocare a golf per rilassarmi. Poi mi presi un paio di shandies (un drink fatto di birra e limonata, ndr) e mi avviai sul campo per le partite”. Pare che la sigaretta, così raccontano i presenti, arrivò invece tra un set e l’altro, in attesa che Venus fosse pronta per la sfida. Ciò che è sicuro è che dopo il match le sorelle si dedicarono alla stampa dicendo che ci avrebbero riprovato, magari scendendo un po’, verso il numero 350 Atp. “Quello che non sapevano – spiegò sghignazzando Braasch – è che di lì a poco mi sarebbero scaduti parecchi punti e in quella posizione mi ci sarei potuto ritrovare io”. Andò proprio così: durante il Roland Garros del maggio successivo, il tedesco si inabissò fino alla posizione numero 348. Ma quando incontrò Venus e fece per rivolgerle la parola, lei lo interruppe in questo modo: “Karsten, ascoltami, quella cosa in Australia semplicemente non è mai accaduta”.