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La pandemia rilancia gli Assoluti

Pubblicato il 20 maggio 2020

Con il Tour mondiale fermo almeno fino ad agosto, i vari Paesi si stanno organizzando per rimettere in campo i loro giocatori. E l’Italia, a metà giugno sulla terra di Todi, potrà ritrovare gli Assoluti dopo 16 anni. Ma il circuito internazionale e il tennis nazionale sono davvero incompatibili, o questa pandemia li porterà almeno a fare una prova di convivenza?

Probabilmente resterà un caso isolato, un ritorno al passato lungo il tempo di una stagione tanto anomala quanto complicata. Il fatto però resta e merita un approfondimento: dal 15 giugno sulla terra battuta di Todi, in Umbria, torneranno a vivere i Campionati italiani assoluti. Un torneo che nel nostro Paese non si vedeva dal 2004, quando a vincere furono Massimo Dell’Acqua e Valentina Sassi. Best ranking di numero 148 Atp per lui, di 144 Wta per lei. Quell’edizione andò in scena al PalaCaselle di Arezzo in dicembre, le finali si giocarono una settimana prima di Natale. In pochi se ne occuparono, ormai era chiaro che la manifestazione non avrebbe avuto un futuro. Nel 2005, la Fit assegnò d’ufficio i tricolori ai migliori giocatori dell’epoca, Filippo Volandri e Francesca Schiavone, senza farli transitare da un torneo nazionale. Poi, dall’anno successivo, anche quel passaggio fu eliminato. In fondo il tennis dei ‘pro’ era diventato (peraltro già da tempo) un fenomeno globale, al punto che rinchiuderlo dentro ai confini di uno stato sembrava un atto contro natura.

UN ALBO D’ORO DI ECCELLENZA

Eppure, anche se oggi pare impossibile pensarlo, quel torneo nato addirittura nel diciannovesimo secolo (correva l’anno 1895) ha rappresentato a lungo uno dei momenti clou della stagione della racchetta. C’è una partita, in particolare, che viene raccontata nei libri di storia come quella del passaggio di consegne tra gli unici due campioni tricolori capaci di arrivare in fondo a uno Slam: nel 1970, a Bologna, il 20enne Adriano Panatta superò il 37enne Nicola Pietrangeli in cinque set, rimontando uno svantaggio di due set a uno. Tra le donne si impose Lea Pericoli, il doppio maschile andò a Maioli e Pietrangeli, il doppio femminile a Pericoli e Bassi, il misto (sì, si giocava pure il misto) a Monica Giorgi e Franco Bartoni. Fu l’apice di quell’evento, che sino agli anni Ottanta si mantenne su livelli di eccellenza. In precedenza, il torneo maschile lo avevano vinto personaggi come Cucelli, Del Bello, Gardini, Merlo, Pietrangeli, Maioli. Nel 1970, Panatta inaugurò una serie di sei titoli consecutivi, seguita da un’altra serie di sette firmata da Corrado Barazzutti. Poi toccò a Cancellotti, Claudio Panatta, Canè, Colombo, Narducci.

LA NASCITA DEL TOUR

Nel frattempo però il mondo stava cambiando. Quella globalizzazione che ora, con la pandemia, ha subìto un duro colpo, stava imponendosi ovunque e il tennis non faceva eccezione. La spinta era verso l’uscita dai confini, e il Tour Atp come lo conosciamo oggi nacque proprio in quel periodo. Nonostante il ranking computerizzato con il marchio Atp esistesse dal 1973 e ci fosse un circuito pienamente operativo dal 1974, fu soltanto nel 1988 che prese forma l’idea dell’attuale stagione, con il 1990 come anno di partenza ufficiale, dopo l’ok di otto dei top 10 di allora. Fu una svolta epocale ma fu anche, per certi versi, la fine di un mondo, quello dei tornei nazionali. Da quel momento fu chiaro che qualsiasi professionista o aspirante tale non si sarebbe potuto concentrare su appuntamenti al di fuori del circuito internazionale, pena una perdita di tempo che non era più concessa. O almeno così si pensava. Adesso però la pandemia ha stravolto i piani. Ha, prima di tutto, sospeso il Tour a tempo indeterminato.

L’ESEMPIO ITALIANO

Così i Paesi si stanno ingegnando nel trovare soluzioni per permettere ai giocatori di tornare in campo, evitando però le trasferte aeree e gli sconfinamenti. In Francia, in Spagna, in Australia e in Belgio sono già ben definiti dei progetti relativi a una serie di eventi nazionali. In Gran Bretagna stanno pensando di seguire l’Italia e di riesumare gli Assoluti. Noi ci concentriamo su Todi, dove probabilmente avremo la fortuna di poter vedere tanti dei migliori azzurri. Malgrado né Fabio Fognini, né Matteo Berrettini (al momento ancora negli Stati Uniti) abbiano ancora dato conferma della loro presenza. È comunque un inizio, una ripartenza. E magari un’occasione per scoprire che il tennis può avere due anime che convivono, senza che quella internazionale debba per forza uccidere tutto il resto.