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Roma amarcord: 2014, Serena fa piangere Sara

Pubblicato il 14 maggio 2020

Dopo 63 anni di attesa, una giocatrice italiana arrivò in finale al Foro Italico. Ma quel giorno Sara Errani fu battuta da un infortunio, oltre che da Serena Williams. Nel 2014, l’americana vinse per la terza volta a Roma, la seconda consecutiva. Un lampo in una stagione ricca di ombre.

Per trovare un’altra italiana in finale al Foro Italico prima di lei, bisognava tornare al 1950, quando Annalisa Ullstein Bossi vinse il torneo. Poi, 63 anni di attesa (con in mezzo il titolo di Raffaella Reggi, ma a Taranto) per giungere al 2014. Sara Errani, in quella settimana di maggio, gioca il torneo perfetto: approda nei quarti senza aver perso un set, poi si trova di fronte Li Na, la cinese che qualche dispiacere all’Italia lo aveva già dato. I colpi robusti della romagnola, tuttavia, sfiancano la resistenza dell’asiatica e ne smontano i tentativi di imporre il ritmo. E il terzo set è un monologo, verso una semifinale nella quale nemmeno la palla pesante di Jelena Jankovic riesce a fare breccia. La piccola grande Errani, che due anni prima aveva provato l’emozione della finale al Roland Garros, raggiunge lo stesso traguardo a Roma, nell’evento che per le azzurre sembrava stregato e impossibile. Un traguardo che invece arriva a furia di corse, di passanti, di invenzioni e di coraggio, fino a quel sorriso mostrato con orgoglio davanti a un pubblico che ha trovato la sua nuova beniamina.

L’INFORTUNIO DOPO 7 GAME

Ad attenderla nell’ultimo atto, però, non c’è soltanto Serena Williams, che già di per sé basterebbe a incutere un certo timore. C’è anche un problema muscolare alla coscia sinistra. Sara parte male ma recupera, cerca di stare attaccata alla sua avversaria ed è ancora perfettamente in partita, sul 3-4 per l’americana, quando comincia il suo calvario. L’azzurra inizia a zoppicare in maniera evidente e deve chiedere una pausa. Si fa incartare la coscia da una vistosa fasciatura, ma il suo viso deluso non promette nulla di buono. Il dolore è troppo forte, se non si ritira è soltanto per onorare la finale, quel match che tanto aveva sognato nei mesi e negli anni passati. E per non rinunciare a una timida speranza di scendere in campo in seguito, nel match decisivo del doppio accanto a Roberta Vinci. Gli ultimi otto game della partita sono un monologo di Serena, ma sono soprattutto le lacrime di Sara, ormai quasi immobile, a rimanere negli occhi di chi è presente. Si poteva perdere quell’incontro, anzi era il logico epilogo di fronte a un’avversaria come la più forte delle Williams. Ma perderlo così fa male, più ancora nel morale che nel fisico.

SERENA VERSO LO SLAM

Gli Internazionali BNL d’Italia al femminile, nel 2014, sono dunque proprietà di Serena, in quel momento la numero 1 del mondo senza discussioni. Nessuna sembra riuscire a tenere il suo passo. Se parliamo di Slam, tuttavia, quella stagione sarebbe passata alla storia come una delle peggiori di sempre, per l’americana: ottavi di finale in Australia, secondo turno al Roland Garros, terzo a Wimbledon. Un bilancio disastroso, per una come lei. La ripresa, tanto decisa da apparire inarrestabile, parte solo dagli Us Open, viatico a un periodo d’oro, con quattro Major vinti in fila e un Grande Slam vero, nell’anno solare, apparecchiato all’orizzonte. Per un bizzarro scherzo del destino, a mandare all’aria i suoi piani di grandezza sarebbe arrivata un’altra italiana, Roberta Vinci, la compagna di doppio di Sara Errani nella domenica romana del maggio 2014. Ma quella della tarantina e del suo miracolo è tutta un’altra storia.