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Coppa Davis, si può fare(?)

Pubblicato il 16 marzo 2020

Con il tennis fermo per 6 settimane, il sorteggio di Davis rappresenta l’unico (temporaneo) ritorno alla normalità. L’Italia sarà in un girone alla sua portata, insieme a Usa e Colombia. Ma da qui alle Finals di Madrid ci sono otto mesi e nessuna certezza.

È grazie alla Coppa Davis se ancora per una volta, in questi tempi così incerti, riusciamo a occuparci di tennis giocato, o meglio di tennis previsto. Le Finals di Madrid, seconda edizione con la nuova formula, sono in programma a novembre inoltrato (dal 23 al 29), in coda al calendario dei pro. Dunque abbastanza in là nel tempo per non essere ancora coinvolte dalle cancellazioni per l’emergenza coronavirus, e nemmeno – al momento – da ipotesi di rinvio. Il sorteggio dei gironi ha detto piuttosto bene all’Italia, che ha evitato la Spagna di Rafa Nadal e la Serbia di Novak Djokovic, così come l’Austria di Dominic Thiem. Insieme agli azzurri, nel gruppo E, ci saranno gli Stati Uniti e la Colombia, due avversarie agli antipodi, per tradizione e caratteristiche.

USA, GENTE DA VELOCE

Gli americani li abbiamo già incontrati nella Capitale di Spagna proprio un anno fa, quando i ragazzi di capitan Barazzutti si arresero per 2-1 al termine di un doppio terminato alle 4.04 del mattino. Fognini superò Reilly Opelka in tre set, poi Berrettini lasciò strada a Taylor Fritz e la coppia Fognini/Bolelli perse contro Sock e Querrey, quando peraltro ormai le nostre speranze di passare il turno erano già ampiamente naufragate per via dei risultati altrui. Fu il momento conclusivo di una spedizione sfortunata e che lasciò pure degli strascichi, considerato che per tutto l’inizio del 2020 Matteo Berrettini si sarebbe trascinato i postumi del problema agli addominali acuitosi proprio in occasione di quella sfida. Gli Usa, oggi, non sono lo spauracchio di tanti anni fa, ma sul rapido sono pur sempre squadra da prendere con le molle. Insieme a Opelka e Fritz, ci potrebbe essere anche John Isner, ed è chiaro che a quel punto molto dipenderà dalle condizioni di gioco che troveremo a novembre: tanto più veloci saranno, tanto più temibili diventeranno i bombardieri americani.

COLOMBIA IN MANO AL DOPPIO

Anche la Colombia, alle Finals di Madrid, ci era già andata nel novembre del 2019, pur senza lasciare traccia del suo passaggio. Stavolta i sudamericani ci riprovano partendo da un turno di qualificazione che li ha galvanizzati: un successo sull’Argentina in un derby caldissimo, capace di esaltare i padroni di casa sulla terra indoor dei 2600 metri di Bogotà, dove le palline sembravano schegge impazzite pressoché impossibili da governare. I colombiani vantano il doppio più forte del mondo, quello formato da Cabal e Farah, ma per il resto hanno dei singolaristi – Galan e Giraldo – che fuori dalla loro zona di confort estremo, cioè la terra battuta di casa, non sono attualmente all’altezza degli altri team in gara a Madrid. Si dice spesso che in Davis le classifiche contino poco, ma è difficile che il cuore dei sudamericani possa bastare per sopperire alle loro carenze tecniche. Malgrado Santiago Giraldo, in verità, abbia un best ranking di numero 28 Atp, ormai però piuttosto datato (2014).

ITALIA FAVORITA

Il format è identico a quello del 2019: si qualificano ai quarti di finale le sei prime classificate e le due migliori seconde. Ciò che dovrebbe cambiare, almeno in parte, è la logistica, con qualche campo in più che permetterà di evitare i match notturni della prima edizione alla Caja Magica: fra tutti, il difetto più evidente e grave riscontrato dai protagonisti. Tornando all’Italia, le chance di chiudere al comando il girone ci sono, perché Fabio Fognini, Matteo Berrettini, Jannik Sinner e compagni partirebbero favoriti contro i colombiani e probabilmente, seppur di poco, anche con gli statunitensi. In caso di prima piazza, peraltro, il tabellone degli azzurri verosimilmente si potrebbe aprire non poco, considerato che Spagna e Serbia, qualificandosi come migliori dei loro raggruppamenti, sarebbero inserite entrambe nella metà opposta del draw. Quello che non si sa, ad oggi, è come i giocatori usciranno da questa pausa, della quale peraltro ancora non si conosce la durata. Al di là del valore di ognuno, al rientro conterà la condizione atletica, ma conterà pure la condizione mentale. Perché i pro non sono abituati a mesi interi di stop forzato, e le reazioni saranno imprevedibili. Come imprevedibile è questa stagione che appare così lontana dalla realtà.