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Le regole dell’attesa

Pubblicato il 14 febbraio 2020

Il 2020 non sarà un anno semplice, per il tennis italiano. Perché è l’anno della conferma, che è sempre molto più complesso di quello dell’esplosione. Le vittorie di Jannik Sinner e i problemi di Matteo Berrettini sono solo tappe di un percorso che, in ogni caso, richiede pazienza.

La pazienza serve sempre. E bisogna imparare ad apprezzare l’attesa e le sue regole. Soprattutto in tempi come quelli che stiamo vivendo, dove il ‘tutto e subito’ è una richiesta costante proveniente da ogni parte. La pazienza di saper attendere serve nella vita, serve forse persino un filo di più nel mondo del tennis. Serve ai giocatori e agli appassionati, in egual misura. Il 2020 non sarà un anno semplice, per il tennis italiano, perché è l’anno della conferma, che è sempre molto più complesso di quello dell’esplosione. Fino al 2018 nessuno nutriva aspettative particolari, e nemmeno la semifinale di Marco Cecchinato al Roland Garros aveva smosso le acque al punto da creare scenari futuri fatti di vittorie Slam come punto di approdo. Nel 2019, invece, tutto è cambiato. È successo che Fabio Fognini ha vinto un Masters 1000, ma è successo soprattutto che Matteo Berrettini e Jannik Sinner hanno vissuto una stagione disegnata da un progettista di sogni audaci. Il romano che a 23 anni vola nei top 10 (e poi alle Atp Finals) grazie alla semifinale agli Us Open, l’altoatesino che a 18 anni vince le Finals Next Gen mostrando un tennis da fantascienza e chiudendo come ‘Newcomer of the year’.

LO STOP DI BERRETTINI

Serve pazienza, a Matteo Berrettini e al suo staff, per superare una fase delicata della sua carriera. Adesso che tutti sono ansiosi di vederlo in campo e di spingerlo a salire ancora, da quel numero 8 che invece è già un traguardo straordinario. Intendiamoci, la crescita di Matteo non è certo destinata a interrompersi qui, ma non può essere costante e senza intoppi. L’intoppo numero 1, attualmente, è un problema muscolare non grave, ma antipatico. Sufficiente per costringerlo a cambiare i programmi, ad annullare in un colpo solo la trasferta in Sudamerica e a creare un po’ di timore in coloro che ne hanno a cuore le sorti. La fortuna del romano è di avere attorno uno staff che ha l’esperienza per sapere come gestire questi momenti, uno staff dalle qualità non inferiori a quelle del professionista che sta seguendo. Qualche mese fa, Berrettini arrivò come un fulmine sparando servizi a 200 orari e diritti che spezzavano il gioco altrui a furia di botte. Oggi non è più una sorpresa, per nessuno. C’è chi gli saprà prendere le misure, c’è chi continuerà a soffrirlo. Lui deve essere consapevole che finire l’anno dove è ora, ossia tra i top 10, sarebbe un’impresa ben più grande di quella compiuta per arrivare lassù. Come tante altre stelle, anche recenti, hanno sperimentato sulla propria pelle.

FEBBRE SINNER

In comune con Berrettini, Jannik Sinner ha l’ambiente che lo circonda, fatto da professionisti seri e capaci di entrare in ogni dettaglio fino a spaccarlo in quattro, per capirne tutte le dinamiche e le eventuali resistenze da superare. Non che siano molte, queste resistenze, nella testa di Sinner, che incarna il professionista dall’atteggiamento esemplare. Quando gioca e quando parla. Nessuno, nel mondo di Jannik, si stava preoccupando per le sconfitte giunte a inizio stagione, mentre qualche tifoso impaziente era già pronto a metterne in dubbio le qualità. Nel mondo di Jannik, tutti stavano semplicemente continuando un lavoro che non si misura (solo) coi risultati. E soprattutto non si misura di settimana in settimana, bensì in periodi di tempo molto più lunghi. In questo senso, la vittoria giunta a Rotterdam contro David Goffin, la prima su un top 10, dice tutto e niente. Dice (e non è una novità) che Jannik ha le sue brave carte da giocare per diventare un campione, ma non può dire in alcun modo che ci sono garanzie in merito. Sinner ha una classifica che con buona probabilità è ulteriormente migliorabile nel breve termine, ma nemmeno ai numeri del ranking si sta guardando, nello staff del ragazzo della Val Pusteria. Ciò che si misura è la reazione all’errore, la capacità di stare sempre nel match, la voglia di progredire punto dopo punto. Ecco perché li chiamiamo professionisti. Ecco perché loro devono avere quella pazienza che altrove è così difficile da incontrare.