blog
home / BLOG / THE FINAL(S) COUNTDOWN

THE FINAL(S) COUNTDOWN

Pubblicato il 15 novembre 2019

Quella finale di Wimbledon, rimasta indigesta a lui e un po’ a tutto il mondo del tennis, andava in qualche modo riscattata. E Roger Federer ha scelto di farlo nel momento più delicato, quello dello ‘spareggio’ nel girone delle Atp Finals di Londra. Contro Novak Djokovic, nel match che valeva la semifinale del torneo dei maestri, il basilese ha svolto alla perfezione un compito durissimo, di fronte a colui che rischiava di imporsi come un nuovo incubo, una riedizione di ciò che in passato era stato Rafael Nadal. Gli ultimi quattro scontri diretti erano finiti nelle mani di Nole, e c’erano buoni motivi per pensare che anche questo potesse terminare allo stesso modo. Invece Roger ha cambiato marcia, ha messo in scena la sua miglior versione su un campo che forse, per la (scarsa) velocità, poteva favorire il suo avversario. E infine si è preso il match in due set senza troppa storia. Con il match, anche la semifinale, eliminando dal torneo il giocatore che partiva come numero 2 del mondo ma come favorito principale.

BERRETTINI FA LA STORIA

Nello stesso girone, un’altra partita ha fatto la storia, seppur soltanto nel mondo del tennis italiano. Matteo Berrettini è il primo giocatore azzurro ad aver vinto un incontro alle Finals, impresa mai riuscita in precedenza ai due che avevano avuto la stessa chance, Adriano Panatta e Corrado Barazzutti negli anni Settanta. Hai voglia a dire che il confronto con Dominic Thiem non aveva importanza per l’austriaco, già qualificato. In realtà, era come giocarsi un Atp 250, perché in palio c’erano oltre 200 mila euro e 200 punti per il ranking mondiale. Matteo è andato in crescendo, dalla sconfitta netta con Djokovic all’esordio, passando per Sua Maestà Federer, chiudendo con la bella prestazione di fronte al migliore del suo raggruppamento. La superficie piuttosto lenta certamente non lo ha favorito, e lui ha pagato un po’ di tensione tipica dell’esordiente. Però il ragazzo ha stoffa e ha l’intelligenza necessaria per capire che questo è un altro momento di passaggio, non un punto di arrivo. “La top 10 e le Finals – spiega il romano – per me fino a poco tempo fa erano qualcosa di impensabile, di irraggiungibile. Ma sono ambizioso, quindi perché non puntare più in alto… Il numero 1? Perché no”.

L’ESEMPIO DI NADAL

Poi c’è l’altro girone, quello in cui tutto ancora si deve decidere. Quello in cui c’è un ottimo Tsitsipas in vetta e un Nadal che insegue, pur mantenendo ben saldi i piedi in un torneo che è stato a un passo dal dover abbandonare. Sotto 1-5 nel terzo set (e match-point contro) di fronte a Daniil Medvedev, lo spagnolo ha raccolto le energie che aveva per una rimonta che è già nella storia di questo evento. Rafa l’ha condita con un discorso diventato virale in poche ore: “Non è tanto importante che tu riesca a completare la rimonta, ma è importante che tu ci creda. Che non ci si perda in atteggiamenti negativi, in lanci di racchette o cose di questo genere”. L’esempio di Nadal sta tutto in queste parole, dette non certo per compiacere qualche giornalista, bensì per rappresentare al meglio lo spirito di un combattente come forse mai, il mondo del tennis, aveva visto prima del suo arrivo. Rafa è già sicuro di mantenere la vetta della classifica Atp alla fine di quest’anno, e non è cosa di poco conto alla vigilia di un 2020 nel quale andrà a caccia del suo 20° titolo Slam. La quota toccata da Roger Federer che pareva inarrivabile per chiunque altro.