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GAUFF, IL FUTURO È ADESSO

Pubblicato il 17 ottobre 2019

Almeno una volta nella vita, la sorte offre a tutti una seconda possibilità, ciò che fa la differenza è la capacità di coglierla. Cori Gauff l’ha fatto a Linz, dove la 15enne cresciuta fra Atlanta e Delray Beach ha scelto il modo più improbabile per vincere il suo primo titolo Wta, passando dalla porta di servizio dopo l’eliminazione nell’ultimo turno delle qualificazioni. Ha accolto come un dono la sua seconda chance e l’ha trasformata in un trionfo, bruciando di nuovo sul tempo quel futuro che era già diventato presente con gli ottavi di finale al debutto a Wimbledon.

DALLA SCONFITTA AL TRIONFO

Il suo torneo era teoricamente finito già dopo la prima domenica, ma tre giorni più tardi, mentre era al club ad allenarsi, ha saputo del ripescaggio come lucky loser. Meno di un’ora dopo era in campo contro la svizzera Voegele, diventata la prima vittima nella lista che ha accolto anche Kozlova, Bertens (prima Top 10 battuta), Petkovic e la regina del Roland Garros 2017 Jelena Ostapenko, messe al tappeto una dopo l’altra fino a un titolo che l’ha spedita al numero 71 del mondo. Lei l’ha accolto col sorriso sereno di chi ha capito che se tutto andrà come deve andare, i tornei come Linz saranno presto solo un antipasto, ma è riuscita comunque a godersi il momento, aiutata dall’entusiasmo (e dall’ingenuità) dei suoi 15 anni. Non sapeva, Cori, se accettare o meno la bottiglia di vino consegnatale da Barbara Schett durante la premiazione (negli Stati Uniti niente alcolici prima dei 21 anni, e pure in Austria l’età minima sarebbe 16…), e dopo poche ore aveva già rotto un pezzo di trofeo, come notato da qualche appassionato in una foto su quei social che non ormai non perdonano nulla a nessuno. “Tranquilli, un po’ di colla e risolviamo tutto”, ha scherzato lei, che ha Michelle Obama – e il suo impegno sociale – fra i modelli da seguire, e in campo sente di rappresentare tutte le ragazzine che sognano in grande, nello sport e non solo.

MILIONARIA A 15 ANNI

A 15 anni e sette mesi, ‘Coco’ è diventata “solo” la nona più giovane di sempre a vincere un torneo Wta, segno che nel tennis femminile i fenomeni di precocità ci sono sempre stati, anche se molte delle enfant prodige nel resto della loro carriera hanno raccolto più fallimenti che successi, faticando a riempire i vuoti di un’adolescenza fagocitata da viaggi, racchette e fama precoce. Il rischio c’è per tutte, specie quando la popolarità arriva da un giorno all’altro e a quindici anni le entrate stagionali sono già superiori al milione di dollari, fra prize money e contratti da favola come quello firmato con Barilla, peraltro con l’intercessione dall’agenzia Team8 di Roger Federer e Tony Godsick. Significa che, indipendentemente da un valore sportivo fuori discussione, il futuro dipenderà anche dalla capacità di gestire quella pressione che per Billie Jean King era ‘un privilegio’, ma che per tante altre è stata una compagna troppo ingombrante. Fortunatamente per lei, sembra ci sia già una certa abitudine, da quando mamma e papà hanno abbandonato i rispettivi mestieri per diventare il coach (lui) e occuparsi dalla sua educazione scolastica (lei), in modo da spianarle la strada verso quel sogno nato durante l’Australian Open del 2009: vide in tivù un incontro di Serena Williams, e in quel momento decise che nel suo futuro ci sarebbe stato il tennis, non il basket come voleva papà, la ginnastica o gli altri sport praticati da ragazzina.

IL CONSIGLIO DEL NONNO

Da lì in poi è stato tutto un crescendo, veloce come quei colpi che mettono d’accordo chiunque. “La prima volta che l’ho vista mi ha impressionato per le sue doti atletiche, per determinazione e spirito combattivo: quando una così ti guarda e ti dice che un giorno sarà numero uno, non puoi far altro che crederle”, ha detto di lei Patrick Mouratoglou, che la segue da anni – seppur il coach rimanga ufficialmente papà Corey – e scommette su un suo futuro da star, ma che al tempo stesso la protegge dal paragone con Serena Williams. Giusto che lo eviti lui, naturale che venga facile agli appassionati, che in “Coco” rivedono tante delle qualità di Serena, compresa la rapidità in un’ascesa che in meno di un anno l’ha vista passare dal numero 875 di fine 2018 all’ingresso fra le Top 100. «Ho raggiunto tutti gli obiettivi che mi ero prefissata per questa stagione – ha detto – e ho fatto anche di meglio. Mai mi sarei immaginata di vincere un titolo del Tour maggiore”. Messa così sembra facile, in realtà non lo è affatto, perché ogni giorno si trova di fronte giocatrici più esperte e titolate di lei. Come le ha superate a Linz? Seguendo la filosofia del nonno. “Mi ha sempre detto che in una giornata buona chiunque può vincere qualsiasi match. Ho ascoltato il suo consiglio: non ho badato a classifica e risultati delle mie avversarie, trattandole tutte allo stesso modo”. Una ricetta semplice come le parole di papà, chiamato in campo in finale sul 5-2 del terzo set, dopo un match-point sciupato e due game persi di fila. Le ha suggerito di immaginarsi da un’altra parte, durante un allenamento, e di pensare solo positivo. Sei punti più tardi, un “challenge” coraggioso le ha consegnato il titolo. Il primo di una lunga serie