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CARUSO, SINFONIA DA TOP 100

Pubblicato il 7 ottobre 2019

Quel cognome che sa così tanto di Mezzogiorno, così tanto di Mediterraneo, è sinonimo di una nostalgia di casa che da adesso diventerà un po’, appena un po’, più sopportabile. Salvatore Caruso è tra i primi 100 tennisti del mondo, dice il ranking Atp, e il suo secondo titolo Challenger conquistato all’Academy Sanchez-Casal di Barcellona vale molto più di quegli 80 punti e di quei seimilacentonovanta euro (lordi) che gli sono finiti in tasca. Perché dietro c’è una storia fatta di sacrifici e di lavoro, di poche illusioni e tanta sostanza. Quella di un ragazzo che ha talento ma non abbastanza da potersi permettere traguardi facili, di un ragazzo che ha dovuto limare ogni giorno un piccolo spigolo – fosse tecnico o caratteriale – per arrivare laddove è giunto in una grigia domenica di ottobre, resa colorata dal suo urlo di gioia tanto spontaneo, tanto vero, al termine dell’ultimo punto messo a terra contro lo slovacco Kovalik.

UNO STEP VERSO I TOP 50

“Non posso dire – spiega il siciliano di Avola – che i top 100 siano un mio obiettivo finale, ma solo uno step di entrata. Non posso dirlo perché quest’anno mi sono accorto di poter giocare a livello più alto, direi da 50 o 60. Quindi proseguiamo. Anche perché le superfici indoor sono più lente che in passato, e io mi adatto rapidamente, posso fare punti tutta la stagione. Come mi vedo fra qualche anno? Stabile frequentatore del circuito maggiore”. Intanto, già il 2019 è stato costellato di esperienze da ricordare, su tutte quella di Parigi (terzo turno partendo dalle qualificazioni). “Al Roland Garros sono stati giorni bellissimi che porterò sempre con me, ma con accanto la consapevolezza di poter fare questi risultati in tutti gli Slam a cui prenderò parte. Del match con Djokovic mi resterà il fatto di averlo giocato tutto, fino in fondo e senza mollare nulla, contro il numero 1 del mondo sul Centrale. Sono uscito soddisfatto di quello che avevo mostrato, anche se lui non è mai calato e non mi ha dato chance”.

CANNOVA E MAIORI, I PILASTRI

Un’annata d’oro che a un certo punto ha rischiato di essere rovinata da un infortunio, quello accusato nella semifinale di Umag contro Lajovic. “Ho avuto bisogno di riprendere il ritmo partita e per un po’ sono stato accompagnato da un certo timore negli spostamenti laterali, ma piano piano sono tornato alla mia condizione consueta. Un mese pare poco, invece si sente nel momento in cui torni alla competizione”. L’artefice di questo ennesimo prodotto di un ‘Made in Italy’ racchettaro che pare inesauribile si chiama Paolo Cannova, coach del siciliano da un decennio. “Un rapporto – spiega Caruso – che va oltre quello di coach e giocatore e sconfina nell’amicizia, quella vera. Lui è uno dei pilastri del mio tennis, insieme al preparatore atletico Giuseppe Maiori, uno che si vede poco ma che spero di portare con me il più possibile anche il prossimo anno. Loro mi hanno preso per mano quando ero ancora minorenne e mi vogliono un bene dell’anima, come del resto io ne voglio a loro. Poi la verità è che relazioni come queste non bisogna nemmeno stare a spiegarle troppo, perché i fatti parlano da soli”.

LA SICILIA IN TASCA

Salvatore si definisce una specie di San Tommaso, in rapporto al suo tennis e alle sue potenzialità. “Sì, perché il vero ‘clic’ – spiega lui – è scattato mettendomi di fronte ai fatti concreti. Quando giochi certe partite alla pari con gente di alto livello, e magari le perdi di poco, poi ti rendi conto di poterci stare lassù. Sono stati mattoncini messi piano piano uno sull’altro che hanno costruito la mia consapevolezza. E quando sei più consapevole sembra pure che giochi meglio”. Ciò che gli manca, in questa rincorsa infinita verso il tennis dei grandi, è quanto di più bello possa esprimere la sua terra. “Il sole della Sicilia, il mare, gli amici. Pagherei oro per avere sempre con me quelle due o tre cose che faccio quando sono a casa, seduto al molo di Avola a bere un caffè con le persone che conosco da sempre. E alle quali non interessa del Caruso tennista professionista, interessa solo del Salvatore uomo”.