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PAGELLE DAGLI STATES

Pubblicato il 10 settembre 2019

Voto 10 (con lode): Bianca Andreescu e Rafael Nadal

Lei meglio di tutte le colleghe, e non di poco. Combinazione di presente, passato e futuro. Forte come le ‘ova’ dell’Est e delicata come una giocatrice Anni 80. In più, ha 19 anni. Che sia – finalmente – la stella buona per durare più di un paio di tornei?

Lui meglio di tutti i colleghi, e non solo in questo torneo. Con i 19 Slam in cascina siamo a un passo da Roger Federer, e anche se ai giornalisti Rafa dice di non stare troppo a fare i conti, c’è da giurare che sotto sotto quella soddisfazione di essere un passo avanti al basilese la cercherà con tutte le sue (straordinarie) forze.

Voto 10: Matteo Berrettini e Daniil Medvedev

Se ci ricorderemo a lungo di questi Us Open 2019 sarà anche per merito di questi 23enni terribili. Per merito di Matteo da Roma, cuore grande e cantiere sempre aperto per un tennis in costante evoluzione. La sua partita con Monfils è stata la più emozionante, quella con Rublev la meglio giocata. Medvedev, invece, ha mostrato al mondo cosa può fare uno che non ha paura. Talento enorme, pochi muscoli e classe infinita, con le sue movenze da Mecir dei tempi moderni e il comportamento da Connors lunatico ha stregato gli appassionati di tutto il mondo. Un personaggio da tenere ben stretto.

Voto 9: Jannik Sinner e Paolo Lorenzi

Ha passato le qualificazioni con grande autorevolezza, poi ha fatto vedere i sorci verdi a Wawrinka almeno per tre set. Jannik Sinner ha qualità eccezionali e promette di non lasciare solo al vertice Matteo Berrettini nei prossimi anni. Poi ne arriveranno altri che aumenteranno la pattuglia tricolore, ma se l’Italia adesso è un Paese che si arriva addirittura a voler copiare, il merito è anche di personaggi come Paolo Lorenzi.

Voto 8: Grigor Dimitrov

Federerino stavolta è stato più bravo del Federer vero, ma ormai siamo vicini a doverlo considerare fuori tempo massimo. Grigor ha 28 anni, aveva cominciato gli Us Open da numero 78 (!) del mondo e li ha terminati da numero 25. Gioca bene e a New York ha saputo mostrarlo, fin dall’esordio con Seppi, passando per De Minaur e Roger, appunto. Dimostra anche di volerci credere ancora, ma con la nuova generazione che avanza rischia di restare un eterno incompiuto.

Voto 7: Zachary Svajda e Taylor Townsend

‘Zach’ non è nemmeno un Next Gen, è un’ipotesi di Next Gen, tanto è giovane (16 anni) e tanto appare bambino. Quando però ha messo paura a Lorenzi, 20 anni e qualcosa più di lui, ha mostrato di poter fare tanto, tanto sul serio. Di Taylor, americana pure lei, si parlava già tempo fa, ma le buone premesse non erano bastate per garantirle un futuro. Un futuro che oggi riappare più brillante che mai. Donna che sa ricamare come poche e che merita qualcosa di importante.

Voto 6: Serena Williams e Thomas Fabbiano

Una come Serena, ormai, non può accontentarsi nemmeno di una finale, in particolare mentre sta rincorrendo quel record di 24 Slam che assume sempre più le sembianze di un incubo. Thomas, invece, ha fatto qualcosa in più del suo dovere contro un convalescente Thiem, ma al turno successivo ha mancato una buona chance contro l’indecifrabile Bublik.

Voto 5: Stefanos Tsitsipas e Nick Kyrgios

Il greco non ha ancora un piano B che lo possa salvare nei giorni difficili, e se il giorno difficile arriva al primo turno la vicenda si complica. Da Rublev, anche un top 10 può perdere senza vergognarsi, ma il gioco di Stefanos resta comunque un mix di colpi complessi che hanno bisogno di un contesto perfetto o quasi per esprimersi. Di Kyrgios, poco da dire per due match (vinti), poco da dire anche sul terzo, perso (piuttosto male) contro lo stesso Rublev.

Voto 4: Fabio Fognini e Felix Auger Aliassime

Fabio ha giocato malino contro Opelka, contro cui però aveva delle attenuanti: una condizione fisica traballante e un avversario scomodo per il suo tennis. Felix ne ha fatti pochi con il suo ‘gemello diverso’ Denis Shapovalov, poi ha peggiorato la sua situazione rifiutando la convocazione di SuperMac per la Laver Cup. Scelta non proprio felice per uno della sua età, che poteva sfruttare l’evento di Ginevra come un momento di crescita accanto ai grandi.

Voto 3: Camila Giorgi

Non pervenuta contro la greca Maria Sakkari, che peraltro aveva già dimostrato di soffrire. Peccato, perché nei tornei di preparazione qualche segnale positivo c’era stato.

Voto 2: Alexander Zverev

Parlare male di Sascha negli Slam è ormai fin troppo semplice, ma lui ci mette del suo ogni volta. Quando vince, spesso gli servono cinque set (è accaduto cinque volte solo quest’anno), ma poi le fatiche si pagano e si vanno ad aggiungere alle sue mille incertezze. Così, in 18 Major, gli unici due risultati dignitosi restano i quarti a Parigi (2018 e 2019). Per il resto, un disastro. Come contro Schwartzman a New York.

Voto 1: L’intervista di Medvedev

Il torneo del russo non di discute. Si può discutere eccome, invece, della pessima intervista post-match rilasciata sul campo dopo il successo contro Feliciano Lopez. Avrebbe potuto cogliere l’occasione per abbassare i toni, dopo le liti con arbitro, raccattapalle e pubblico. Invece ha pensato bene di provocare gli spettatori esibendosi in un discorso arrogante e fuori luogo. Se riuscirà a lavorare anche su questi momenti, la sua carriera non potrà che giovarne.

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