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PROVACI ANCORA ANDY

Pubblicato il 13 agosto 2019

“Bisogna essere realisti: molto più di quello che ho fatto non mi potevo aspettare”. Andy Murray è tornato anche in singolare, ha perso e non è esattamente soddisfatto di come è andata. Ma sa bene, lo scozzese, che in questo momento la vittoria è semplicemente rimettere piede in campo, in un torneo del circuito, contro i migliori del mondo. Per tutto il resto, c’è tempo. Nel 6-4 6-4 subito da Richard Gasquet al primo turno del Masters 1000 di Cincinnati, l’ex numero 1 del mondo è stato più attento a cogliere le sensazioni che gli provenivano dal proprio corpo, che non a trovare le contromisure per il tennis del suo avversario. Il quale, peraltro, non arrivava da un periodo felicissimo. Così la partita non è stata memorabile, ma del resto c’erano poche aspettative in questo senso. C’era, invece, la curiosità di capire a che punto è il percorso di Andy, capace di tornare a vedere un futuro dopo che soltanto pochi mesi fa aveva annunciato al mondo la fine della sua carriera.

 

MOVIMENTI DA RITROVARE

Quanto sia complicato rientrare in scena a seguito di un infortunio lo sanno tutti, e basta dare un’occhiata alle difficoltà di coloro che rimangono fuori solo per qualche settimana, come capitato al romano Matteo Berrettini, per averne un’idea. Si perde il contatto con gli altri, che nel frattempo continuano ad andare a cento all’ora, si perde il feeling con la palla, si devono ritrovare meccanismi che fino a poco tempo prima erano talmente automatici da non doverci nemmeno pensare. Poi, di colpo, tutto cambia, tutto sembra azzerato e bisogna ripartire daccapo. “Non mi sono mosso bene – ha spiegato Murray a fine match a Cincinnati – e quando giochi con un avversario che trova gli angoli con semplicità come Gasquet, inevitabilmente sei costretto a pagarlo. Ma questo non ha nulla a che vedere con il mio problema all’anca e con l’operazione. È soltanto questione di abitudine, di riprendere il ritmo”. Appunto.

 

LA SPINTA DAL DOPPIO

Prima di questo rientro, lo scozzese era stato in gara per quello che pareva poter essere il suo ultimo match lo scorso 14 gennaio a Melbourne, perdendo in cinque set contro Roberto Bautista Agut. Poi l’operazione, la fiducia che riappare e qualche primo timido segnale di una certa volontà, se non voglia, di rimettere piede in campo. Cosa che accade sull’erba del Queen’s, a Londra, ma solo in doppio, insieme a Feliciano Lopez. I due vincono addirittura il torneo, ma Andy sa bene che si tratta di un segnale da prendere con le dovute cautele, sa bene che il singolare è sostanzialmente un altro sport. “Giocherò quando mi sentirò pronto – spiega al tempo il britannico – perché non ha senso accelerare i tempi”. Tanto basta, però, per ridare fiato ai suoi fan, che non sono pochi e che nel quarto Fab Four, in fondo, hanno sempre creduto.

 

UN ANNO PER ESSERE AL TOP

“Mi sento fortunato per essere qui a poter ancora fare ciò che più mi piace nella vita – ha puntualizzato Murray in Ohio di fronte ai giornalisti – e questa è la cosa che conta, ai di là dei risultati. Detto questo, è ovvio che l’obiettivo è essere competitivo, perché nessuno va in campo felice di perdere. Ma divertirsi nel riprendere in mano una racchetta è stato decisivo, in questo recupero. Adesso c’è un secondo step, quello di capire come e quando potrò vincere qualche match. Ma sapete che la cosa rilevante, e davvero incredibile, è che adesso quando mi sveglio la mattina non sento alcun dolore. Questo mi ha cambiato la vita, non solo quella sportiva. Ora il mio corpo, i miei muscoli, hanno bisogno di tempo per tornare reattivi. Magari nove, dodici mesi. Ma mi sono detto di lasciarmelo, questo tempo, di non mettermi troppa fretta. Mi sono detto, perché no, Andy?”. Già, perché no?