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È IL MOMENTO DEI DURI

Pubblicato il 26 luglio 2019

Da Atlanta ha ufficialmente preso il via la stagione del cemento americano, che condurrà agli Us Open di fine agosto. In mezzo, gli appuntamenti di Washington, Los Cabos, Montreal, Cincinnati e Winston Salem. Sei prove per capire chi potrà essere protagonista nell’ultima tappa dello Slam, al di fuori dei soliti tre fenomeni che fin qui hanno dominato la stagione: Novak Djokovic, Rafael Nadal e Roger Federer. Di seguito, un quintetto da tenere d’occhio sul duro.

 

ALEXANDER ZVEREV

Prima o poi la maledizione Slam dovrà pure finire. E nel frattempo, tra ‘500’ e ‘1000’, il buon Sascha è sempre uno da tenere in considerazione per la vittoria finale. In particolare se parliamo di ‘hardcourt’, i terreni che teoricamente sono i più adatti al tennis piatto e meccanico del tedesco dai mille dubbi. In una stagione che lo ha visto spesso deludere, Zverev è comunque rimasto stabilmente nei primi cinque giocatori del mondo, tra i quali è approdato per la prima volta due anni fa. Escluderlo dai favoriti, nonostante tutto, sarebbe un errore.

 

REILLY OPELKA

Altezza metà bellezza, si diceva una volta. E se nel tennis questo non è sempre vero, la regola ha un senso per Reilly Opelka, 211 centimetri di potenza e carattere. Già ad Atlanta questa settimana, gli ace e i servizi vincenti dell’americano che vive in Florida gli hanno consentito di mettere a segno una vittoria di peso sul ‘gemello’ John Isner, in fase di recupero dopo uno stop prolungato. Ovviamente in tre tie-break. Rispetto a Isner, o all’altro spilungone Querrey, Opelka ha dalla sua l’età (21 anni) e una maggiore completezza nei fondamentali. Chiunque lo voglia battere sul cemento, ormai divenuto la superficie più rapida del Tour, dovrà fare dei bei numeri.

 

FELIX AUGER-ALIASSIME

Il canadese è uno dei giocatori più solidi e completi in circolazione. Se a questo aggiungiamo la capacità di confezionare gioielli improvvisi nel corso dello scambio, i suoi 18 anni (almeno fino all’8 agosto) e il suo ranking (23), ce n’è abbastanza per parlare di un vero fenomeno. La sua esplosione in fondo è già arrivata, perché quando si naviga così vicino ai top 20 ci si può considerare a pieno titolo un top player. Però manca un acuto in un grande evento, che ormai sembra abbastanza maturo. Dodici mesi fa a New York fu costretto al ritiro contro Shapovalov, ma a inizio 2019 in quel di Miami ha raggiunto una semifinale che adesso gli vale il rispetto di tutti.

 

STAN WAWRINKA

L’unico non proprio giovanissimo del gruppo è lui, Stan ‘The Man’, anni 34. Che sull’erba non è riuscito a trovare lo spunto per farsi ricordare, ma una volta a contatto col cemento potrebbe tornare a essere competitivo come gli era accaduto nella stagione sulla terra. Del resto i precedenti dell’elvetico di Losanna parlano chiaro: titolo agli Australian Open nel 2014, titolo agli Us Open (e a Dubai) nel 2016. Più una serie di altre prestazioni da mandare agli annali, anche contro quelli più forti. Che paragonati a lui sono ben pochi. Il suo rovescio magistrale trova proprio qui la sua sublimazione, perché c’è il tempo giusto per eseguirlo e la velocità adatta a renderlo imprendibile. L’incognita, come sempre, è la tenuta sulla lunga distanza.

 

MATTEO BERRETTINI

Nell’elenco non poteva mancare un italiano, considerato che quella che stiamo vivendo si sta rivelando la migliore stagione del tennis azzurro da una quarantina d’anni a questa parte. E se Fognini, da top 10, sarà uno dei possibili protagonisti, le attenzioni vireranno pure su Matteo Berrettini. Perché il romano ha dimostrato di avere tutte le armi per addomesticare i campi rapidi, dove il suo servizio e il suo diritto diventano armi ancora più letali. L’infortunio patito di recente lo farà riposare il giusto, ma bisognerà capire quanto ci vorrà per ritrovare il ritmo una volta rientrato. In futuro, sarà proprio sugli ‘hardcourt’ che Matteo potrà costruirsi gran parte del suo bottino.