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SIMONA MAI COSÌ TOSTA

Pubblicato il 13 luglio 2019

Il miglior attacco è la difesa. Va ribaltato tutto, credenze, convinzioni e persino i proverbi. D’altronde, in finale a Wimbledon, ha ribaltato tutto anche Simona Halep. Pronostici, preconcetti e previsioni. Lo ha fatto proprio partendo dal ribaltamento di quel dogma. Serena Williams non arriva a quota 24 titoli Slam, almeno non ci arriva ora, così vicina e allo stesso tempo così lontana dalle 24 corone major della regina Margaret Court. La rumena dal canto suo ha sfatato più d’un tabù: l’erba, fin qui indigesta, adesso è diventata la seconda superficie del cuore, quella dove costruire il secondo trionfo Slam dopo il Roland Garros 2018. E pensare che lei, la Halep, non vinceva un torneo da 11 mesi. Alzi la mano chi pensava potesse farlo proprio adesso, proprio sull’erba. Su quest’erba, poi, quella ‘sacra’ dei Championships. Lei, che come miglior risultato sul verde aveva primeggiato soltanto a ’S-Hertogenbosch (2013).

DIFESA E ATTACCO

Una Simona Halep così tosta probabilmente non si era mai vista. I suoi numeri sportivi, tennistici e soprattutto atletici, non sono una sorpresa ma questa tenuta mentale sì, lo è. La capacità di stare in campo, lucida, seria e serena non le erano appartenute in nessuna delle 5 final Slam che aveva raggiunto. E poi quel modo di difendere, come si diceva. Intelligente, attento, quasi serafico mentre Serena cercava di sfondare a sbracciate. I demeriti della Williams in una prestazione del genere ci sono, per carità, però se di là hai una ragazza che si difende così, anche le tue certezze vacillano. Sì, perché se ti difendi bene, sei tu a condizionare l’attacco del tuo avversario. Che perde in lucidità e cade in qualche errore di troppo, proprio come ha fatto Serena più di una volta e più di due, coi piedi dentro al campo ma con la palla spesso fuori dalle righe.

NUMERI… RIBALTATI

Ma è giusto parlare di ribaltone? Basta chiedere aiuto ai numeri. Simona Halep in carriera sull’erba di Londra aveva battuto soltanto due Top 10, una delle quali proprio in semifinale giovedì scorso (Elina Svitolina, n.8). Di più: quando si sono trovate faccia a faccia, 9 volte su 10 ha vinto Serena; non lo dicono le sensazioni, ma i numeri: una sola la vittoria della rumena negli scontri diretti. Due, da adesso. Serena, per di più, era a un passo dalle 100 vittorie conquistate a Wimbledon (sono già 107 considerando tutti i match sull’erba). Lei, sul verde, ne aveva vinte ’solo’ 35 su 50. Una bella differenza. Così come quella nel portafogli: Serena, che adesso torna comunque tra le Top 10 (n.9), grazie a questo Wimbledon ha sfondato quota 90 milioni di dollari guadagnati in soli montepremi in carriera. Simona ha appena infranto il muro dei 30.

CERTEZZE DISTRUTTE

Eppure, le certezze sono andate sgretolandosi. La prima ad andare a pezzi è stata l’aggressività di Serena. Per vincere nel tennis moderno bisogna giocare meno colpi, il meno possibile addirittura. E infatti Serena ha puntato forte sul servizio, in questa sua nuova carriera post-gravidanza. Anche in queste settimane: è arrivata in fondo guidando, anzi distruggendo, la classifica degli ace; distanziando di 9 lunghezze Karolina Pliskova (45 a 39). E poi ha confermato un trend che negli anni l’ha vista sempre più aggressiva. E frettolosa, nel senso buono del termine: anche in questa edizione di Wimbledon, nella sua ‘campagna’ verso la finale, la figlia minore di Richard ha chiuso il 75% dei punti entro i 4 colpi. Simona Halep invece le ha fatto cadere il castello, costringendola a qualche colpetto qua e là in più e riuscendo a rispondere sempre al servizio, anche in un primo set dominato nonostante l’80% (dicasi ottanta) di prime palle in campo della statunitense.

PASSATO, PRESENTE E FUTURO

La vittoria di Simona Halep in 55 minuti scarsi allunga a 8 la striscia di finali femminili di Wimbledon chiuse in due set (bisogna risalire a quella di 7 anni fa per trovare un ‘terzo’: in quel caso vinse proprio Serena ai danni di Agnieszka Radwanska, 6-1 5-7 6-2). Un trionfo che la fa diventare la 12esima nella storia a conquistare il Venus Rosewater Dish alla prima apparizione in finale (l’ultima fu Petra Kvitova nel 2011). Un’emozione che anche Serena aveva provato, nel 2002, quando superò la sorella Venus. La consapevolezza nuova per la Halep? Che è stata l’unica a battere in due settimane soltanto il presente (Serena Williams), il futuro (Cori Gauff, negli ottavi) e il passato. Il suo, quello da grande giocatrice sì ma campionessa a tutto tondo no. Di qui in poi è diverso: Simona adesso è più tosta che mai.