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DOPPIO SOGNO

Pubblicato il 20 giugno 2019

Ammesso che la pioggia conceda una tregua e il torneo possa (almeno) cominciare per tutti, per la prima volta nella storia un tabellone di doppio avrà più attenzioni di quello di singolare. Capita al Queen’s, il gioiello londinese che da sempre è momento chiave nella preparazione verso Wimbledon. In singolo il numero 1 è il greco Stefanos Tsitsipas, ma in doppio c’è un ritorno che per ogni britannico è un momento non solo da segnare in agenda, ma pure da ricordare nel libro del tennis d’Oltremanica. A cinque mesi dall’operazione all’anca che rischiava di mettere fine alla sua carriera, Andy Murray torna a calcare i campi, e lo fa sulla superficie che gli ha regalato le soddisfazioni più importanti della carriera, l’erba.

NESSUNA ASPETTATIVA

Non ho nessun tipo di aspettativa su questo impegno – ha spiegato Andy ai giornalisti di Sua Maestà a caccia di una dichiarazione da titolo – ma allo stesso tempo sono felice e voglio divertirmi. Giocare a tennis è la cosa che faccio da quando ero bambino, sono cresciuto con la racchetta in mano e dover abbandonare per un problema fisico era stato molto pesante. La cosa che conta, adesso, è che non sento più dolore. L’operazione ha rappresentato un punto di svolta della mia vita, mi ha ridato il sorriso. Ora penso solo a fare un passo alla volta, senza guardare troppo lontano”. A guardare lontano, però, sono i tanti appassionati che in Andy vedono un possibile avversario all’altezza di Djokovic, Nadal e Federer, rimasti in vetta a spartirsi i titoli che contano mentre il quarto Fab Four era convalescente.

SOGNANDO WIMBLEDON

La ripresa in doppio è un test, un modo che gli permette di rientrare senza fare troppo rumore e di poter effettuare un rodaggio senza forzare un motore che in sostanza era già stato spento. Di fronte ci sono i colombiani Cabal e Farah (prime teste di serie), accanto a lui c’è lo spagnolo Feliciano Lopez, amico di lungo corso e giocatore capace di rappresentare un’ottima spalla nella gara di coppia, per via delle sue caratteristiche tecniche: mancino, votato al gioco di volo, con un buon servizio. “L’obiettivo – dice Andy – è ovviamente approdare di nuovo al singolare, ma con il mio staff abbiamo pensato fosse meglio passare prima da questo step intermedio. Vincere Wimbledon in doppio? Perché no, potrebbe anche succedere, ma non è facile, e tantomeno è in cima ai miei pensieri. Prima dovrò capire come reagirò, come ritroverò i miei riflessi. Nulla è scontato”.

L’OPERAZIONE E IL DOLORE

Murray ha giocato il suo ultimo torneo in Australia, a Melbourne, all’inizio del 2019. Quel match perso contro lo spagnolo Roberto Bautista Agut poteva essere l’ultimo della sua carriera, e in fondo così era stato annunciato dallo stesso Andy e percepito da fuori. Poi l’operazione, la protesi metallica all’anca: da una parte l’unico modo per tornare a vivere senza dolore, dall’altro (sembrava) un ulteriore allontanamento dall’agonismo di alto livello. Di quei giorni restano le foto postate sui social dall’ospedale, con l’aria sorridente di chi si è liberato di un peso ma allo stesso tempo non ha nient’altro in mente se non uscire da quel letto. “Ho rimesso in fila le priorità e mi sono rivisto bambino. Quando la passione ti muove per fare ogni passo, ogni piccola conquista. Ritrovare quella passione è la vittoria più bella. Ognuno deve mettersi come obiettivo di dare quello che può. In questo momento per me non è tantissimo, ma so che torno a fare ciò che amo”. Vi pare poco?