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IL TENNIS SECONDO MATTEO

Pubblicato il 14 maggio 2019

C’è una parola che raramente in passato è stata collegata alla buona riuscita della carriera di un tennista. La parola in questione è ‘educazione’, ed è la chiave del successo dei giovani italiani. Ci vuole una buona educazione, per completare un match come quello col quale Matteo Berrettini ha fatto fuori Alexander Zverev sul Centrale del Foro Italico, prendendosi la rivincita della sconfitta dello scorso anno. Perché l’educazione porta rispetto, il rispetto porta umiltà, e l’umiltà consente di non dare nulla per scontato. Il 23enne romano non ha giocato una partita perfetta, tutt’altro. Semplicemente perché le condizioni ambientali non lo permettevano. Ma ha giocato una partita attenta, con il fuoco negli occhi e la voglia di lottare che gli si leggeva in faccia lontano un miglio. Tutto l’opposto di uno Zverev sempre più perso nei suoi dubbi, nelle incertezze di chi si pensava immune da certi problemi, e che invece oggi si trova a convivere con una vita da mediano che non sembrava appartenergli. Una condizione per la quale pare non avere sviluppato gli anticorpi.

 

I PILASTRI: FAMIGLIA E COACH

Berrettini ora potrà riposare per una giornata intera, prima di affrontare il vincente della sfida tra Albert Ramos e Diego Schwartzman, entrambi alla sua portata. E in questo caso non c’è nemmeno il timore che l’incontro venga preso alla leggera, perché il rispetto con cui l’allievo di Vincenzo Santopadre affronta ogni avversario gli permette di non sottovalutare nessuno, tanto quanto di non partire mai battuto, a prescindere dal ranking o dal carisma dell’avversario. Non ha sostanzialmente avuto una carriera giovanile, Matteo. Non si è creato aspettative elevate quando ancora il professionismo era un sogno lontano. Non ha subìto pressioni alle quali non avrebbe saputo (o potuto) rispondere. Per questo, per aver fatto il più possibile una vita normale, adesso si trova con stimoli straordinari e con la mente fresca, condizione ideale per costruirsi una solida carriera, da vivere senza rimpianti. Una carriera che ha trovato gli appoggi giusti: dalla famiglia al coach, quel Vincenzo Santopadre che ha sempre pensato a lavorare nel lungo periodo, in clamorosa controtendenza rispetto alla maggioranza dei suoi colleghi.

 

SONEGO E SINNER IN SCIA

Queste stesse caratteristiche accomunano Berrettini ad altri emergenti azzurri. Per esempio al piemontese Lorenzo Sonego, pure lui uno dei tanti fino a pochi anni fa, con zero attenzioni dei media e zero pressioni dal suo ambiente. Uno che pareva destinato a una carriera da seconda categoria, e che invece ha fatto progressi talmente straordinari e veloci da guadagnarsi un posto stabile nei top 100. Un traguardo che peraltro sembra solo di passaggio verso obiettivi più ambiziosi, come dimostrano i quarti raggiunti di recente a Monte-Carlo. E infine, a proposito di personaggi educati e sereni, come non parlare di Jannik Sinner. Lui sì, le tappe sembra poterle bruciare per davvero, e in fondo lo sta già facendo. Ma a ogni vittoria che per il mondo risulta fuori dal comune, al 17enne di Sesto Pusteria appare come un piccolo step verso qualcosa di più grande, una meta che sta solo nella sua testa e in quella del suo staff. Persino Roger Federer, che si è allenato prima con lui e poi con Andreas Seppi (che di Sinner è l’idolo e il mentore) ha voluto sottolineare questo aspetto: “Sono due persone che hanno molto in comune, non a caso arrivano dallo stesso team che ha come guida Riccardo Piatti. Il quale, evidentemente, cura con attenzione l’educazione dei suoi atleti. Una parte fondamentale del lavoro”. Se lo dice lui, è molto probabile che sia vero.