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WILLIAMS CONTRO, 21 ANNI DOPO

Pubblicato il 13 maggio 2019

Era il 1998, era un match dei quarti di finale: di fronte a Roma, per il loro secondo incontro ufficiale, Serena e Venus Williams. Due decenni nello sport sono un’era geologica, sono qualcosa che solo poche leggende possono dire di aver vissuto costantemente nelle zone di vertice. Tra queste leggende, ci sono senza dubbio anche loro, le sorelle di Compton, che torneranno a sfidarsi al Foro Italico nel secondo turno di questa edizione magica: un torneo che quest’anno non si sta facendo mancare proprio nulla, da Federer in giù. Sul passaggio del turno di Serena, tutto sommato, c’erano pochi dubbi: la svedese Rebecca Peterson le aveva tolto un set a Miami, ma nemmeno nel suo momento migliore la scandinava ha davvero rischiato di impensierire la favorita. Tutt’altro discorso per Venus, lei che con i suoi 38 anni portati benissimo suscita ovunque profonda ammirazione. Elise Mertens sembrava avversaria troppo complessa da gestire, soprattutto sulla terra. Invece Venus l’ha controllata in certi momenti, l’ha sofferta in altri, l’ha messa spesso in un angolo annullando la differenza di età. E alla fine ha vinto di forza, di testa e di coraggio, al nono match-point di una vicenda che a un certo punto pareva stregata: 7-5 3-6 7-6 in tre ore e tre minuti.

 

SERENA E ROMA

Tutte quelle doti – forza, testa e coraggio – la accomunano a Serena, in una storia familiare tra le più straordinarie di sempre nel mondo dello sport. Una storia che vivrà al Foro un nuovo capitolo, il numero 31 di una serie cominciata proprio in quel lontano 1998, quando due teenager terribili stavano per rivoluzionare la concezione stessa di tennis femminile. “In effetti a pensarci – ha detto Serena – è incredibile. Qualcosa di cui andare orgogliosi. Ho ricordi vaghi di quel match a Roma di 21 anni fa. Anzi, a volerla dire tutta, posso ammettere che non ricordo nemmeno che turno fosse. Ma di trovarci una contro l’altra poi è capitato tante volte, che ormai quasi non ci si pensa più”. Non ci si pensa, a patto che di mezzo non ci sia Roma. Città che per Serena non è proprio un luogo come un altro. “È la mia preferita in assoluto, e adesso me la godo pure come mamma. Con Olympia (la figlia di quasi due anni, ndr) siamo andate al Colosseo, a vedere la Fontana di Trevi. Tanta gente mi ha riconosciuta, mi ha fermata per farmi i complimenti, ma questo per me non è mai stato un problema”.

 

I DETTAGLI CHE CONTANO

A scanso di equivoci, non è venuta nella Capitale a fare la turista, la vincitrice di 23 Slam. Tutt’altro, come dimostrano le sue parole: “Non vedevo l’ora di potermi allenare, di sentire buone sensazioni. E per abituarmi alla terra, sono arrivata con un buon anticipo. Non ho mai avuto particolari problemi nell’adattarmi alla superficie, ma non voglio lasciare nulla di intentato. Non mi sono allenata molto di recente, ma ho fatto tutto ciò che ho potuto per essere pronta in vista di questo periodo che adoro. Roma, il Roland Garros, l’Europa, sono state sempre un punto centrale del mio programma”. In veste di mina vagante, Serena si trova a suo agio. C’è forse un pizzico meno di pressione perché sono in tante a poter vincere il torneo, ma in fondo la gente sulle tribune non attende che lei. Mentre si aspetta di capire se qualcuna, magari quella Naomi Osaka che le provocò una crisi di nervi a New York, potrà prendere il suo posto nel cuore dei fans.