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Nato l’8 agosto

Pubblicato il 29 marzo 2019

Domenica 8 luglio 2012, Roger Federer conquistava il suo Wimbledon numero 7, lo Slam numero 17 della sua leggendaria carriera. L’ultimo, prima del lungo digiuno durato 15 Major (e 4 anni), che aveva suggerito a qualche stolto di augurargli un fine carriera rapido, indolore e dignitoso. Lo stesso giorno, l’8 luglio del 2012, Felix Auger-Aliassime giocava (e vinceva) una delle finali più prestigiose vissute fino a quel momento dalla stellina canadese. Felix però si trovava, molto più modestamente, a Porto San Giorgio, insieme alla Nazionale Under 12 nordamericana, e trionfava nel torneo ideato e organizzato dal papà di Gianluigi Quinzi, tra gli eventi con maggiore tradizione al mondo nella categoria. Per fare un rapido riassunto: quando la carriera di Roger era sul punto di chiudersi, quella di Felix stava ancora uscendo dalla culla.

 

L’ALLENAMENTO A DUBAI

Cinque anni più tardi, Roger e Felix si ritrovano sullo stesso campo a Dubai, e non per caso. Il periodo è quello di off season, siamo nel dicembre 2017 e Federer invita quello sbarbatello canadese per qualche sessione di allenamento. Il basilese non invita mai a caso, soprattutto quando si parla di un under 18. Ed evidentemente in Auger-Aliassime vede qualcosa di importante. Una scintilla di talento che merita di essere osservata più da vicino. “Quel lavoro – spiega oggi uno dei coach del Québécois, il francese Frederic Fontang – fu determinante per la crescita di Felix: in quei giorni capì davvero come si comporta un professionista. Anzi, come deve essere il lavoro perfetto di chi vuole diventare, o rimanere, numero 1”. Dubai è una tappa decisiva perché il teen-ager non apprende solo il mestiere, ma pure l’approccio umano al problema: “Capii – spiega oggi – che bisogna restare umili, coi piedi per terra, gentili con gli altri”. La forza dell’esempio, al di là di ogni parola.

 

PRIMO SCONTRO IN VISTA?

Il terzo step del viaggio della premiata coppia Roger&Felix, che con due nomi così potrebbero pure impersonare due gatti in un cartone animato, magari arriverà a Miami. Perché Roger affronta Denis Shapovalov, e deve farci attenzione ma non può temerlo eccessivamente. Non dopo aver schiantato Kevin Anderson con un tennis che sembra avere vent’anni meno di chi lo produce, sotto il profilo della brillantezza atletica e della freschezza mentale. E magari la vedremo davvero, questa partita, perché Felix ha mostrato, superando con autorevolezza il soldatino Borna Coric, che non sta risentendo di tutte quelle zavorre che si porta dai giorni precedenti: la stanchezza per essere partito dalle qualificazioni, la pressione nel rappresentare la ‘Next Big Thing’ del tennis mondiale. Di fronte a lui c’è John Isner, uno che dai suoi due metri e passa non si fa intimorire da nessuno. Ma basteranno i suoi ace, il suo buon momento, a fermare la voglia di vincere del canadese? Ci sono tutti gli elementi per dubitarne.

 

DA RAFAEL A FELIX

“Fu una gioia – spiega oggi Sua Maestà Federer – allenarsi con quel ragazzino nel dicembre di due anni fa. Le qualità non erano in discussione, fin da allora. Forse non mi aspettavo una esplosione così rapida. Il futuro? Con uno come Felix, quando sarò sul divano a godermi i match del Tour insieme alla mia famiglia, avrò di che divertirmi. Sa produrre tennis, è uno ‘shot-maker’ come Shapovalov e altri della sua generazione, che per inciso ci delizierà a lungo per i prossimi anni. Ma rispetto ai suoi colleghi ha già una maturità e una solidità invidiabile, vista l’età”. Fin qui son fiumi di miele che scorrono, tra complimenti reciproci e una stima che si avverte a ogni parola. Ma sarebbe curioso, oltre che molto interessante tecnicamente, vedere fin da domenica un loro incontro vero. Non un allenamento, ma una finale di un Masters 1000. Sarebbe ancora più curioso perché proprio a Miami, nel 2004, cominciò la sfida più iconica del nostro tempo, quel Federer-Nadal che ha riempito (e riempirà ancora) pagine di quotidiani, magazine e libri.

 

UNA DATA STORICA

Roger Federer e Felix Auger-Aliassime sono nati nello stesso giorno, l’8 di agosto. Solo a distanza di diciannove anni: lo svizzero nel 1981, il canadese nel 2000. Prima che Felix venisse al mondo, Roger aveva già, nell’ordine: esordito in Davis, vinto un Challenger, raggiunto una finale Atp (a Marsiglia). E pensare che oggi sono parte della stessa storia, della stessa epoca, fa una certa impressione. Sempre l’8 di agosto, ma del 1969, i Beatles si facevano immortalare sulle strisce pedonali di Abbey Road, per la copertina dell’album che sarebbe entrato nella storia del rock. Quell’otto di agosto che, con Roger (e Felix), resterà scolpito per sempre anche nella storia del tennis.