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LA SECONDA E L’ULTIMA

Pubblicato il 26 novembre 2018

Sono passati tredici anni dalla loro prima volta, il trionfo di Bratislava del 2005. E per certi versi, questa seconda vittoria della Croazia sarà pure l’ultima, almeno per la Coppa Davis come l’abbiamo conosciuta nei suoi primi 118 anni. L’insalatiera finisce nelle mani di Marin Cilic e Borna Coric, un esperto e un emergente, miscela di talento e solidità che non ha lasciato scampo a una Francia troppo brutta persino se rapportata ai (più che fondati) timori della vigilia. Stavolta le scelte del capitano-leggenda Yannick Noah non hanno pagato. Anzi, hanno portato a una disfatta destinata ad alimentare polemiche, in patria, più che in altre occasioni. Perché scegliere la terra e chiamare Chardy e Tsonga a esprimere sul lento il loro tennis da rapido, era roba poco prevedibile e poco raccomandabile. Con il campo che non ha fatto che confermare la differenza di valori ipotizzata alla vigilia. Certo Lucas Pouille, poi schierato nel primo singolare di domenica, non era in condizione (e lo ha dimostrato). Ma fanno più clamore i nomi di quelli che in campo non ci sono andati affatto: Gasquet, Monfils e Simon, per esempio, che in fondo altro non sono se non i primi tre della Francia nel ranking mondiale. O ancora Benoit Paire, genio folle che una chance, nei giorni buoni, se la procura con chiunque.

CILIC-CORIC: LA COPPIA D’ORO

Sconfitti a parte, c’è da dare il giusto merito a una Croazia che ha saputo costruirsi passo dopo passo una squadra dal carattere d’acciaio e dal tennis moderno e brillante. Quando vinsero nel 2005, con Ljubicic e Ancic, i croati vedevano nell’allora 17enne Cilic solo un’ipotesi di professionista. Col tempo, il ragazzo di Medjugorje è diventato una certezza, scalando il ranking e vincendo addirittura uno Slam. Tutto ciò, pur passando da momenti non semplici, da sfortune e da errori pagati il giusto. Coric, per contro, è ancora tutto da costruire e da scoprire, e malgrado ciò è già alle porte dei top 10, al termine di una stagione che ne ha riproposto la candidatura come uno dei potenziali futuri numeri 1. A fronte di un tennis poco appariscente, Borna mette in campo ogni giorno di più una personalità spiccata e un bagaglio tecnico completo ma allo stesso tempo in costante progresso, grazie al lavoro sviluppato con Riccardo Piatti a Bordighera.

ORA SI CAMBIA

Il Pierre Mauroy di Lille, brulicante di entusiasmo all’inizio e poi deluso alla fine, resterà l’ultimo palcoscenico di una competizione che, nel suo vecchio format, se ne va in pensione. Competizione che ha fatto storia e creato storie indimenticabili, già finite sui libri o destinate ad arrivarci presto. Dal 2019 si cambia: 18 squadre si ritroveranno (probabilmente in novembre) a Madrid, in una settimana, per contendersi il titolo. Sarà, negli obiettivi, una festa delle nazioni, una passerella di campioni (ma molti hanno già detto che non ci saranno) e un ritorno della Davis a momento cruciale dell’annata tennistica. Quel ruolo che piano piano è andato perdendosi, stretto tra le necessità di un calendario sempre più fitto e quelle di un tennis sempre più fisico. E forse un po’ troppo individualista. Non è detto che la cura funzioni, ma è certo che una cura servisse. Fra un anno, la prima sentenza.