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GLI SCALATORI DEL 2018

Pubblicato il 21 novembre 2018

Il 2018 che si avvia verso la conclusione potrebbe essere etichettato, nel mondo del tennis maschile, come l’anno delle conferme, quando non della restaurazione. Perché se guardiamo i primi tre posti del ranking ATP ci troviamo sempre e soltanto loro: Novak Djokovic, Rafa Nadal e Roger Federer. Vale a dire, lo stesso podio di dieci anni fa. Ma già dal quarto posto (peraltro vicinissimo al terzo) c’è aria di novità. E benché Sascha Zverev non abbia guadagnato posizioni rispetto a fine 2017, la conferma di un 21enne al vertice della classifica, con tanto di ‘laurea’ conquistata nelle ATP Finals, non è un affare trascurabile in prospettiva 2019. Ci sono poi diversi giocatori, compresi tra i primi 40 al mondo, che hanno vissuto una stagione d’oro. Di seguito, l’analisi del loro 2018 da ricordare.

KEVIN ANDERSON +8 (da 14 a 6)

Guadagnare otto posizioni in un anno potrebbe pure non essere considerata un’impresa. Ma quando questi otto posti sono quelli che vanno dal 14 al 6, allora il discorso cambia. Cambia ulteriormente se pensiamo che Anderson aveva già compiuto un mezzo miracolo arrivando in finale agli Us Open 2017. E a quel punto si pensava avesse raggiunto il suo apice. Ebbene, nulla di più sbagliato: perché pur cominciando male, il sudafricano quest’anno si è ripetuto a Wimbledon, e ha dimostrato di avere nelle sue corde il tennis per fare male anche ai migliori. I suoi 32 anni, in fondo, non sono un problema.

KAREN KHACHANOV +34 (45-11)

Il russo di Spagna è sbocciato nel giro di pochi mesi. Dal Roland Garros (ottavi e sconfitta in cinque set contro Alexander Zverev) è stato un crescendo continuo, con i picchi degli ottavi a Wimbledon e delle semi a Toronto, prima del botto conclusivo: la doppia vittoria a Mosca e a Parigi Bercy. Dove, è bene ricordarlo, il 22enne Karen ha fatto fuori Novak Djokovic all’ultimo atto. I top 10 sono a un passo, e col suo potenziale c’è da scommettere che non sarà una comparsata

STEFANOS TSITSIPAS +76 (91-15)

A proposito di futuri top 10, non si può non pensare a Stefanos Tsitsipas, il re dei Next Gen. Il greco dal tennis antico e moderno allo stesso tempo è riuscito a far innamorare di sé il pubblico di mezzo mondo, e la sua popolarità è destinata a crescere rapidamente. Il problema sarà trovare continuità con un gioco che è tutt’altro che semplice da gestire. Che magari può dare grandi soddisfazioni nelle giornate buone, ma può pure essere un’arma a doppio taglio se ci si alza col piede sbagliato. Il piano B al momento non c’è, costruirlo sarà determinante per la sua crescita.

MARCO CECCHINATO +90 (110-20)

Tra gli scalatori della stagione c’è anche un italiano. Marco Cecchinato da Palermo ha cominciato da quello che pareva essere il suo habitat naturale, i tornei Challenger, ma nel giro di una settimana ha totalmente cambiato marcia. Ripescato come lucky loser, il 26enne siciliano ha vinto il titolo del 250 di Budapest e da quel momento ha incamerato una fiducia tale da lanciarlo in una dimensione che non sembrava appartenergli. La semifinale al Roland Garros, miglior italiano in uno Slam in 40 anni, e l’altra vittoria di Umag, lo hanno portato tra i top 20. Il difficile sarà riconfermarsi, ma intanto queste imprese non le cancellerà nessuno.

NIKOLOZ BASILASHVILI +38 (59-21)

Vincere due ‘500’ in poco più di due mesi su due superfici diverse non è cosa di poco conto, nemmeno per uno abituato a stare nelle zone alte del ranking. Figuriamoci per Nikoloz Basilashvili, 26 anni da Tbilisi, Georgia, una vita da mediano passata (fino a un paio di stagioni fa) fuori dai primi 100 del mondo, remando nei Challenger per costruirsi una carriera dignitosa. Come per Cecchinato, anche per il georgiano la vita è cambiata in poco tempo, grazie a un tennis esplosivo che adesso può far paura a tanti, su qualsiasi terreno.

ALEX DE MINAUR +177 (208-31)

Il re degli scalatori, se prendiamo in considerazione le posizioni recuperate in dodici mesi, è lui. Alex De Minaur, australiano emigrato in Spagna, è un mix di talento e dedizione, di testa e gambe. Ma senza trascurare un bagaglio tecnico completo. Il suo mentore Lleyton Hewitt lo vede molto in alto, le sue prestazioni degli ultimi mesi danno fiducia e vederlo giocare è un’esperienza che non lascia indifferenti. Difficile dire dove stiano i suoi limiti, molto più sicuro affermare che andrà vicinissimo a toccarli.