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TUTTO REGOLARE

Pubblicato il 18 novembre 2018

Il tennis non è il calcio, e non c’è spazio per moviole e dietrologie. Per qualche appassionato, però, la distinzione non è così chiara, dunque capita di assistere a scene francamente poco adatte allo sport che fa del fair play la sua prima regola. Come nella prima semifinale delle Atp Finals di Londra: protagonisti, Roger Federer e Alexander Zverev. Siamo al tie-break del secondo set, dopo che il tedesco ha portato a casa il primo. Sempre lui, Sascha, è sotto per 4-3 ma ha il servizio a disposizione: si entra nello scambio da fondo, senza che nessuno dei due si trovi in una chiara situazione di vantaggio. Mentre il tedesco sta per colpire un diritto, capita che il raccattapalle che si trova alle spalle di Roger perda una pallina. Due passi rapidi e la recupera, ma ormai la frittata è fatta. Zverev si ferma, fa notare la vicenda all’arbitro e Carlos Bernardes – dopo aver consultato lo stesso ball-boy e il giudice di linea più vicino – fa ripetere il punto. Pure Federer si sincera con il ragazzino, il quale conferma l’accaduto. Tutto regolare, insomma. Dopo un altro let (per un nastro), arriva l’ace di Zverev, che si porta sul 4-4 e poco più avanti vince il match.

BLACK-OUT ROGER

Piovono fischi in direzione non si sa bene di chi, con Zverev che si sente in dovere di scusarsi per una colpa che non ha. Lo stesso Roger lo difende in conferenza stampa: “Certo era un punto delicato – spiega l’elvetico – ma Sascha ha fatto quello che doveva fare, il regolamento è questo”. Lo svizzero, peraltro, deve prendersela più con se stesso che con la sfortuna, perché è stato proprio lui, con una volèe comoda affossata in rete, a consegnare il vantaggio decisivo al suo avversario in quel tie-break che ha deciso l’incontro. Una partita non bellissima, ma girata dalla parte di quello che nell’occasione è riuscito a essere più continuo e più concreto. Mentre Federer ha vissuto alcuni black-out (il più grave sul 5-6 del primo set) che gli sono costati cari. La parte migliore della giornata di Roger è stata la conferenza stampa. Non solo per la difesa senza se e senza ma del suo avversario, ma pure per la determinazione emersa nel momento di parlare del suo 2019. “Non vedo l’ora di ricominciare”. Parole che per i suoi tifosi sono musica.

DJOKOVIC SENZA RIVALI

In finale contro Zverev ci sarà Novak Djokovic, che a ogni partita trova modo di fare sempre un ulteriore passo avanti. Dopo aver controllato senza problemi i suoi avversari nel girone, il serbo ha dominato pure Kevin Anderson, che aveva ben impressionato nelle prime tre partite. È finita 6-2 6-2 e c’è poco da commentare su un match già indirizzato dopo un break nel primo game, e che ha trovato la sua conclusione più logica dopo un’ora e 15 minuti. Il numero 1 del mondo è favoritissimo anche per l’ultimo atto contro Zverev, come già era nettamente in pole position alla vigilia del torneo. Il tedesco, sotto la guida di Ivan Lendl, sta certamente facendo progressi, ma nella gara a specchio con il serbo dovrebbe essere talmente lucido e sereno da riuscire ad attaccare al momento giusto, regalando poco o nulla e mantenendo appena possibile l’iniziativa. Già è complicato pensarlo sulla carta, figuriamoci metterlo in pratica sul campo. Sascha è comunque alla sua finale più importante, e forse a un momento di svolta della carriera. È pure il primo tedesco all’ultimo atto del Masters dai tempi di Boris Becker, e il più giovane finalista dal 2009, quando Juan Martin Del Potro perse dal russo Davydenko. Un anno prima, a Shanghai, vinse invece un 21enne Novak Djokovic. Sempre lui, dieci anni più tardi, prova a mettere il sesto sigillo.