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NEXT GEN DA 10 E LODE

Pubblicato il 11 novembre 2018

Cala il sipario sulla seconda edizione delle Next Gen Atp Finals andate in scena alla Fiera di Rho, dove a spuntarla è stata il greco Stefanos Tsitsipas, numero 15 del mondo e primo favorito del torneo milanese. L’incontro vinto in quattro set contro l’australiano Alex De Minaur (2-4 4-1 4-3 4-3 in un’ora e 40 minuti) ha rappresentato il momento clou di una settimana da ricordare. Tra le altre cose, per questi dieci motivi.

1 – UN CAMPIONE DA COPERTINA

Stefanos Tsitsipas è già un’icona, nonostante abbia solo 20 anni. Potrebbe tornare a Milano anche nel 2019, ma sarà più probabile vederlo in corsa per le Atp Finals di Londra, dunque per i primi 10 del mondo. È simpatico, piace alle ragazze, ha un look Anni 70, uno stile inconfondibile e un tennis elegante ed efficace. Un dio greco, insomma. Ma per avere i risultati che desidera dovrà continuare a lavorare senza pause, cosa affatto scontata.

2 – DAL BONFIGLIO A RHO

Non ci sono molti chilometri, dalla sede del Tc Milano Bonacossa alla Fiera di Rho. E Stefanos Tsitsipas li ha ripercorsi idealmente durante la premiazione, ricordando quando vinse al Bonfiglio due anni e mezzo fa, nel 2016. “Milano mi porta fortuna – ha detto – e ormai posso dire che sia la mia seconda casa”. Applausi. Il ragazzo sa come farsi voler bene.

3 – UN FINALISTA MAI MORTO

Impressiona Alex De Minaur, perché capisci subito che è uno di quei giocatori che a fine carriera non avranno rimpianti. A 19 anni gioca con la consapevolezza e la tranquillità di uno di 30, ma con la presenza atletica di un teen-ager. Non è appariscente come altri suoi coetanei, ma sa fare tutto e ha una fase difensiva invidiabile, figlia della sua crescita in terra spagnola.

4 – IL RITORNO DI RUBLEV

Il russo ha agguantato una terza piazza, dopo che nel 2017 aveva chiuso secondo, battuto da Chung in finale. Stavolta si è preso la finalina del terzo e quarto posto superando Munar, e mostrando a tratti il suo solito tennis devastante. Tuttavia, la sua seconda di servizio è un colpo non all’altezza del resto del repertorio, e accanto a questo aspetto bisognerà curare pure la costruzione di un piano B, lavorando molto sulla parte atletica.

5 – SORPRESA CARUANA

Il romano che vive in Texas non ha vinto nemmeno uno dei suoi tre incontri nelle Finals della Fiera, ma in precedenza aveva raccolto la wild card vincendo le qualificazioni italiane allo Sporting Milano 3 di Basiglio. Liam ha un tennis più americano che italiano, con colpi piatti da veloce e una buona attitudine offensiva. Deve fare progressi in ogni settore, ma intanto il colpo migliore del torneo lo ha fatto lui: una volèe di rovescio in tuffo da mettersi le mani nei capelli (come ha fatto per davvero Tsitsipas, davanti alla tivù).

6 – UN’ARENA IPERTECNOLOGICA

Il campo allestito alla Fiera si conferma affascinante. Un po’ per via dell’assenza dei corridoi (perché non si gioca il doppio), che ricorda i vecchi Masters di qualche decennio fa e accende la nostalgia. Un po’ perché è un concentrato di luci e tecnologia al servizio del pubblico. Che potrà pure distrarsi, ma è immerso nella partita come in nessun altro posto al mondo.

7 – LE NUOVE REGOLE (POCO AMATE)

Lo scorso anno erano una novità assoluta e tutto sommato erano state accolte più con simpatia che con scetticismo. Stavolta, invece, sono stati pochi i giocatori a dirsi contenti delle nuove regole. Lasciando stare lo shot clock, che ormai si usa anche altrove, la più amata è il no-let, la più odiata il no-ad.

8 – I BAMBINI DELLE SAT

Un torneo che guarda al futuro lo fa non soltanto in campo, ma pure fuori. Per questo, le Next Gen Finals sono a misura di bambino un po’ per tutto. Dalla policy per il pubblico, che prevede di poter entrare e uscire quando si vuole dalle tribune, agli spazi gioco (con tennistavolo e minitennis) allestiti appena fuori dall’arena principale. Una scelta azzeccata.

9 – UN MONTEPREMI CHE ATTIRA

La cosa che abbiamo capito quest’anno è che finché il montepremi delle Next Gen Finals rimarrà questo, sopra il milione di dollari (e con la possibilità per il vincitore di prendersene 400 mila), non si potrà mai parlare di un’esibizione. Perché ogni giocatore darà l’anima prima di uscire sconfitto.

10 – IL FUTURO

Futuro è la parola chiave, anche per le sorti di questa manifestazione, che per due anni ha funzionato ma che non può ancora avere le certezze di altri tornei radicati da tempo e ormai stabili nel calendario dei pro. Due idee per evitare quei forfeit dell’ultima ora che possono poi portare delusioni cocenti (vedi Shapovalov). La prima: evitare il viaggio a Milano a chi si qualifica per Londra: quest’anno si è dato per scontato ma ancora non sta scritto ufficialmente da nessuna parte. La seconda: consentire la partecipazione solo per una edizione. Perché comunque le Next Gen Finals saranno sempre un momento di passaggio dei futuri campioni. E rimanerci per due (o più) anni di fila toglierebbe questa vetrina ad altri possibili protagonisti, magari più stimolati di coloro che l’hanno già provata.