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DI CLASSE E DI FATICA

Pubblicato il 5 settembre 2018

Sembravano due pugili suonati, nel finale della loro partita, Juan Martin Del Potro e John Isner. Eppure continuavano a produrre tennis, colpi pesanti, giocate di qualità. Anche in un forno di calore e umidità come l’Arthur Ashe Stadium era diventato nel pomeriggio newyorchese. Hanno potuto giocare senza sole, ma hanno comunque vissuto una battaglia straordinaria, Rafa Nadal e Dominic Thiem, che hanno consegnato al pubblico uno degli incontri più belli della stagione, chiuso dopo 4 ore e 48 minuti di colpi straordinari e di fatica vera. Quella che lascia il segno. Ecco perché i due vincitori di questo martedì che ricorderemo come una delle giornate di tennis più spettacolari dell’anno, Del Potro e Nadal, si ritroveranno a fare i conti soprattutto con le loro residue energie, prima ancora che con l’avversario. In una semifinale della parte alta che è semplicemente la migliore possibile.

DEL POTRO SOGNA, COME NEL 2009

Del Potro sta giocando come mai gli era accaduto prima, in un Major, fatta eccezione proprio per la sua magica esperienza del 2009, quando a New York riuscì ad alzare il trofeo. Questo ‘Delpo’ somiglia molto a quello di nove anni fa. Con tanta esperienza in aggiunta e pure con un repertorio più completo ed equilibrato di allora. Isner è stato l’unico, per ora, in grado di strappargli un set, artigliando col suo servizio bomba il primo parziale. Ma poi è stato proprio l’americano a pagare maggiormente le insidie del caldo, mentre l’argentino riusciva a mantenere un’ottima velocità di crociera. Sono servite tre ore e mezza, per completare l’opera, per un 6-2 al quarto set che forse non rende merito alla bella prova di ‘Long John’, barcollante in una fase conclusiva che pareva degna di un film drammatico.

QUASI CINQUE ORE DI MERAVIGLIE

Un dramma sportivo che è continuato con Nadal e Thiem, di nuovo contro dopo la sfida in finale a Parigi. Solo che stavolta l’austriaco, in crescita inattesa su un cemento che lo aveva quasi sempre respinto malamente, si è rivelato talmente pericoloso da costringere il maiorchino a un’altra maratona. Addirittura più pesante di quella contro Khachanov. Al limite delle cinque ore (4 e 48, per la precisione), l’austriaco ha messo clamorosamente fuori uno smash nel tie-break decisivo, consegnando a Rafa il biglietto per la semifinale. Ma non bisogna parlare degli errori, in un match come questo. Bisogna piuttosto parlare di come entrambi abbiano saputo fornire una prestazione all’altezza delle loro migliori giornate, restando sul filo, punto a punto, fino al termine. Di nuovo, classe e fatica.

I PRECEDENTI

La semifinale chiederà il conto, a Rafa e a Juan Martin, anche se ci sarà un giorno in più per riposare e prendere fiato. Ma giornate come queste non passano senza lasciare segni. Nel 2009, sempre in semifinale, lo spagnolo fu travolto dalla furia del ventenne ‘Delpo’, che si impose per 6-2 6-2 6-2. Ma nel complesso è Nadal a condurre negli scontri diretti, con un chiaro 11-5. Paragoni con quel periodo non se ne possono fare, perché entrambi sono cambiati così tanto da essere quasi due giocatori diversi. E anche la storia di questo torneo, di un tabellone complesso e di un caldo ingiusto, farà la sua parte. Classe e fatica andranno a braccetto, nella sfida di venerdì. Lo sanno bene tutti e due, che con la classe forse ci sono nati, ma con la fatica hanno imparato a convivere loro malgrado. Fin da giovanissimi, fin da bambini. Oggi raccolgono, al giro di boa dei 30 anni, la soddisfazione di essere ancora lì, di essere ancora loro a fare la storia.