blog
home / BLOG / AMERICAN CHALLENGE

AMERICAN CHALLENGE

Pubblicato il 19 luglio 2018

Era dal 2012 che non accadeva: Roger Federer, Rafael Nadal e Novak Djokovic si sono spartiti i primi tre quarti di Slam, esattamente in quest’ordine. Sei anni fa Rafa conquistò, come suo solito, la terra di Parigi, mentre Roger e Nole si imposero rispettivamente a Wimbledon e in Australia. Era il periodo dei Fab Four, tanto che poi agli Us Open a mettere d’accordo tutti arrivò Andy Murray, capace di negare la doppietta a Djokovic e di riportare tutto in perfetto equilibrio. Stavolta, a meno di clamorosi ritorni che al momento paiono appartenere più al mondo dei sogni che alla realtà, il britannico sarà fuori dai giochi per il titolo. E allora New York potrebbe essere teatro della ‘bella’, la sfida per capire chi sarà il più titolato del 2018, a prescindere poi dal ranking che ne scaturirà. Una sfida che peraltro si giocherà sulla più ‘neutrale’ delle superfici, quel cemento americano dove possono trovarsi a loro agio giocatori con caratteristiche molto diverse tra loro.

L’ESTATE CHE PORTA A NEW YORK

Nole ci arriverà sulla spinta della fiducia ritrovata grazie a Wimbledon, e meno provato degli altri sotto il profilo fisico e mentale. Rafa, del resto, partirà da detentore del titolo e con un rendimento costante in una stagione che lo sta vedendo protagonista un po’ ovunque, con la terra che rimane il suo pilastro, ma non certo l’unico riparo. Roger, infine, ha vinto in Australia lo Slam gemello dello Us Open, quello più simile per condizioni tecniche e ambientali, e non potrà essere messo in seconda fila, a patto che ci arrivi in buone condizioni. Per questo, per capire chi dei tre starà meglio ai blocchi di partenza, ci prepariamo a vivere un’estate americana piena di spunti e di motivi di interesse. Non sempre i tornei pre-Slam dicono la verità, e in questo senso l’ultimo Wimbledon si è rivelato un ottimo esempio, ma certe indicazioni vanno prese comunque sul serio. E il trio di campioni sa perfettamente che un’adeguata preparazione è la chiave per un trionfo in un Major.

UN PODIO CONTEMPORANEO?

Di questo ritorno al top di Djokovic, i due meno contenti saranno probabilmente proprio loro, Rafa e Roger. Perché entrambi, contro il serbo, hanno un record negativo. Nole comanda per 27 a 25 sullo spagnolo, per 23 a 22 sullo svizzero, che però non incontra da quasi tre anni (Australian Open 2016). Piccole differenze, certo, ma anche questo contribuisce a creare l’atmosfera di un confronto a tre che non ha precedenti – seguendo ciò che dicono i numeri – nella storia del tennis. Pare solo questione di tempo, per questo Djokovic ritrovato, l’approdo al podio ‘all time’ di Pete Sampras, attualmente terzo a quota 14 Slam, dietro ai 20 di Federer e ai 17 di Nadal. Il sigillo numero 13 sui prati di Londra ha riacceso la fiamma di un talento straordinario che non poteva finire travolto dai suoi dubbi, dopo aver dominato il tennis mondiale e aver contribuito a segnare un’epoca. Ritrovarci a commentare, prima che uno di loro si ritiri, un torneo che veda al via i tre più forti giocatori della storia del tennis, è qualcosa in più di una speranza. È qualcosa di cui, nel caso, dovremmo ringraziarli per sempre.