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NADAL DECIMOPRIMO

Pubblicato il 10 giugno 2018

Non che ci fossero molti dubbi, un paio di settimane fa. Ma la conferma sul campo desta sempre una certa impressione a chi è cosciente di tutto ciò che sta dietro a un successo come questo. L’undicesima di Rafa al Roland Garros, per lo spettatore neutrale, potrebbe essere entusiasmante quanto timbrare il cartellino il lunedì mattina in ufficio. Ma in realtà, scavando sotto ai numeri e a un torneo che non è mai stato in discussione, traspare chiara tutta la gioia e l’emozione di un ragazzo straordinariamente normale, che ha compiuto 32 anni una settimana fa, ma che mantiene intatta la voglia e la rabbia di un adolescente. Persino dopo aver travolto quel Dominic Thiem che doveva essere il nemico pubblico numero 1, e che invece si è rivelato quasi un agnellino.

I numeri adesso parlano di 17 Slam in bacheca, a tre di distanza da Re Federer, e di un numero 1 al mondo confermato proprio nella stagione in cui aveva tutto da perdere. Una stagione che lo ha riportato a qualche anno fa, quando il suo dominio sul rosso non era minimamente intaccato. I titoli a Montecarlo, Barcellona e Roma completano un filotto dove manca soltanto Madrid, un torneo che tradizionalmente gli è meno amico di altri per via delle condizioni ambientali. Ma i record sulla terra ormai sono tali e tanti che non ci si chiede più nemmeno quando verranno battuti, dando per scontato che non accadrà mai.

Dominic Thiem, proprio lui, lo aveva fermato nella capitale di Spagna e dopo quella partita pareva davvero il candidato più serio a togliergli lo scettro di Re della terra. Ma – si è capito perfettamente dopo la finale parigina – quel match fu un inganno. Rafa non era Rafa, la terra non era così lenta e l’austriaco era in stato di grazia. Cosa che gli capita non così spesso, soprattutto negli Slam. Dominic dal bel rovescio ha bisogno di tempo per preparare quel suo colpo magico, e questo lo porta inevitabilmente a lasciare campo a disposizione. Spazi che Nadal si prende senza farsi troppo pregare. La chiave tecnica per ribaltare l’esito del confronto – per quanto estremamente complicata – sarebbe stata una maggiore pressione e aggressività fin dall’inizio dello scambio. Ma laddove l’austriaco ha provato, si è visto ricacciare indietro dalla furia di un Nadal troppo centrato. E più forte persino di un problema alla mano emerso in avvio di terzo set.

A tratti l’incontro è stato persino divertente, ma la continuità di Rafa unita alle amnesie del suo avversario hanno creato un mix tale per cui non ci sono mai stati dubbi sul vincitore. Come peraltro è accaduto spesso, sullo Chatrier, da quando il maiorchino ha messo piede nel circuito. Difficile dire quanto ancora potrà andare avanti, quanti record (detenuti da lui stesso) dovrà abbattere prima di stancarsi e lasciare spazio ad altri. Di certo c’è che se lo vedremo in campo, sarà perché lui si sente perfettamente in grado di arrivare in fondo, perfettamente in condizione e con la stessa feroce fame che non ha mai perduto, nemmeno per 5 minuti della sua vita sportiva. Il nuovo team con Carlos Moya all’angolo (ma con zio Toni sempre pronto a dargli una mano) è un ulteriore stimolo per cercare di limare quei dettagli che ai più parrebbero insignificanti, e che invece sono la ragione prima della costruzione di una leggenda.