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AREA 51

Pubblicato il 19 maggio 2018

Anche questi, a modo loro, sono degli alieni. Rafael Nadal e Novak Djokovic hanno dato vita al Foro Italico alla sfida numero 51 di una storia infinita, che ha riportato alla mente alcune delle partite più belle tra il serbo e lo spagnolo. Rafa ha vinto, come era scritto nei pronostici, ma non lo ha fatto da dominatore. Anzi, nel primo set ha dovuto lottare per un’ora e 11 minuti, prima di trovare nel tie-break la chiave decisiva in grado di fargli cambiare marcia. Nemmeno un vantaggio di 5-2 gli era servito per tenere l’avversario lontano: Djokovic era distante nel punteggio, sì, ma molto molto vicino nell’atteggiamento e nella determinazione. Sapeva, Nole, di poter dare fastidio a Rafa come ai tempi felici di quando dominava il circuito, e alcuni punti da blockbuster se li è presi lui, con il pubblico che gli ha persino dedicato una standing ovation e un coro ritmato, manco fosse il Fognini del giorno precedente.

“Devo ringraziarlo parecchio il pubblico di Roma – ha poi detto il serbo – perché qui ogni anno da dieci anni a questa parte mi fa sentire come a casa mia. È quello che rende questo torneo davvero speciale, uno dei miei favoriti nel Tour. Rafa ha meritato di vincere, è stato il migliore in campo e su questo non ci sono dubbi. Ma io non ero distante e questa è la notizia più bella che mi porto via da questa settimana. Probabilmente quel tie-break del primo set ha fatto la differenza per il resto dell’incontro, ma sono contento comunque di come è andata la mia avventura al Foro Italico. Spero di portarmi questa condizione e questa fiducia anche al Roland Garros”.

Nadal ha vinto perché in questo momento è una macchina da guerra con pochi dubbi e nessun punto debole. La sconfitta di Madrid con Thiem non lo ha scalfito, e in quel caso hanno avuto certamente un ruolo le condizioni di gioco del torneo iberico, decisamente diverse da quelle delle altre grandi prove sul rosso. Fin dal suo sbarco nella Capitale, Rafa ha mostrato di voler riprendere il filo delle vittorie di Montecarlo e Barcellona, e adesso gli manca soltanto un altro passo per centrare il trofeo numero 8 degli Internazionali. Che significherebbe anche ritorno al vertice, in una staffetta con Roger Federer che sta diventando sempre più appassionante malgrado lo svizzero sia fuori dai giochi fino alla stagione sull’erba. “Ma credetemi – spiega Rafa in conferenza stampa – quando vi dico che il mio obiettivo è vincere Roma, la classifica è sempre secondaria”.

Con il successo ottenuto stavolta, il maiorchino accorcia le distanze da Djokovic negli scontri diretti: siamo ora 26 a 25 per il serbo, nella rivalità numericamente più importante dell’Era Open. Una rivalità che ha viaggiato a ondate, e che da Pechino 2013 a Roma 2016 aveva visto un parziale impressionante di 11-1 in favore di Nole. Ora il vento è cambiato, e lo spagnolo ne è perfettamente consapevole: “La differenza – continua l’iberico – l’ho fatta su pochi punti, ma del resto è sempre così, quando hai di fronte uno dei più forti giocatori della storia del tennis. Non avevo dubbi che sarebbe tornato ai suoi livelli, era solo questione di far passare qualche settimana e di prendere fiducia. Credo sia perfettamente pronto per il Roland Garros”. Proprio Parigi ospitò il loro primo scontro diretto in assoluto: era il 2006, erano i quarti di finale, Nadal vinse due set e approfittò del ritiro di Nole. Dodici anni dopo, sono ancora loro a dare spettacolo quando le scarpe si sporcano di rosso.

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