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FEDERER, SEPPI E IL NUMERO 1

Pubblicato il 15 febbraio 2018

Il segreto in fondo sta tutto lì, nel trovare ogni volta nuovi stimoli. E se non ci sono, nell'inventarli. Ti trovi ad aver vinto 19 Slam? Alziamo l'asticella a quota 20. Sei numero 2 del mondo? Proviamo ad arrivare in vetta. Anche se davanti a tutti ci sei già stato, e non proprio per un periodo breve: 302 settimane in totale, 237 delle quali consecutive. Un primato assoluto, in entrambi i casi. Roger Federer è così, capace di creare obiettivi quando alla sua età – 36 anni e mezzo – tanti sportivi più o meno importanti sono diventati coach, commentatori, opinionisti o si sono inventati altre formulette per dire che è meglio non farli tornare sul terreno di gioco come agonisti. Lui no. Lui vola a Rotterdam e – in un torneo Atp 500, di quelli che ormai frequenta molto raramente – va a caccia di quella manciata di vittorie che lo separa dal tornare al numero 1.

“Mi piacerebbe vedere la reazione dei miei figli, se dovesse succedere – dice il papà che è in lui – e in particolare delle mie figlie, le più grandi, che già sanno bene la fatica che si fa per arrivare a raggiungere questi obiettivi”. Uno stimolo, quello della famiglia, che Roger in effetti non ha mai nascosto. E che adesso sta diventando prioritario, per arrivare a superare vette di grandezza toccate in precedenza solo dallo stesso Roger. Una corsa contro se stesso che però è un ottimo modo per ringiovanire, visto che ai tempi dei primi successi i figli erano soltanto un'ipotesi lontana. A Rotterdam, evento improvvisamente balzato sotto i riflettori delle cronache di tutto il mondo, allo svizzero basta approdare in semifinale, per superare Rafa Nadal. E proprio lì, in semi, potrebbe trovare nuovamente quell'Andreas Seppi che lo superò tre anni fa in Australia.

L'azzurro (che aveva perso nelle qualificazioni ma è stato ripescato come lucky loser) ha giocato una delle sue migliori partite degli ultimi anni per avere ragione di Alexander Zverev, dimostratosi lontano da quel potenziale numero 1 che pareva poter essere nella primavera-estate del 2017. Seppi del resto ci ha messo molto del suo, evidenziando un'ottima condizione e costruendo mattone dopo mattone una vittoria che va messa senza dubbio tra le più importanti della sua carriera. Se poi il percorso non si dovesse interrompere qui, se proseguisse almeno fino alla semifinale, ecco che ci sarebbe un'altra chance per incontrare il Re del tennis, quello che Andreas ha già trovato sulla sua strada altre 14 volte. Il successo australiano è l'unico centrato dall'altoatesino nei testa a testa, ma il fatto di ritrovarlo (per primo) dopo il numero 1 del mondo appena riconquistato, sarebbe un evento da ricordare nella loro storia.

Se invece l'approdo in vetta al ranking del basilese non dovesse concretizzarsi in quel di Rotterdam (perché in fondo il tennis non è una scienza esatta), allora probabilmente si tratterebbe soltanto di un rinvio. Perché Federer appare in questo momento come il leader assoluto di un mondo che ormai gli appartiene di diritto. Un mondo che è riuscito a modellare negli anni attraverso le sue vittorie. Attraverso quelle rivalità che sembravano sbiadite per colpa sua, e che invece oggi sono quasi inesistenti per colpa degli altri. Leggi Djokovic, Murray, in qualche modo anche Nadal, che contro Roger non vince più da oltre quattro anni.