blog
home / BLOG / DJOKOVIC E IL MAGO DEI NUMERI

DJOKOVIC E IL MAGO DEI NUMERI

Pubblicato il 21 dicembre 2017

Lui si chiama Craig O'Shannessy. È americano ed è il mago dei numeri. Almeno nel tennis. Per essere precisi è un match-analyst, uno studioso del gioco che si è preso la briga (e probabilmente il gusto) di tracciare e analizzare migliaia di partite, anzi di punti, con l'unico scopo di trovare risposte. Adesso Craig lavora anche con Novak Djokovic, che sta preparando il rientro in grande stile con un super team da capogiro. Con tanto di ex campione nel box, Andre Agassi, e di vecchio volpone del tour fresco di ritiro, Radek Stepanek. Nole aveva già sopravanzato tutti, in passato, per la cura maniacale nell'alimentazione (ci ha scritto sopra pure un libro). E adesso ci riprova, a fare ancora una volta la differenza partendo un metro avanti rispetto a tutti gli altri. Ma stavolta lo fa con un ingrediente in più: i numeri, per l'appunto.

Diciamolo subito: definire O'Shannessy un puro e semplice mago dei numeri è del tutto riduttivo. Il suo curriculum vale molto di più. È riconosciuto a livello mondiale come uno dei più grandi interpreti della tattica tennistica. Ma è anche un coach di lungo corso, con un'esperienza ventennale al fianco di molti giocatori, tra cui il finalista dell'ultimo Us Open Kevin Anderson. Con loro ha introdotto l'utilizzo della tecnologia video con software specializzati per l'analisi del gioco. Non solo: Craig è un ottimo comunicatore, ha una laurea in giornalismo che ha fatto fruttare diventando firma tennistica del New York Times, sempre con particolare riguardo al suo campo d'azione. Come se non bastasse, Wimbledon, gli Australian Open, l'Atp e la Wta, nel corso degli anni si sono affidati a lui per scovare i segreti nei dati. “Il tennis è un gioco di schemi ripetuti e di percentuali – spiega – e il mio lavoro è quello di far venire a galla entrambe le cose”.

Uno dei concetti plasmati a partire dalle analisi di O'Shannessy, oggi considerato quasi un assioma, è che per vincere le partite bisogna vincere i punti brevi. E di conseguenza quelli di inizio scambio. Più del 70 per cento dei singoli '15' si conclude secondo le statistiche entro i primi quattro colpi. Per questo le percentuali al servizio – e soprattutto alla risposta – valgono oro. Solo nel 30 per cento dei casi gli scambi vanno oltre tale soglia. Ma questo è l'aspetto più 'nazional-popolare' degli studi di O'Shannessy. Novak Djokovic è al lavoro già da qualche settimana con il supporto del coach statunitense, che non si limita a una mera consulenza a distanza. I due erano in campo insieme, ovviamente alla presenza di Agassi, Stepanek e del resto dello staff, già un paio di settimane fa al Country Club di Monte-Carlo, dove l'ex numero 1 è solito preparare le stagioni.

Insomma, anche questo certosino lavoro sulle percentuali (che ovviamente scandaglia ogni aspetto del gioco concentrandosi singolarmente sui vari colpi) potrebbe aiutare Djokovic a rimettere le mani sullo scettro del tennis mondiale. Vero è che i numeri, da soli, non basteranno. Servirà ritrovare una forma fisica minata dal lungo stop e una serenità mentale andata perduta lungo il 2017. Ma nell'anno dei rientri di massa (oltre a Djokovic preparano il loro ritorno sul circuito Andy Murray, Stan Wawrinka, Kei Nishikori e altri ancora) e dei dubbi su chi ritroverà più in fretta la condizione dei tempi belli, un aiuto in più non guasta mai. Specialmente se, al contempo, è così qualificato e per certi versi innovativo come quello di O'Shannessy.

TAGS #djokovic