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NADAL KO, EMBLEMA DELLA STAGIONE

Pubblicato il 14 novembre 2017

Quale poteva essere la conclusione di una stagione costellata di infortuni e ritiri tra i giocatori di vertice? Un infortunio e un ritiro del numero 1 del mondo. È quello che è accaduto a Londra, in una seconda giornata delle Atp Finals che ha già emesso un verdetto: Rafael Nadal non è più della partita. Lo spagnolo ha ceduto al belga David Goffin in tre set, e subito dopo si è arreso pure al suo ginocchio dolorante. “Non sarebbe cambiato nulla nemmeno se avessi vinto – ha sbuffato l'iberico – perché la situazione non mi permetteva di essere competitivo fino alla fine. Ho deciso durante il match, perché le sensazioni non erano affatto buone”. Un ritiro, quello di Rafa, che lascia il torneo sbilanciato, considerato che al suo posto entra Pablo Carreno Busta, che di uguale ha solo il Paese di origine.

Nel gruppo 'Sampras', ora il favorito è Grigor Dimitrov, capace di battere Thiem soffrendo più del dovuto, e capace soprattutto di giocare un tennis – quando è in giornata – che può far dimenticare le assenze. Il problema è che dall'altra parte c'è Roger Federer, insieme ad Alexander Zverev: ossia colui che è tornato a dominare gli Slam insieme al giovane che è emerso per la prima volta nel 2017 tra i top 10, arrivando addirittura a toccare la terza posizione mondiale. Entrambi hanno vinto all'esordio, entrambi sembrano in grado di andare avanti, anche se qualcosa di più concreto lo capiremo dopo la sfida che li vedrà di fronte. Di certo c'è che i bookmakers ora hanno pochi dubbi: il campione delle Finals londinesi dovrebbe uscire proprio da lì, dal gruppo 'Becker'.

Il ritiro di Nadal chiude un periodo terribile per i migliori: dopo Djokovic, Murray, Wawrinka, Nishikori e Raonic, l'ennesimo problema fisico di un top player non può non far sorgere alcune domande sulle difficoltà di un circuito sempre più pesante da affrontare. Certo per Rafa non è una novità, considerato che periodicamente il maiorchino si trova alle prese con qualche acciacco che lo costringe a una fase di riposo. Ma la domanda resta: siamo di fronte a una serie di coincidenze, oppure va rimodulato il calendario in modo da permettere ai giocatori periodi di riposo più lunghi nella prima parte di stagione? Perché poi il problema vero nasce da lì, nei mesi che vanno da marzo a luglio, dai Masters 1000 americani a Wimbledon.

È in quel periodo che i campioni devono sottoporsi a uno stress psicofisico straordinario pure per chi, come loro, è abituato a reggere l'urto della pressione. Togliere qualche evento, per una serie di motivi che vanno da quelli economici a quelli legati alle tradizioni, appare impossibile. Ma forse non è impossibile rivedere il circuito nell'ottica di permettere alle future generazioni di non incappare così frequentemente in disavventure di questo genere. Tanto più che il tennis, nonostante l'avvento della campagna 'Next Gen', ha ormai spostato molto più avanti il momento del ritiro. E giocare tra i 30 e i 35 anni richiede una preparazione diversa rispetto a quella a cui ci si sottopone a 20. Se vogliamo salvaguardare i campioni, la riflessione va fatta in fretta, e insieme a questa vanno trovati i correttivi.