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IL TENNIS NEL FUTURO

Pubblicato il 20 ottobre 2017

Il tennis del futuro è già un po' presente. E saranno le Next Gen Atp Finals di Milano a dare una prima risposta sui due dubbi principali che lo riguardano: la reazione dei giocatori e quella del pubblico. Nell'evento tutto nuovo che vedrà al via i migliori otto under 21 al mondo, l'Atp sperimenterà alcune novità regolamentari che sono destinate a far discutere. Ma se è lecito avere dubbi sulle concrete possibilità di applicazione di tutte le norme che faranno parte del test, è altrettanto vero che il mondo del tennis è fermo da almeno mezzo secolo, da quando Jimmy Van Alen inventò il tie-break nel 1965. Una conferma – se mai ce ne fosse bisogno – del fatto che si parli di un sport tendenzialmente conservatore.

A partire da inizio novembre, però, questa immagine di immobilità quasi totale sarà stravolta dall'avvento del concetto di Next Gen, che non riguarda solo i giocatori in quanto futuri potenziali campioni da Slam, ma pure punteggi, tempi di gioco e arbitraggio. Quest'ultima voce, forse, è quella più clamorosa nella lista: al Polo fieristico di Rho si giocherà infatti senza giudici di linea, con l'occhio di falco sempre acceso su ogni riga del campo. E con l'arbitro di sedia chiamato a fare poco più che il notaio di ciò che accadrà sul terreno di gioco, completamente controllato dal computer. Il tennis si era già distinto in passato per l'utilizzo della tecnologia con un certo anticipo rispetto ad altri ambienti. Dal ciclope che aiutava i linesmen sui campi veloci, al sensore che segnala quando la palla tocca il nastro. Ma arrivare a sostituire quasi totalmente la presenza dell'uomo nelle decisioni arbitrali è roba forte, che può stravolgere uno schema ben definito per tutto il mondo dello sport. Dove un minimo di discrezionalità c'è sempre stato.

Prepariamoci dunque a non vedere più alcun tipo di sceneggiata dei giocatori più inclini alle proteste. Anche per i nuovi McEnroe, ci sarà poco di che protestare, di fronte allo schermo che mostrerà a tutti il segno della palla, 'in' oppure 'out'. Quello che invece desta molta curiosità è capire come i migliori giovani del circuito, che peraltro hanno già mostrato di poter giocare alla pari con i più forti, prenderanno le altre novità. Su tutte, quella dei set corti al meglio dei quattro game, ma con la necessità di vincerne tre invece di due. In sostanza resterà invariato il numero di game da conquistare per aggiudicarsi un incontro (12) ma cambierà molto in termini di emozioni, considerato che di tempi morti, davvero, non ce ne saranno più. Fin da subito, una palla break sarà un campanello d'allarme per la possibile perdita del set, e chi ha l'abitudine di partire piano e poi carburare strada facendo dovrà necessariamente modificare le proprie abitudini.

Tutto a beneficio del pubblico, quello stesso pubblico che avrà meno restrizioni in tribuna, dove potrà muoversi con più libertà rispetto al passato. Già oggi nei grandi stadi, nei punti più alti e dunque dove non c'è il problema di infastidire i giocatori, ci si può spostare senza attendere la conclusione di un game. Ma stavolta la sperimentazione ha un senso diverso: quello di portare il tennis più vicino alla maggioranza delle altre discipline, dove la componente pubblico gioca un ruolo decisivo nel prodotto finale, senza quelle attese infinite per i cambi campo che a volte scoraggiano pure gli appassionati più incalliti. C'è chi ha già espresso le sue perplessità, c'è chi ha trovato in questa norma la chiave di lettura per avvicinare ulteriormente i giovanissimi. Di sicuro c'è che le Next Gen Atp Finals saranno un banco di prova su più fronti. Si cercano i campioni di domani, ma pure le regole con cui scenderanno in campo.